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Lupi ibridi sulle Alpi, un pericolo per la specie. L’esperto: “Se diffusa, l’ibridazione rischia di generare un animale nuovo”

Se in alcune zone dell’Appennino l’ibridazione dei lupi con i cani domestici è ampiamente diffusa sulle Alpi si registrano i primi casi. Berzi, esperto di conservazione della fauna: “La velocità con cui questi scenari si stanno designando è preoccupante, se diffuso, il fenomeno rischia di generare un animale nuovo che potrebbe avere abitudini sociali diverse. Bisogna agire sul vagantismo dei cani e tempestivamente sul fenomeno”

Foto - Biodiversity Journal “Early and double breeding in a pack of hybrid wolves in Calabria (Southern Italy)”
Di Tiziano Grottolo - 05 novembre 2021 - 12:53

TRENTO. L’ibridazione è un processo attraverso il quale specie diverse si incrociano facendo nascere degli ibridi appunto, che presentano caratteristiche intermedie rispetto alle specie parentali. Uno degli esempi più noti è il mulo, nato da un incrocio tra un asino e una cavalla. Spesso e volentieri all’origine di questi ibridi c’è la mano dell’uomo, il problema è che se il fenomeno avviene in natura c’è il rischio di “inquinare” la genetica delle specie originarie. In Trentino per esempio la trota marmorata (una specie autoctona) è stata via via soppiantata, anche per via delle ibridazioni, dalla trota fario che ora è la specie più numerosa. La questione è così seria che il Governo nazionale è intervenuto con un provvedimento ad hoc. 

 

Il fenomeno dell’ibridazione però si riscontra anche fra i grandi carnivori con risvolti problematici sia sulla genetica delle specie, sia per quanto riguarda la convivenza con l’uomo. Questo è il caso dei lupi, sia dell’Appennino (QUI uno studio), sia quelli che da diversi anni stanno ripopolando l’arco Alpino. Come spiega Duccio Berzi, esperto di conservazione della fauna e responsabile delle operazioni sul campo di un importante progetto di monitoraggio sui lupi del Veneto, l’accoppiamento tra lupo e ibrido produce ibridi fertili, in grado quindi di propagare geni canini nella popolazione lupina. “È un fenomeno conosciuto in molti Paesi, ma in Italia peninsulare negli ultimi anni sta dilagando velocemente e in maniera preoccupante”.

 

Il patrimonio genetico del lupo, specie che ha un ruolo chiave nell’ecosistema nazionale, è frutto di un’evoluzione avvenuta nel corso di tempi straordinariamente lunghi, ora invece sta cambiando significativamente nell’arco di pochi decenni, per assumere connotazioni non funzionali al suo ruolo nell’ecosistema. “L’ibridazione – sottolinea Berzi – se diffusa, rischia di generare un animale nuovo che potrebbe avere abitudini sociali diverse, figliare più volte l’anno, non selezionare correttamente le prede, avere vantaggi a vivere al margine delle città anziché nel bosco, risposte diverse alle malattie. Sono forse delle paure vane, ma la velocità con cui questi scenari si stanno designando è preoccupante”.


Il fenomeno dell’ibridazione è legato a molti fattori, in primis la presenza di cani vaganti sul territorio e dalla stessa diffusione dei lupi. “In Italia il vagantismo è diffuso secondo un gradiente con i numeri maggiori al Sud, dove per una serie di motivi tra cui il clima più mite e le fonti trofiche facilmente utilizzabili i cani hanno maggior probabilità di sopravvivenza”. È anche per questi motivi che sulle Alpi il rischio di ibridazione è decisamente più basso, infatti le probabilità che una lupa in estro incontri un cane libero nella stagione degli accoppiamenti sono molto basse. Eppure, proprio per questo secondo l’esperto è importante monitorare la situazione ed essere pronti a intervenire appena si dovesse verificare qualche caso.

Se in Trentino-Alto Adige non se ne sono ancora riscontrati si conoscono dei casi in Friuli-Venezia Giulia e in Piemonte. “Ad oggi – afferma Berzi – ci sono almeno due segnalazioni di nuclei ibridi in contesti alpini, uno nella foresta di Tarvisio e il secondo in Valsusa”. Nel primo caso l’individuo ibrido è arrivato dalla vicina Slovenia, segnalato nel 2020 dai tecnici sloveni, ha poi trovato una lupa pura e ha dato vita a una cucciolata di ibridi. Nel secondo si tratta di un intero branco segnalato già nel 2019, con almeno due individui biondi. “Sul primo branco la Regione Friuli-Venezia Giulia cercherà di intervenire con catture e sterilizzazioni, con tutte le difficoltà che può comportare la cattura di tutti gli animali introgressi, sul secondo non si hanno notizie e non sappiamo se si sono nuovamente riprodotti o meno”.

 

Il problema esiste e in alcune zone dell’Italia peninsulare la situazione è seria, se non già compromessa, sia per quanto i numeri in gioco che la diffusione degli ibridi. “Sulle Alpi si sta assistendo ora ai primi casi, sui quali bisogna agire tempestivamente, in tutti i modi agire, sia intervenendo alla fonte del problema, con una maggiore attenzione al vagantismo canino, sia intervenendo sul fenomeno, con azioni mirate e tempestive sugli ibridi – conclude Berzi che poi aggiunge – da questo punto di vista sarebbe determinante riuscire a superare l’iter autorizzativo attualmente in vigore, con una sorta di Pacobace (il Piano di gestione degli orsi ndr) del lupo”. L’obiettivo per gli esperti dev’essere quello di intervenire prontamente, superando l’iter autorizzativo del singolo intervento, come avviene ora, anche con squadre di tecnici e operatori preparati per gestire i casi che si presentano, sia dei lupi confidenti, che degli ibridi.

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