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“Il ghiacciaio della Fradusta sta regredendo così velocemente da sembrare una morte in diretta": nuova tappa di Legambiante in Trentino per la "Carovana dei ghiacciai"

La "Carovana dei ghiacciai" ha fatto tappa sul ghiacciaio della Fradusta, la cui superficie negli ultimi 150 anni è diminuita del 95%. Vanda Bonardo, Responsabile Alpi Legambiente: "Una crisi, quella climatica, che come stiamo osservando sta modificando il territorio non più di anno in anno come accadeva un tempo, ma giorno per giorno"

Di L.B. - 04 settembre 2020 - 12:49

SAN MARTINO DI CASTROZZA. Una riduzione dell’intera area glaciale di oltre il 95% avvenuta tra il 1888 e il 2014, con una diminuzione della superficie passata dai 150 agli attuali 3 ettari, caratterizza quel che resta del ghiacciaio della Fradusta, mentre una riduzione inferiore investe il ghiacciaio del Travignolo che passa dai 30 ettari di fine Ottocento ai 15 attuali, ma è vittima di un profondo cambiamento morfologico in corso.

 

È questo, in estrema sintesi, il risultato del monitoraggio effettuato nella quinta tappa della Carovana dei ghiacciai di Legambiente sui ghiacciai della Fradusta e del Travignolo in Trentino, dopo essere passati per la Marmolada. 

 

I risultati del monitoraggio sono stati presentati questa mattina a San Martino di Castrozza (TN), nel corso di una conferenza stampa. “Il ghiacciaio della Fradusta sta regredendo ad una velocità tale da sembrare quasi una ‘morte in diretta’ – dichiara Vanda Bonardo, Responsabile Alpi Legambiente –  ulteriore quanto evidente segnale dell’accelerazione dei cambiamenti climatici. Una crisi, quella climatica, che come stiamo osservando sta modificando il territorio non più di anno in anno come accadeva un tempo, ma giorno per giorno".

 

"Gli effetti del maltempo nella zona di indagine di questi giorni - continua - con nuove frane e colate detritiche, se da un lato ci ricordano la vivacità dal punto di vista geomorfologico dell’area dolomitica, dall’altro ci ripropongono il problema della gestione del territorio con una particolare attenzione all’uso del suolo. Per tutto ciò è però indispensabile mettere al centro progetti integrati di riduzione del rischio e di adattamento al cambiamento climatico. Tuttavia, su quest’ultimo aspetto ad oggi, ancora, non abbiamo nessuna notizia rispetto al piano nazionale che avrebbe già dovuto essere approvato”.

 

La quinta tappa della Carovana dei Ghiacciai ha interessato il territorio del Parco naturale Paneveggio nella splendida cornice dolomitica delle Pale di San Martino, dove sono situati due dei ghiacciai della Campagna Glaciologica, monitorati con il contributo della Società degli Alpinisti Tridentini (Sat). Si tratta di apparati glaciali di minori dimensioni rispetto a quelli visitati nelle precedenti tappe, ma di grande interesse ambientale.

 

Il ghiacciaio della Fradusta si sviluppa lungo il versante nord della Cima la Fradusta (a quota 2939). Alla fine dell’Ottocento il ghiacciaio si estendeva sull’altopiano su di un’area superiore ai 150 ettari, mentre ora la superficie si è ridotta a circa tre ettari. I dati a disposizione indicano che sino agli anni ’90 del secolo scorso si poteva ben distinguere un’unica massa di ghiaccio fino alla fronte,a quota circa 2650 m, tuttavia negli anni successivi le significative variazioni di spessore hanno portato a una frammentazione della massa con la formazione di due porzioni distinte e visibili. 

 

La forte esposizione agli agenti atmosferici rende il ghiacciaio di Fradusta molto sensibile ai cambiamenti climatici. Infatti, le pareti rocciose che lo sovrastano non sono in grado di proteggerlo dall’irraggiamento: l’operatore glaciologico Gino Taufer ha segnalato ampi settori di ghiaccio privi di copertura nevosa anche nella zona di accumulo. La drastica riduzione di area e le caratteristiche morfologiche osservate in questo piccolo ghiacciaio dolomitico possono essere considerate evidenze della “morte di un ghiacciaio”. Proprio la divisione del ghiacciaio per mezzo di superfici rocciose ha portato alla totale scomparsa, nella porzione inferiore, dei fenomeni di attività e di alimentazione, complice anche la sfavorevole esposizione e la bassa quota. 

 

“Ciascun ghiacciaio visitato nella Carovana dei ghiacciai ha mostrato caratteristiche proprie, di forma, movimento e anche storia evolutiva – dichiara Marco Giardino, Segretario Comitato Glaciologico Italiano – Dal confronto fra i dati d’archivio e i monitoraggi in atto sono emerse anche analogie e ricorrenze nel comportamento delle masse glaciali. La discussione con gli esperti ha evidenziato le tendenze evolutive dei ghiacciai e degli ambienti circostanti in funzione del riscaldamento climatico e le possibili conseguenze sul territorio in termini di rischi e risorse”.

 

Particolarmente suggestivo e emozionante il Saluto al ghiacciaio che si è svolto il 31 agosto ai piedi del ghiacciaio Travignolo dedicato al silenzioso lavoro e prezioso “servizio” che svolgono i ghiacciai. Riflessioni e musica sono state a cura di Gianluca Russo di Me and Mr. Johnson, mentre Giovanni Baccolo, ricercatore dell’Università Milano Bicocca, ha dato lettura di un lavoro in fase di preparazione sui piccoli ghiacciai alpini realizzato in collaborazione con il Museo di Geografia di Padova.

 

Per leggere il report completo cliccare qui.

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