Bostrico e piromani, le foreste trentine sotto assedio: “Fa così caldo che il fuoco continua a bruciare sottoterra”. Il parassita ha colpito 830mila metri cubi di legname
Fra incendi e bostrico è andata distrutta una porzione di bosco più grande della città di Rovereto. Dietro alcuni roghi l’azione dei piromani, la forestale: “Questa ondata di calore rende i boschi vulnerabili, inoltre il terreno è così arido che gli incendi non si estinguono e continuano a bruciare sottoterra anche a distanza di alcuni giorni”
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TRENTO. Valle del Chiese, Nago, Panarotta e ora Trambileno, sono questi i principali incendi che dall’inizio del 2022 hanno devastato ampie zone del Trentino. Solo negli ultimi dieci giorni sono andati in fumo oltre 110 ettari di bosco, peraltro come confermato dal dirigente del Servizio foreste, Giovanni Giovannini, nella maggior parte dei casi i roghi sono riconducibili all’attività umana.
Se per il caso di Nago, alle pendici del monte Baldo; si può parlare di un comportamento negligente sulla Panoratta e a Trambileno si sospetta che siano entrati in azione dei piromani. Giovannini non ha voluto rivelare i dettagli ma ha confermato che sui due incendi sono state aperte delle indagini: “Stiamo indagando ma ci sono delle evidenze che ci fanno supporre che dietro i roghi ci siano delle azioni volontarie”. Approfittando della siccità dunque, alcuni piromani (come diceva pure dirigente della Protezione civile Raffaele De Col) sarebbero entrati in azione prendendo di mira i boschi trentini.
“Questa ondata di calore rende i boschi vulnerabili – spiega il dirigente del Servizio foreste – inoltre il terreno è così arido che gli incendi non si estinguono e continuano a bruciare sottoterra anche a distanza di alcuni giorni”. In altre parole le braci “sopravvivono” nel sottosuolo alimentandosi con le radici degli alberi carbonizzati, dopodiché basta un po’ di vento affinché un focolaio recuperi vigore. Questa situazione ha reso complicate le operazioni di spegnimento per gli incendi alle pendici del monte Baldo e sulla Panarotta. I vigili del fuoco infatti devono tutt’ora monitorare i pendii scoscesi per accertarsi che le fiamme non riprendano vigore. “Il problema è che non piove – sottolinea Giovannini – solo con delle piogge abbondanti l’acqua può penetrare nel sottosuolo e spegnere le braci”.
Il secondo grave problema che grava sulle foreste trentine è il bostrico. Anche questo parassita infatti torva delle condizioni favorevoli nella siccità. “L’evoluzione è preoccupante”, osserva l’assessora all’agricoltura, foreste, caccia e pesca, Giulia Zanotelli. “Le alte temperature e la diminuzione delle precipitazioni hanno portato a un aumento considerevole della presenza di questo insetto sul territorio provinciale”. Il coleottero, ormai presente allo stato epidemico, è diventato molto più aggressivo, provocando mortalità elevate e riuscendo a colpire anche piante sane o giovani.
Per questo motivo la Provincia ha messo a punto un nuovo piano per il contenimento del parassita che, dice l’assessora competente, “fornisce un riferimento tecnico-specialistico per la gestione dell’epidemia di bostrico in corso ed è in linea con quanto già viene fatto in altri Paesi europei”.
I danni sono ingenti. La forestale segnalava che verso la fine del 2021 il bostrico aveva già attaccato oltre 594mila metri cubi di legname, pari a circa il 15% dei danni provocati da Vaia, su una superficie complessiva di 5.300 ettari. “Contando anche questa prima metà del 2022 – precisa Giovannini – parliamo di 830mila metri cubi di legname, più del doppio di quello che normalmente veniva tagliato in Trentino”. Inoltre sono stati assegnati con progetti di taglio ulteriori 235.000 metri cubi di abete rosso per una superficie complessiva (stimata) di oltre 930 ettari.
Per monitorare il fenomeno la Provincia, avvalendosi dell’esperienza della Fondazione Edmund Mach, ha installato 225 trappole. Il confronto delle catture ottenute nella prima metà della stagione 2022 rispetto al 2021 ha messo in evidenza un aumento medio del 22%, un dato che conferma come le temperature miti dello scorso inverno abbiano causato una bassa mortalità delle colonie di bostrico e una veloce ripresa degli attacchi nella primavera seguente.
“Grazie alle trappole – afferma Cristina Salvadori, responsabile del monitoraggio fitopatologico della Fem – stiamo monitorando tutto il territorio. I dati raccolti ci danno una misura della popolazione del bostrico ma forniscono anche elementi che riguardano il suo modo di svilupparsi e comportarsi negli anni. Questo ci permette di prevedere l’evoluzione della situazione”. Ciononostante è la stessa esperta ad ammettere che alla luce dell’aumento esponenziale che si è verificato in Trentino è impossibile opporsi al parassita. “Il cambiamento climatico e le annate con assenza precipitazioni e temperature sopra la media favoriscono la proliferazione di questo coleottero”, ribadisce Salvadori.
I tentativi di contenere il parassita infatti non hanno dato i risultati sperati, in sostanza per alcuni anni (secondo gli esperti fra i 4 e i 6) sarà necessario convivere con questo coleottero cercando di limitare i danni. In questo senso un ruolo importante è giocato dagli antagonisti naturali del bostrico, come i predatori (coleotteri e picchi), parassitoidi (vespe) e funghi. Pur non essendo in grado di impedire la diffusione, gli antagonisti contribuiscono, assieme ai meccanismi di autoregolazione e all’andamento climatico, a far rientrare le fasi di picco. Per questo motivo però, se da un lato l’asportazione immediata delle piante infestate riduce la popolazione di bostrico, dall’altro lato riduce anche la possibilità che si sviluppino organismi antagonisti.
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