Olimpiadi 2026, la pista da bob a Cortina non si tocca? La Soprintendenza blocca il progetto. Guarda: "Avviata la procedura di tutela per interesse storico"
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha fatto partire la procedura per la dichiarazione di notevole interesse della storica pista. Per questo il progetto rischia di non essere più realizzato. Guarda: "La vecchia pista non potrebbe essere abbattuta per realizzarne una nuova da 85milioni di euro come ora è previsto. Piano B? per noi Innsbruck"

CORTINA D'AMPEZZO. La vecchia pista da bob "Eugenio Monti" non si tocca. Così la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno, Padova e Treviso, nonostante non abbia dato l'ok definitivo, ha fatto partire la procedura per la dichiarazione di notevole interesse della storica pista. L'obiettivo? Preservare il suo carattere storico e culturale.
La struttura, che dovrebbe essere demolita per poi essere ricostruita in vista dei Giochi olimpici invernali Milano- Cortina 2026 rischia di non essere più realizzata. Un nuovo problema che si va ad aggiungere alle moltissime polemiche già sollevate in passato.
"La procedura, pur ammettendo il ricorso, di fatto bloccherà per un bel po’ qualsiasi tipo di progettualità sulla pista da bob - accusa Cristina Guarda, consigliera di Europa Verde della Regione Veneto - le sorprese non finiscono mai di arrivare con queste Olimpiadi".
Lo stesso Cio si era espresso contrariamente, definendola "troppo costosa e non necessaria" per le prossime Olimpiadi, suggerendo di ricorrere ad altre già esistenti come quella di Innsbruck in Austria, che ricorda Guarda, per la quale sono in corso i lavori di riammodernamento.
Ora a cambiare le carte in tavola è entrata in gioco anche la Soprintendenza. "Mentre il Commissario straordinario di Infrastrutture Milano-Cortina 2026, Luigi Valerio Sant’Andrea - prosegue Guarda - ha pubblicato l'avviso esplorativo per chi dovrebbe demolire la vecchia pista e costruire la nuova, è intervenuta la Soprintendenza. Qualora fosse accolta la procedura la vecchia pista non potrebbe essere abbattuta per realizzarne una nuova da 85 milioni di euro come ora è previsto".
La Soprintendenza non solo vorrebbe tutelare l'opera, ma soprattutto "si allineerebbe con quanto indicato dal Cio". Il progetto potrebbe quindi rimanere soltanto "su carta", nonostante la famosa pista di Cortina fosse "il fiore all’occhiello" di questa edizione dei giochi olimpici invernali.
"Queste Olimpiadi hanno purtroppo già stabilito un record - sostiene la consigliera di Europa Verde - conti in rosso ancora prima di iniziare. Si ostinano a dire che era tutto previsto, ma il buco c’è e rischia di essere coperto non solo con i fondi destinati dalla Regione Veneto per le Paralimpiadi, come già emerso nello scorso bilancio, ma ancora una volta grazie alle nostre tasse. Zaia e Fontana hanno chiesto di pagarle con i soldi pubblici che ora dovrebbero servire allo Stato per ripianare le emergenze energetiche, ambientali, sanitarie".
La consigliera spiega infatti che i fondi destinati alle Paralimpiadi sarebbero stati traferiti dal capitolo del bilancio "Sport" a quello dedicato alla copertura delle perdite delle Olimpiadi.
Per la costruzione della pista completamente nuova, sono stati previsti 85 milioni di euro, cifra che inizialmente doveva essere 63 milioni. "Oltre all'impatto ambientale devastante sono una cifra da capogiro, pensate quanto potrebbero giocare quei soldi a tutte le montagne del Veneto".
A questa spesa però si aggiunge anche un estremo ritardo nel progetto di fattibilità dell'opera che "ancora non è stato approvato - continua- già eravamo indietro alla fine dello scorso anno, ora siamo di 6-7 mesi in ritardo solo nella fase tecnica di progettazione. Il presidente Zaia insiste per demolirla, invece di pensare a un utilizzo diverso che la possa valorizzare assegnandole anche un riconoscimento culturale".
Ma soprattutto si chiede Guarda, "perché prima di proporre una soluzione, non si è fatto alcuno studio di fattibilità né alcuna verifica adeguata sulle alternative, così come consigliato dal Cio, contrario fin dal principio a questo progetto?".
In tutto ciò, ci si chiede quale potrebbe essere il piano B nel caso in cui venisse approvata la dichiarazione della Soprintendenza. La risposta di Guarda è chiara, "per noi la soluzione rimane Innsbruck".














