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La Pat: “Via libera all’immissione della trota fario”. Scettici i pescatori: “Costi insostenibili, ci saranno tagli al personale e le associazioni più piccole chiuderanno”

La Provincia autonoma autorizza le immissioni della trota fario ma secondo i pescatori con troppe limitazioni: “È necessario intervenire altrimenti assisteremo al lento declino della pesca trentina, che al contrario è stata sempre riconosciuta a livello nazionale e internazionale come un esempio virtuoso sia per la gestione delle acque che del territorio”

Di Tiziano Grottolo - 02 luglio 2022 - 17:08

TRENTO. “Via libera all’immissione di trota fario nelle acque provinciali”, così la Provincia annuncia tramite un comunicato di aver approvato, su proposta dell’assessora all’agricoltura e foreste, Giulia Zanotelli, il tanto discusso studio del rischio sottoposto alla valutazione dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Quest’ultimo un documento indispensabile visto il divieto del Ministero dell’Ambiente di immettere nelle acque italiane specie alloctone.

 

Secondo la Provincia con questo provvedimento “si consente l’immissione del materiale giacente negli impianti ittiogenici delle associazioni, la possibilità di continuare a gestire la popolazione di fario di ceppo locale negli impianti e la possibilità di valutare, a seconda delle specificità locali con le singole associazioni, l’immissione della fario”.

 

Zanotelli si dice consapevole che ci saranno comunque delle limitazioni: “Occorre ragionare sulle strategie future di gestione della pesca in Trentino alla luce del quadro attuale perché non possiamo vivere di speranze rispetto a un eventuale modifica del quadro nazionale. Abbiamo ha fatto tutto il possibile nel solco della legittimità e di quanto poteva essere consentito dalle leggi oggi in vigore”.

 

Considerate le difficoltà a cui andranno incontro le Associazioni della pesca, l’assessorato ha stabilito di garantire a queste ultime il contributo massimo concedibile e ha già dato mandato alle strutture di procedere con la stesura degli studi del rischio di salmerino, coregone e trota iridea per riuscire, in tempi rapidi, a consentire la loro immissione nelle acque trentine.

 

I pescatori però restano scettici. Fabio Arnoldi, presidente della Federazione dei Pescatori Trentini, fa notare che anche con le nuove regole della Provincia ci sono ancora troppe restrizioni tanto che si andrà incontro “a una riduzione del numero dei soci e degli ospiti” e che di conseguenza per molte associazioni “non sarà possibile sopportare i costi gestionali”.

 

Stando a quanto sostengono i pescatori, che la scorsa settimana avevano tentato la via di un’ultima mediazione con la Pat, le associazioni più grandi riusciranno a sopravvivere ma dovranno tagliare il personale mentre quelle più piccole, di fronte a costi insostenibili, chiuderanno i battenti. “È necessario intervenire – dice Arnoldi – altrimenti assisteremo al lento declino della pesca trentina, che al contrario è stata sempre riconosciuta a livello nazionale e internazionale come un esempio virtuoso sia per la gestione delle acque che del territorio”.

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