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Tragedia sulla Marmolada, l'ex gestore del Pian dei Fiacconi: "Ci siamo dimenticati della valanga del 2020 che ha distrutto il rifugio? La differenza qui sono state le vittime"

Dopo essere stato distrutto da una valanga a dicembre 2020 il rifugio Pian dei Fiacconi sul versante nord della Marmolada non ha più riaperto. Trevisan: "Cuori appesantiti guardando alla Regina. Un evento catastrofico è sempre improvviso. Ormai da un paio di decenni che gli esperti annunciano che questi eventi saranno sempre più frequenti. Non possiamo più permetterci di non vedere"

Di Francesca Cristoforetti - 06 luglio 2022 - 10:31

CANAZEI. "Cuori appesantiti guardando alla Regina. 'Evento catastrofico improvviso', di cosa stiamo parlando? Un evento catastrofico è sempre improvviso". A parlare è Guido Trevisan, gestore per oltre 20 anni del rifugio Pian dei Fiacconi prima che la struttura a 2.626 metri di quota sul versante nord della Marmolada venisse distrutto da una valanga a dicembre 2020. Da quel giorno il suo rifugio non ha più riaperto.

 

"Nessuno se lo poteva aspettare - spiega Trevisan - ma è ormai da un paio di decenni che scienziati, climatologi, ambientalisti, uno fra tutti Luca Mercalli, annunciano che gli eventi catastrofici saranno sempre più frequenti. Esperti che, proprio perché ci mettono di fronte a cose che non vorremmo sentire, spiacevoli e scomode, vengono fatti sparire dal mail streaming. Ci siamo forse dimenticati di Vaia nel 2018? Oppure della valanga al Piani dei Fiacconi del 2020? La differenza è una ed è tragica. Purtroppo in questa catastrofe son rimaste coinvolte troppe persone. Abbiamo davvero bisogno di perdere delle vite per renderci conto della gravità di un evento come questo?"

 

In questi giorni sono continue le visite delle autorità a Canazei e a Rocca Pietore nel luogo del disastro, prosegue Trevisan: "E' brutto da dire, ma qual è la differenza? Le vittime. La giunta Fugatti e la protezione civile di Trento, ora operativi in prima linea, non si son ancora ricordati di rispondermi per la valanga del 2020, per la quale, per pura fortuna, grazie al cielo non ci sono state vittime. Una tragedia sfiorata diventa un evento irrilevante? La natura sta gridando e noi non la sentiamo? Lei colpisce una splendida domenica di luglio quando l'affluenza in montagna è massima.

 

Come si può leggere sulla sua pagina Facebook, infatti il rifugio Pian dei Fiacconi "distrutto da una valanga la notte del 5 dicembre 2020, ora non c'è più".

 

Amministratori locali, nazionali e mondiali, accusa l'ex gestore, "parlano continuamente del comitato tecnico scientifico per la crisi sanitaria ma sottovalutano, spesso ignorano, i pareri degli scienziati del clima che ci parlano di scenari futuri catastrofici. Si passa da una pandemia alla guerra in Ucraina. Continuando a fare scelte ecologicamente insostenibili, in tutti i campi". 

 

Le persone che hanno realmente contribuito, aggiunge, "sono quelli che lavorano nell'ombra e che non sono nominati". Primo fra tutti Trevisan cita il suo collega Luca Toldo, gestore del Rifugio Ghiacciaio, e il suo staff che "subito son partiti di corsa per andare a cercare le persone nel fango e nei detriti per aiutarle, a rischio della propria vita. Gli amici del soccorso alpino, della finanza, della polizia che sono lì ora a lottare contro il tempo".

 

Per questo, "non possiamo più permetterci di non vedere. Non possiamo più fingere di non sentire".

 

Il dolore dell'ex gestore del Pian dei Fiacconi, grandissimo amante della Marmolada, è immenso: "Sono vicino alle famiglie delle vittime e a tutte le persone che in questi giorni sono in prima linea - conclude - ai soccorritori e ai colleghi che si sono messi a disposizione per salvare più persone possibili".

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