''In Trentino la riduzione/annullamento del consumo di suolo non sono concretamente perseguiti'' l’allarme dell’Osservatorio del paesaggio
Dagli anni ‘60 a oggi i suoli insediati sono triplicati, nel 2019 l’estensione dei suoli fortemente antropizzati della provincia ha raggiunto un valore superiore ai 21.500 ettari, pari al 3,48% dell’intera superficie territoriale del Trentino. Il giudizio impietoso dell’Osservatorio del paesaggio: “Per ogni residente 400 metri quadri di aree fortemente antropizzate”

TRENTO. “Un tempo qui era tutta campagna”, una frase fatta che si sente dire spesso ma che per il Trentino è più che calzante. Come sottolinea l’Osservatorio del paesaggio trentino, l’ente provinciale che dal 2010 monitora in consumo di suolo sul territorio, la situazione è preoccupante. Nonostante gli effetti siano meno dirompenti di un tempo secondo l’Osservatorio “i fenomeni di consumo di suolo rilevati in Trentino segnalano da decenni andamenti espansivi estremamente rilevanti e preoccupanti”. Trend costanti dunque, che non accennano a diminuire in maniera significativa.
Le più recenti rilevazioni del consumo di suolo infatti, relative all’anno 2021, mostrano un’ulteriore tendenza all’incremento del fenomeno “che si pone in contrasto con gli obiettivi programmatici assunti a livello internazionale e provinciale”. Basti pensare che dagli anni ‘60 a oggi i suoli insediati sono triplicati. Nel 2019 l’estensione dei suoli fortemente antropizzati della provincia ha raggiunto un valore superiore ai 21.500 ettari, pari al 3,48% dell’intera superficie territoriale del Trentino. In altre parole per ogni residente si registrano oggi circa 400 metri quadri di aree fortemente antropizzate. Dati certificati anche dal rapporto nazionale sul consumo di suolo redatto dall’Ispra che evidenzia, anche in anni recenti, il continuo incremento del suolo artificializzato in Trentino.
Per far posto all’espansione di città e aree produttive spariscono soprattutto le aree agricole più fertili che si trovano nei fondovalle. Dal secondo dopoguerra l’espansione del cemento ha contribuito a dimezzare la superficie agraria disponibile, tanto che questa rappresenta solo il 10% della superficie del territorio provinciale. “Una tendenza – commenta l’Osservatorio – che incide pesantemente sulle capacità produttive in campo agricolo, sugli assetti paesaggistici del territorio provinciale e sulla qualità dei servizi ecosistemici garantiti dai suoli naturali ed agrari”.
Il giudizio è impietoso. “Nonostante la fissazione di obiettivi ambiziosi di riduzione/annullamento del consumo di suolo – si legge nel report – l’andamento del fenomeno di erosione registrato nel passato si presenta ancora oggi con effetti dirompenti”. Come esempi significativi vengono citati i casi relativi “ad alcune recenti iniziative in fase di realizzazione o di programmazione in campo viabilistico, dei servizi e del tempo libero”. Impossibile non pensare a opere come la Trentino music arena e la Valdastico, cioè il prolungamento dell’autostrada A31.
“Questi casi testimoniano in modo eloquente come l’obiettivo della riduzione/annullamento del consumo di suolo non sia concretamente perseguito”, inoltre secondo il parere degli esperti queste criticità non rientrano fra le principali preoccupazioni della politica e dei cittadini. “In particolare i problemi legati alle produzioni alimentari, oggi, dovrebbero essere ancor più rilevanti anche alla luce della possibile crisi degli approvvigionamenti connessa alla situazione internazionale, che sta spingendo con forza nella direzione del riconoscimento del valore produttivo dei suoli agrari e della maggiore autosufficienza alimentare dei territori”.
Come se non bastasse i Piani urbanistici comunali in vigore oggi in Trentino programmano ulteriori espansioni delle aree fortemente antropizzate che potrebbero aumentare del 20%, “il che rende, di fatto, irraggiungibili gli obiettivi fissati a livello internazionale e provinciale”. Paradossalmente sono proprio le opere pubbliche o di pubblico interesse a rappresentare la principale fonte di consumo di suolo e la loro programmazione non pare essere orientata all’obiettivo del contrasto del fenomeno. “Il dato di 4.000 ettari, che potrebbero ancora essere sottratti all’agricoltura e alla naturalità – spiegano dall’Osservatorio – si relaziona contraddittoriamente con un contesto demografico stabile, se non in calo. Ciò porta alla rappresentazione di scenari di potenziale trasformazione ancora più preoccupanti e anacronistici”.














