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Da “faremo tutto ciò che serve” a i cassonetti anti-orso sono “costosi”: le ambiguità della Provincia sulla gestione dei grandi carnivori

Nella zona di Andalo, dove era avvenuta l’aggressione di M57, i cassonetti anti-orso sono solo 36 su 60, eppure si sapeva che l’esemplare “da tempo si alimentava su bidoni nella zona dell’attacco”. Adesso però per l’assessora Zanotelli l’adeguamento delle isole ecologiche diventa un processo che “non si concluderà a breve e sarà influenzato anche da scelte di opportunità in termini di costi e benefici, che si rifletteranno sui tempi di realizzazione”

Di Tiziano Grottolo - 01 maggio 2021 - 18:13

TRENTO. In Provincia di Trento sono presenti circa 1.300 allevatori di bovini, 1.000 allevatori di ovicaprini e 1.800 apicoltori. Dati snocciolati dall’assessora all’agricoltura, foreste caccia e pesca, Giulia Zanotelli, rispondendo a un’interrogazione del consigliere provinciale Filippo Degasperi. Queste aziende, oltre che con le calamità naturali, nel rischio di impresa devono mettere in conto anche la presenza dei grandi carnivori con i quali si sta cercando (a fasi alterne) una convivenza stabile.

 

“Come noto – sottolinea l’assessora – i patrimoni più a rischio di predazioni/danni da orso sono quelli zootecnici ovicaprini e gli apiari”, questo alla luce del fatto che gli orsi sono presenti in modo stabile in parte del Trentino occidentale (circa 1.500 chilometri quadrati), mentre i 17 branchi lupi coprono un territorio più vasto. Ma quindi, a fronte del ritorno dei grandi carnivori, cosa si sta facendo per cercare di ridurre le predazioni?

 

Dal 2016 al 2020, tramite comodato d’uso gratuito, sono state consegnate 370 opere di prevenzione a tutela del patrimonio apistico e 340 opere a tutela del patrimonio zootecnico. Nello stesso periodo sono state finanziate dalla Provincia ulteriori 37 recinzioni (36 delle quali a tutela del patrimonio zootecnico), ed è stato finanziato l’acquisto di 54 cani da guardiania di razza Maremmano Abruzzese. A ciò vanno aggiunte ulteriori 14 recinzioni tradizionali in legno elettrificate e 5 baiteapiario “Bienenhaus” in legno.

 

Secondo l’ultimo Rapporto sui grandi carnivori nel 2020 sono stati registrai 380 episodi di danni (in aumento rispetto all’anno precedente) per un totale di 227.324 euro indennizzati. Eppure, le opere di prevenzione realizzate nel 2020 sono rimaste pressoché le stesse del 2019 sia per numero (circa 170) che per investimenti e comunque molto inferiori rispetto a quelle realizzate nel 2018. Se nel 2020 sono stati investiti in prevenzione 119.000 euro l’anno precedente erano stati messi a disposizione 121.600 euro ma nel 2018 (per oltre 200 opere) ne erano stati spesi 148.330.

 

Detto questo, uno dei nodi, della convivenza dei grandi carnivori passa dalla gestione dell’immondizia. Stando a quanto riferito dall’assessora i cassonetti anti-orso per la raccolta dell’organico sono stati posizionati prioritariamente nelle aree perimetrali e/o nelle frazioni dei centri abitati nei comuni di Spormaggiore (25 postazioni su 44), Cavedago (19 su 25), Andalo (36 su 60), Fai (18 su 35), Molveno (16 su 50), in modo progressivo a partire dal 2009. Bene ma non benissimo verrebbe da dire perché com’è facile intuire c’è ancora molto lavoro da fare. Non a caso quella dei cassonetti anti-orso è una delle criticità messe in evidenza dal Rapporto redatto da Ispra con il supporto del Muse che suggerisce alla Provincia di accelerare l’installazione dei nuovi e più efficaci cassonetti anti-orso “a prescindere dalla segnalazione di specifiche problematiche”. Osservazioni simili a quelle dello zoologo Paolo Forconi.

 

Su questo fronte la Provincia ha promesso che gli sforzi saranno aumentati anche se, ammette Zanotelli: “La sostituzione dei cassonetti dell’umido con sistemi anti-orso in una realtà come quella trentina, ed alpina più in generale, è un’operazione complessa, costosa e con diverse difficoltà di natura sia tecnica che amministrativa/organizzativa, in particolare nelle località ad alta frequentazione turistica”. Se da un lato l’Amministrazione provinciale fa sapere l’obiettivo resta quello di una progressiva sostituzione dei cassonetti presenti nelle aree frequentate dai plantigradi, dall’altro Zanotelli aggiunge: “Questo processo non si concluderà a breve e sarà influenzato anche da scelte di opportunità in termini di costi e benefici, che si rifletteranno sui tempi di realizzazione dello stesso”.

 

Questa però suona come una parziale retromarcia rispetto a quanto riferito durante la conferenza stampa di presentazione del Rapporto sui grandi carnivori, quando il dirigente della protezione civile Raffaele De Col affermava: Per quanto riguarda la previsione 2021 faremo tutto quello che serve per aumentare, non è una questione di risorse perché la Giunta ha dato al sottoscritto spazio per fare tutto quello che serve per garantire la prevenzione senza limitazione di risorse”.

Per capire cosa può succedere di fronte a degli orsi che hanno modo di accedere a fonti di cibo antropiche, basti citare il caso di M57, il primo (e finora unico) episodio di attacco di un orso maschio avvenuto in Trentino. Lo scorso 22 agosto 2020 infatti il giovane maschio di due anni ha attaccato un carabiniere che si trovava a passeggio prima di entrare in servizio. Come spiega l’Ispra però “M57 da tempo si alimentava su cassonetti nella zona dell’attacco e in diversi casi ha seguito intenzionalmente persone”, in più riferendosi all’attacco, si parla di un episodio “favorito anche dalla gestione dei rifiuti non del tutto adeguata alla presenza di orsi. Infatti, la zona in cui è avvenuto l’attacco era stata interessata dall’installazione di cassonetti anti-orso già a partire dal 2009, anche se in modo parziale”.

 

A mettere nero su bianco queste dichiarazioni è l’Ispra, con buona pace dell’assessora che rispondendo a Degasperi sottolinea:M57 ha sviluppato il suo comportamento problematico e pericoloso per l’uomo proprio nell’area della provincia dove è maggiore il numero di cassonetti anti-orso che hanno, da anni, sostituito quelli tradizionali. Come scritto chiaramente anche da Ispra, nel suo recente documento, in alcuni casi gli orsi possono sviluppare comportamenti indesiderati anche a fronte di azioni di prevenzione e dissuasione adeguate”. A questo punto viene da chiedersi come possano conciliarsi certe affermazioni con il fatto che nella zona di Andalo i cassonetti sostituiti siano 36 su 60 (numero fornito da Zanotelli), e soprattutto se una sostituzione parziale sia sufficiente per parlare di “prevenzione adeguata”.

 

Per concludere vale la pena citare quanto riportato dall’Ispra, riferendosi alla gestione degli orsi trentina: “È pertanto essenziale e prioritario rafforzare gli sforzi tesi a prevenire l’insorgenza di individui potenzialmente pericolosi, in particolare riducendo il rischio di condizionamento alimentare e abituazione all’uomo, assicurando la sostituzione progressiva dei cassonetti per rifiuti con cassonetti anti-orso in tutti i territori frequentati dagli orsi e una adeguata gestione degli scarti dei ristoranti in tutte le aree di presenza dell’orso, a prescindere dalla segnalazione di orsi nelle vicinanze”.

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