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| 15 ago 2022 | 16:58

Siccità, ecco il lago che non c'è più (e il borgo che è riemerso). Facchin: "Una situazione desolante, ci crescono perfino le erbacce"

Il lago di Redona è (o meglio, era) uno specchio d'acqua artificiale che costituiva meta di turisti, grazie al pittoresco borgo abbandonato che ne emergeva dalle acque: un bacino oggi completamente asciutto, dove i resti di Movada sono ormai divenuti ruderi prossimi al crollo

Foto a destra di Marcello Gatti

PORDENONE. C'è chi un anno fa a quest'ora vi navigava in kayak e chi oggi invece vi passeggia indisturbatamente, perché di acqua nel lago di Redona al momento non ce n'è.

 É un lago artificiale quello che sorge fra i Comuni di Tramonti di Sotto e Tramonti di Sopra e che veniva costruito nel 1952: lavori che comportavano lo sbarramento del fiume Meduna e l'abbandono del vecchio borgo di Movada, i cui resti emergono dalle acque quando i loro livelli si abbassano o, ancora, quando la zona è completamente in secca (FOTO IN COPERTINA).

 

"D'estate, purtroppo, la parte del bacino che conferirebbe una maggior vista panoramica da anni va in secca - racconta a Il Dolomiti Rosetta Facchin, sindaca di Tramonti di Sotto - abbiamo una convenzione con Edison che gestisce la parte idraulica del territorio: l'acqua viene prelevata (ogni estate) per abbeverare le colture della bassa friulana o per emergenze idriche. Non si stupirà se le dico che oggi il lago (dopo siccità e assenza di precipitazioni) è completamente asciutto: vorrei poter chiudere gli occhi - confessa - è davvero desolante".

 

 

"La nostra è una zona che andrebbe valorizzata ma sembra quasi che questa parte del Friuli nemmeno esista - aggiunge la sindaca - la Regione ci ha fatto tante promesse ma non le ha mantenute - continua - noi nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare quanto abbiamo potuto: speriamo che le cose prima o poi migliorino".

 

Una situazione, quella del lago di Redona, che quest'anno è divenuta più che mai "disastrosa: gran parte del lago mostra rive spoglie - dichiara Facchin - non le avevamo mai viste così prima d'ora. Il bacino è asciutto da talmente tanto tempo che sono riuscite a crescere anche le erbacce".  

 

Una zona famosa per le "casette" che solitamente emergono dall’acqua, quella che oggi si mostra priva di risorse idriche e con costruzioni divenute ormai "ruderi che rischiano di cedere poiché non vi è più la forza dell'acqua a sostenerli - conclude la sindaca - speriamo che la Regione prima o poi intervenga e che capisca che questa è una zona che merita e che potrebbe garantire oltretutto un turismo ecosostenibile". 

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