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In Groenlandia superato il punto di non ritorno. La Sat al lavoro sui ghiacciai delle Lobbie e del Mandron-Adamello

La commissione glaciologica della Sat ha avviato analisi sui due ghiacciai trentini per capire di che dimensioni è l'arretramento e ha ripreso un articolo di Nature sulla Groenlandia commentandolo: fino agli anni ’90 la massa d’acqua depositata d’inverno era più o meno pari a quella persa durante l’estate, si raggiungeva cioè una condizione di equilibrio. Più di recente invece si è creato uno divario sempre più evidente tra queste due misurazioni

Di Claudia Schergna - 26 agosto 2020 - 13:46

TRENTO. La commissione glaciologica Sat è impegnata nelle rilevazioni dell'arretramento della fronte glaciale su alcuni ghiacciai trentini: “La visione dall'alto dei due corpi glaciali delle Lobbie e del Mandron-Adamello, consente a colpo d'occhio una stima della copertura di neve residua”, scrive sulla pagina Facebook. Le fotografie mostrano un netta scarsità di neve, le montagne sono per lo più coperte da ghiaccio grigiastro.

 

Domenica la commissione glaciologica aveva condiviso e commentato un articolo pubblicato sulla rivista Nature, intitolato “Ritorno al rapido ritiro del ghiaccio in Groenlandia e perdita record nel 2019, riscontrata dai satelliti Grace-Fo”. Grace-Fo è un esperimento nato da una collaborazione tra Nasa e l’Agenzia Spaziale Tedesca per studiare come il movimento delle masse d'acqua influenzi il campo gravitazionale del pianeta, tramite due satelliti gemelli.

 

“I ghiacciai alpini rivestono una notevole importanza per la biodiversità in quota e come riserva idrica; le grandi masse glacializzate nel mondo contribuiscono però in maniera fondamentale agli andamenti climatici, alle riserve di acqua dolce e al livello globale del mare - spiega la commissione glaciologica Sat -. Lo studio analizza in modo minuzioso una serie di bilanci di massa globali della Groenlandia, quindi la quantità di neve depositata e quella che se ne va per fusione/evaporazione oltre al ghiaccio che viene perso annualmente per fusione”.

 

Fino agli anni ’90 la massa d’acqua depositata d’inverno era più o meno pari a quella persa durante l’estate, si raggiungeva cioè una condizione di equilibrio. Più di recente invece si è creato uno divario sempre più evidente tra queste due misurazioni. Se una volta lo scioglimento dei ghiacci in estate comportava un innalzamento del mare di circa 0.21 millimetri all’anno, tra il 2003 e il 2006 si è attestato un aumento intorno a 0.76 millimetri all’anno, che corrispondono a 253 miliardi di tonnellate d’acqua.

 

“Tutti ricordiamo le immagini shock del 2019 con i cani da slitta in Groenlandia che corrono sulle pozzanghere nel ghiaccio - continua la commissione glaciologica -. L'aumento della produzione di fusione negli ultimi anni è correlato a più frequenti anomalie della circolazione anticiclonica nella metà della troposfera che sono a loro volta correlate alla presenza di sistemi ad alta pressione stabili sulla Groenlandia dove si verificano quindi frequenti estate calde e secche”.

 

“La produzione di fusione aumenta a causa di una varietà di fattori - spiega invece la rivista scientifica Nature nell’articolo che esamina i dati rilevati da Grace-Fo -. Tra questi l'aumento delle temperature in prossimità della superficie, la riduzione dell'albedo superficiale, la migrazione del limite delle nevi ad altitudini più elevate, un aumento dell'area totale di fusione e gli effetti di radiazione delle nuvole”.

 

Si è parlato quindi del superamento del punto di non ritorno della fusione del ghiaccio in Groenlandia. Lo studio ha infatti dimostrato che anche un arresto dell’aumento della temperatura non inciderebbe sull’andamento di questo fenomeno. In Groenlandia il fenomeno è già conosciuto da decenni ma anche sui nostri ghiacciai in Trentino, il ritiro dei ghiacci risulta evidente ed è motivo di preoccupazione. In Val Genova sui ghiacciai delle Lobbie e del Mandon-Adamello, la commissione glaciologica eseguirà la rilevazione dell’arretramento della fronte glaciale, saranno quindi in grado di determinare a che altitudine della Era, cioè la quota dove l’accumulo annuale e l’ablazione (il consumo di ghiaccio dovuto a processi di fusione e di evaporazione diretta), si bilanciano.

 

Dalle fotografie scattate in Val Genova e condivise su Facebook dalla commissione, è già possibile riscontrare la scarsa quantità di ghiaccio e neve. Matteo Fenza, follower della commissione glaciologica sul social media, ha commentato il post con una fotografia scattata dallo stesso passo nell’agosto 1998. Confrontando le due immagini, la trasformazione è più che evidente e piuttosto allarmante.

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