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Nuovo esecutivo per Slow food del Trentino Alto Adige che lancia un Documento politico programmatico per affrontare le sfide del presente

Il primo cambiamento riguarda i rapporti tra Trentino e Alto Adige. È stato avviato l’iter per la costituzione di un’associazione a sé stante per l’Alto Adige. La scelta si inserisce nel progetto di Slow food di creare sempre più dialogo all’interno della Regione dolomitica coinvolgendo tutti i territori limitrofi ognuno con la sua identità ma condividendo l’appartenenza ad un unico ecosistema

Pubblicato il - 26 aprile 2021 - 20:09

TRENTO. Si è svolto il Congresso regionale di Slow Food Trentino Alto Adige che ha visto la nomina di un nuovo comitato esecutivo che guiderà l’associazione per i prossimi quattro anni. Un Congresso di importanti cambiamenti in cui è stato condiviso un articolato Documento politico programmatico per affrontare le sfide del presente.

 

Il primo cambiamento riguarda i rapporti tra Trentino e Alto Adige. È stato avviato l’iter per la costituzione di un’associazione a sé stante per l’Alto Adige. La scelta si inserisce nel progetto di Slow food di creare sempre più dialogo all’interno della Regione dolomitica coinvolgendo tutti i territori limitrofi ognuno con la sua identità ma condividendo l’appartenenza ad un unico ecosistema.

 

Il neoeletto Comitato esecutivo è composto dai rappresentanti delle associazioni territoriali di Slow Food che attualmente costituiscono cinque Condotte: Valle dell’Adige Alto Garda, Giudicarie, Valsugana Lagorai, Primiero e Terre del Noce. I componenti del nuovo Comitato esecutivo sono Tommaso Martini, Flavio Franceschetti, Luigi Montibeller, Antonella Faoro e Antonio Maini. È stato nominato portavoce e rappresentante legale dell’associazione Tommaso Martini. Nel corso del Congresso è stato unanime il ringraziamento a Sergio Valentini che dopo vent’anni lascia la guida dell’associazione e che promette di proseguire come socio attivo ad affiancare le iniziative e i progetti.

 

Slow food è un’associazione ambientalista che da 30 anni si occupa del cibo buono pulito e giusto e oggi si batte perché è convinta che non possa esserci Transizione ecologica, rinascimento green, ripartenza senza ripensare il modello di produzione e distribuzione del cibo. Il tema del cibo investe in maniera trasversale l'ambiente, l'agricoltura, le attività artigianali e industriali di trasformazione, la salute, la cultura e l'educazione, la ricerca, il commercio e il turismo, la cooperazione… Ha a che fare direttamente con la crisi climatica, con la crisi alimentare e molto spesso con i processi migratori.

 

Il Congresso è stata l’occasione per ricordare che l’approccio sistemico verso un modello agroecologico, che si fonda sull’uso della biodiversità e sulla sovranità degli agricoltori su razze, specie e varietà, è l’unico in grado di garantire un concreto rispetto delle risorse naturali, soprattutto di quelle non rinnovabili, ponendosi in netto contrasto con i sistemi monocolturali, industrializzati, in cui il massiccio uso di fertilizzanti, acqua, pesticidi crea un vero e proprio deserto ambientale e culturale di cui fanno le spese in primis tutti gli agricoltori di piccola scala. Di sviluppare questi temi si fa carico il nuovo Comitato esecutivo che ha sviluppato progetti relativi all’educazione, alla biodiversità, alle Terre alte, alla costruzione di reti e all’impronta ecologica.

 

L’incontro è stata anche l’occasione per raccogliere contributi e appelli da parte dei soci. In particolar modo sono state sollevate le minacce ambientali che investono il territorio, in particolare l’area della Valsugana e la criticità di alcune nuove proposte di legge provinciali.

 

Attualmente l’associazione conta circa 500 soci sul nostro territorio. Si stanno sviluppando importanti progetti legati ai Presìdi Slow food prodotti testimoni della tradizione e delle buone pratiche agricole che rischiano di scomparire travolti dall’abbandono delle montagne, dai cambiamenti climatici, dal mancato ricambio generazionale e, più in generale, dalla centralità di un modello economico che li considera non più convenienti.

 

Tra i Presìdi ricordiamo l’importanza dei formaggi, rigorosamente a lette crudo e senza fermenti come il Casolet della Val di Sole, Rabbi e Pejo; il Puzzone di Moena di malga, il Trentingrana d’alpeggio, il Vezzena d’alpeggio, i prodotti di razze autoctone come la Rendena e la grigio alpina. E poi il Broccolo di Torbole, oggi minacciato da progetti di cementificazione, il Vino Santo Trentino frutto dal lungo appassimento dell’uva Nosiola, la noce bleggiana, le ciuighe del Banale e, ultimo arrivato nel corso del 2020, il Grano Saraceno di Terragnolo, espressione dell’identità e del senso di comunità di un’intera vallata.

 

A fianco a questo progetto si stanno sviluppando le Comunità Slow food, gruppi di cittadini attivi che si impegna a perseguire obiettivi comuni con azioni e progetti. È l’esempio della Comunità per lo sviluppo agroculturale degli Altipiani Cimbri che opera tra Folgaria, Lavarone e Luserna e ha da poco inaugurato un primo Mercato della Terra. Oppure della Comunità dei produttori e co-produttori dello zafferano di Qa’en che cerca di creare un ponte tra la micro agricoltura familiare iraniana e la conoscenza dello zafferano puro in Italia. L’azione di Slow Food avviene poi grazie al coinvolgimento dei Cuochi dell’Alleanza, veri e propri ambasciatori dei territori e punti di contatto tra produttori e consumatori. Ogni Condotta sviluppa poi attività di informazione, educazione e sensibilizzazione della comunità locale.

 

L’impegno del Comitato esecutivo è di dare il proprio contributo nel difficile compito di ripensare il Trentino postpandemia, ridisegnare il nostro Territorio affermando la centralità l’urgenza di nuovi sistemi di produzione, distribuzione e consumo del cibo.

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