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Quattro nuove varietà di vite resistenti alle patologie: “Migliorano la salubrità dell’ambiente e degli alimenti”

Un risultato raggiunto grazie a una squadra tutta trentina che ha registrato 4 varietà di vite tolleranti alla peronospora e oidio, pertanto meno legate all’utilizzo di prodotti fitosanitari per la loro coltivazione. La Fem: “Ulteriore impulso al settore agricolo che migliorerà la qualità degli alimenti”

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 19 giugno 2020 - 16:09

TRENTO. La conferma è arrivata dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: quattro varietà di vite tolleranti alle più importanti patologie fungine, oidio e peronospora, selezionate dalla Fondazione Edmund Mach sono state iscritte nel Registro nazionale delle varietà di vite e pertanto sono pronte per essere coltivate, non solo in Trentino ma in tutta Italia, dopo il necessario periodo di osservazione nelle diverse regioni. Un risultato raggiunto da una squadra tutta trentina, grazie all’impegno messo in campo dal Consorzio dei vivaisti viticoli trentini assieme alla Fondazione Edmund Mach, come osservato dal presidente di Civit, Enrico Giovannini, che ha manifestato la propria soddisfazione: “Auspico, viste le ottime potenzialità, che queste varietà possano essere accolte con favore da parte del settore viticolo ed enologico”.

 

 

Per gli addetti ai lavori si tratta di “F22P9”, “F22P10”, “F23P65”, “F26P92” nate dai genitori Vitis vinifera e varietà portatrici di geni di resistenza naturali a patologie molto dannose come peronospora e oidio. Il materiale, frutto di 12 anni di paziente e costante attività incrocio nell’ambito del programma di miglioramento genetico della vite, sarà presto messo a disposizione degli operatori dal Consorzio Innovazione Vite, che gestirà il brevetto delle varietà. “Questo risultato ottenuto dai nostri ricercatori – spiega il presidente Mirco Maria Franco Cattani – è motivo di grande orgoglio per la Fem, perché contribuisce a sviluppare la selezione di nuove varietà, secondo natura, che migliorano la salubrità degli alimenti e dell'ambiente, anche grazie alla prevenzione dell'utilizzo di fitosanitari. L'evoluzione di analoghi contributi scientifici potrà fornire ulteriore impulso al settore agricolo, migliorando ulteriormente la qualità degli alimenti, che sono sinonimo della tradizione agricola”.

 

Le quattro varietà sono state scelte dai ricercatori tra oltre 700 piante ottenute per seme, selezionate per i caratteri di tolleranza alla peronospora e oidio e per la qualità a più riprese e in diversi ambienti. Ora sono in fase di selezione altre varietà “candidate” all’iscrizione provenienti da oltre 20 mila semenzali di cui ben 250 sono in costante osservazione. Il team che ha condotto le ricerche si compone di Marco Stefanini (coordinatore), Giulia Betta, Marco Calovi, Andrea Campestrin, Cristian Chiettini, Silvano Clementi, Monica Dalla Serra, Cinzia Dorigatti, Daniela Nicolini, Tiziano Tomasi, Silvia Vezzulli, Monica Visentin, Alessandra Zatelli, Luca Zulini. A questi vanno aggiunti altri ricercatori della Fondazione Mach che si sono prestati per specifiche parti necessarie all'iscrizione.

 

Nello specifico le varietà a bacca rossa F22P9 (Incrocio Teroldego x Merzling) e F22P10 (Incrocio Teroldego x Merzling) presentano caratteristiche di buona tolleranza nei confronti dei funghi peronospora e oidio, ma presentano anche un buon contenuto in antociani, con livelli di diglucosidi inferiore ai limiti legali ammessi nei vini, e polifenoli totali ed un ottimo rapporto zuccheri-acidi. Dalle loro uve si ottengono vini con buona corposità e consistenza e con un buon contenuto in tannini e aromi a gradevole nota floreale-fruttata.

 

Mentre le varietà a bacca bianca F23P65 (incrocio Merzling x FR993-60) selezionata per le sue caratteristiche di acidità e pH adatte alla produzione di basi e vini spumanti, e F26P92 (incrocio Nosiola x Bianca) si caratterizzano per il diverso e complesso contenuto aromatico. Si ottengono vini freschi leggermente aromatici che ricordano le erbe aromatiche con note di frutta secca, di medio corpo e buona sapidità.

 

I vini ottenuti dalle quattro varietà sono stati prodotti nella cantina di microvinificazione afferente al Centro Trasferimento Tecnologico. Nel frattempo si attente di dare un nome a questi incroci momentaneamente identificati con semplici sigle. Accanto a queste 4 varietà il Consorzio Civit ha ottenuto l’iscrizione anche di un'altra varietà, il Pinot Regina dall'Istituto di Pècs in Ungheria e il portinnesto Georgikon 28 che mostra una buona tolleranza alla siccità e al calcare.

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