Contenuto sponsorizzato
| 02 ott 2022 | 08:47

"A settembre in città fioriscono gli ippocastani come a primavera. La causa? Lo stress". La botanica Tomasi: "La siccità può aver sfasato l'orologio biologico delle piante"

Fino a 20 giorni fa era possibile scorgere ippocastani in fiore lungo il Fersina a Trento e in corso Rosmini a Rovereto, una scena molto insolita per la stagione autunnale. L'esperta Tomasi: "Probabile che sia l’ennesima conseguenza della balorda estate 2022, troppo calda e siccitosa per gli alberi adattati a vivere alle nostre altitudini"

A settembre in città fioriscono gli ippocastani come a primavera
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Ippocastani in fiore lungo il Fersina a Trento e in corso Rosmini a Rovereto in autunno: una scena poco comune, visto che dovrebbe avvenire solo in primavera

 

"Un evento davvero inconsueto che questi alberi rifioriscano a settembre - sostiene Giulia Tomasi, botanica della fondazione museo civico di Rovereto - la causa è lo stress dovuto a fattori 'climatici'. E' probabile che sia l’ennesima conseguenza della balorda estate 2022, troppo calda e siccitosa per gli alberi adattati a vivere alle nostre latitudini". 

 

L'ippocastano (Aesculus hippocastanum), meglio conosciuto come l’albero delle castagne matte, è una specie arborea molto utilizzata come ornamento lungo i viali "poiché garantisce un buon ombreggiamento e regala splendide fioriture tra aprile e maggio".

 

Un fenomeno, quello della rifioritura delle piante, che "alle nostre latitudini può essere comune per certe specie", specifica Tomasi. "Se la stagione è particolarmente favorevole e prolungata,  possono fiorire più volte in un anno come ad esempio il pero corvino (Amelanchier ovalis), la pulsatilla comune (Anemone montana), la genzianella di primavera (Gentiana verna), il botton d’oro (Trollius europaeus) o la salvia dei prati (Salvia pratensis)". 


Altre specie però fioriscono di consuetudine solo in primavera. "Nel 2022 lo stress idrico e il caldo hanno innescato negli alberi l’ingiallimento e la perdita delle foglie, un meccanismo fisiologico tipico delle piante 'caducifoglie' impiegato 'solitamente' in autunno a difesa contro il gelo invernale. Quest’anno, invece, è stata l’estate ad essere la stagione avversa da cui difendersi". 

 

I boschi "bruciati" dalla siccità hanno costituito "una delle immagini più indelebili dell’estate 2022 - prosegue l'esperta - la carenza di pioggia, o per meglio dire, la sua totale assenza, unita a temperature elevatissime ha infatti messo in crisi direttamente, per carenza idrica, gli alberi alle quote più basse lungo tutta la val d’Adige" (Qui l'articolo).


A settembre poi, con il ritorno delle piogge e l'abbassamento delle temperature, ha dato un po' di sollievo alla sofferenza idrica delle piante. Così è stato per gli ippocastani, che fino a 20 giorni fa erano in fiore. 

 

"Alcune hanno iniziato nuovamente a emettere le foglie - sostiene la botanica - altre hanno mostrato l’apertura anticipata delle gemme fiorali che si stavano preparando per la primavera prossima. L’ipotesi è che il caldo e la siccità prolungata abbiano dato alla testa non solo agli umani ma potrebbero aver sfasato anche l’orologio biologico delle piante".

 

D’altro canto l’ippocastano nelle alberate urbane "è interessato ormai da molti anni dal cosiddetto bruciore, una fisiopatia dalla causa ancora sconosciuta che provoca l’arrossamento e la caduta precoce delle foglie. A questa problematica si aggiunge anche la minatrice delle foglie (Cameraria ohridella) e per ultima (non per importanza) la siccità".

 

Comportamenti molto simili sono stati osservati da Giorgio Maresi, patologo forestale della Fondazione Mach, riporta Tomasi, anche nelle alberate bolognesi di ippocastano: "Il legame con la siccità non è sicuro ma è evidente il fatto che le piante siano soggette a stress ripetuti - dichiara l'esperta - e che la siccità di quest’anno ha inciso profondamente. Peraltro, nelle alberate roveretane negli ultimi anni si osservano frequentemente segnali di sofferenza legati a stress idrico".

 

Quale potrebbe essere il rischio per questi alberi se dovesse perdurare anche in futuro questa situazione climatica? "Se sono fenomeni occasionali possiamo ricordare che le piante hanno una capacità di resilienza molto più alta rispetto a quanto possiamo pensare - conclude - certo che se dovessero diventare sempre più frequenti metterebbero a rischio il loro ciclo biologico".

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 09 agosto | 12:41
L'impatto è stato molto violento, è avvenuto all'altezza della località Terrazze. Sul posto si sono portati i vigili del fuoco, le forze [...]
Cronaca
| 09 agosto | 12:25
Intervento sul ghiacciaio della Presanella, soccorsa una cordata di quattro persone: una 26enne trasportata d'urgenza in ospedale, meno gravi [...]
Cronaca
| 09 agosto | 11:51
Le previsioni meteo dell'ingegnere ambientale Giacomo Poletti 
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato