I capanni da caccia? Il Servizio faunistico della Pat non sa né dove si trovano né quanti sono: “Non abbiamo documenti in merito”
Il Servizio faunistico della Provincia di Trento non conosce né la posizione né il numero dei capanni da caccia. Degasperi: “Ho segnalato più volte la presenza di strutture realizzate senza rispettare le norme previste, che peraltro sono poche e troppo permissive”

TRENTO. Di certo c’è che i capanni da caccia, quelli utilizzati dagli amanti di questa pratica per appostarsi in attesa delle prede, ce ne sono centinaia sparsi per il Trentino, il problema è che nemmeno la Provincia sa dove sono. Perlomeno il Servizio faunistico (che si occupa della conservazione delle specie che vivono in Trentino e del loro habitat) non è in possesso della documentazione che riguarda i capanni da caccia.
Tutto ciò è emerso quando un gruppo di cittadini, che fanno riferimento al gruppo Facebook “Convivere con orsi e lupi si può?”, ha presentato una richiesta di accesso agli atti per chiedere di conoscere i dati relativi al numero e alla posizione di questi capanni. Si ricorda che l’amministrazione pubblica, nei limiti imposti dalla legge, è obbligata a rispondere a simili istanze.
Eppure dal Servizio faunistico fanno sapere di non avere a disposizione nessun tipo di documentazione in merito. Il fatto è che per posizionare un nuovo capanno da caccia è sufficiente chiedere un permesso al Comune, in particolare la denuncia dell’appostamento va presentata all’amministrazione territorialmente competente da una persona in possesso di regolare licenza di caccia o dal titolare della gestione della locale riserva di caccia. Ciononostante resta assurdo il fatto che il Servizio faunistico non sappia né dove siano posizionati questi capanni né quanti siano realmente.
“Ho segnalato più volte la presenza di alcuni capanni da caccia realizzati senza rispettare le norme previste, che peraltro sono poche e troppo permissive”, sottolinea il consigliere di Onda Filippo Degasperi. Lo stesso consigliere provinciale aveva provato a modificare la legge urbanistica per far approvare dei criteri più stringenti ma il provvedimento era stato bocciato.
“Sul finire della passata legislatura – continua Degasperi – il Centrosinistra aveva persino concesso ai cacciatori di utilizzare il plexiglass e dotarsi di stufe per i loro capanni. Poi c’è il tema dello smaltimento dello smaltimento perché può capitare che i capanni vengano abbandonati ma nessuno si preoccupa di smantellarli. Inoltre – conclude il consigliere – per chi sgarra mancano sanzioni adeguate”.
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