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A Trento vive una popolazione di gechi: “Possono arrivare dentro le cassette delle arance ma anche con le piante e a bordo dei treni merci”

In Trentino ci sono popolazioni vitali di gechi arrivate dal Sud Italia, a Trento vivono in particolare due zone della città. L’esperto del Muse: “Con la globalizzazione dei trasporti sempre più specie alloctone rischiano di essere importante inconsapevolmente”

A sinistra il geco di via Manci, a destra un esemplare adulto della stessa specie (Foto Karol Tabarelli de Fatis arch. Muse)
Di Tiziano Grottolo - 28 ottobre 2021 - 10:43

TRENTO. Che ci fa un Geco a Trento? È quello che potrebbero domandarsi in molti e di certo la questione non è mal riposta, eppure questi sauri sono sbarcati da tempo nel capoluogo. Nei giorni scorsi per esempio, nell’androne del palazzo dove si trova la sede de Il Dolomiti, è stato rinvenuto un esemplare (senza vita) di geco comune (Tarentola mauritanica).

 

Il Geco comune – spiega Karol Tabarelli de Fatis, assistente tecnico scientifico della Sezione di Zoologia dei Vertebrati del Muse – è una specie di sauro ampiamente distribuita nel bacino del Mediterraneo, nel nostro Paese risulta comune nel Centro-sud, special modo nelle località costiere, ma è rinvenibile anche nelle principali città del Nord Italia in cui è giunto a seguito di introduzioni, talvolta volontarie ma più spesso accidentali, messe in atto dall’uomo”.

 

In Trentino, si è passati dalle poche osservazioni note per gli anni ‘80 e ‘90, dove si escludevano popolazioni attive delle specie, alla situazione attuale dove il rettile risulta presente con nuclei riproduttivi in diversi siti della Valle del Sarca, la Vallagarina, la Valle dell’Adige e la Valsugana. Quelle trentine sono tra le popolazioni vitali più a nord d’Italia. A queste segnalazioni vanno aggiunte le osservazioni di singoli individui provenienti da altre località della provincia.

 

Più nel dettaglio l’origine delle popolazioni trentine può essere ricondotta sia a occasionali liberazioni di tipo volontario quanto ma soprattutto al trasporto delle merci. Uno dei nuclei storici per esempio si trova in corso Michelangelo Buonarroti, proprio nella zona della ferrovia: secondo gli esperti del Muse è probabile che i sauri siano arrivati dal Sud Italia a bordo dei treni merci. In altri casi esemplari di questa specie sono arrivati all’interno di vasellame, con della frutta proveniente dal Meridione ma anche all’interno di un tronco consegnato a uno scultore o tramite persone di rientro dalle vacanze.

 

Con la globalizzazione dei trasporti sempre più specie alloctone rischiano di essere importante inconsapevolmente”, aggiunge Tabarelli de Fatis. Questo è il caso della zanzara tigre ma anche della cimice asiatica che tanti danni sta provocando all’agricoltura trentina. “Proprio i vicoli che si diramano da via Gianantonio Manci a Trento – prosegue Tabarelli de Fatis – sono quelli da cui, nel corso degli anni, ci sono giunte diverse segnalazioni di esemplari, sia adulti che giovani (come quello nella Redazione del giornale), che indicano la presenza di una popolazione, cioè esemplari che si riproducono”.

 

Da qui l’appello dell’esperto del Muse rivolto ai cittadini, per contribuire alla ricerca. Qualora si avesse modo di osservare un geco (ma anche un qualsiasi altro anfibio o rettile) in provincia di Trento, è possibile postare una foto (unita a data e luogo di osservazione) sul gruppo Facebook “Citizen Scienze Muse”, “così facendo ci aiuterete a mappare la biodiversità della nostra provincia, permettendoci di aggiungere ‘un nuovo punto’ sull’atlante che stiamo realizzando, dedicato agli anfibi e rettili”, conclude Tabarelli de Fatis.

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