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“Un cappio al collo”, l’imprenditore contro Amazon. Guarda: “Costretti ad accettare le regole del colosso per non uscire dal marketplace”

Da una puntata di Report emergono le pressioni che la multinazionale Amazon può esercitare sulle aziende, ma non mancano le criticità sugli aspetti ambientali, Guarda: “Grazie alla deregulation della Giunta, sono stati occupati migliaia di ettari di suolo”

Foto d'archivio
Di Francesca Cristoforetti e Tiziano Grottolo - 05 gennaio 2022 - 11:06

VERONA. “Un cappio al collo” così è stato definito il “meccanismo” messo in piedi da Amazon per rapportarsi con le aziende che si appoggiano al colosso dell’e-commerce per vendere i propri prodotti. Nella puntata di Report andata in onda nei giorni scorsi, durante la quale è stata riportata la testimonianza di un imprenditore, emergono le pressioni che la multinazionale può esercitare sulle aziende che, a fronte di una di un’iniziale incremento di fatturato, sono poi costrette a sottostare a delle condizioni molto rigide.

 

“Report – afferma la consigliera di Europa Verde Cristina Guarda – ha fatto emergere le conseguenze di Amazon per i venditori, costretti ad accettare le regole del colosso per non uscire dal marketplace: pagamenti sospesi o negati, commissioni calcolate sui costi oltre che sui guadagni dei venditori e accordo capestro che mettono in ginocchio il venditore”.

 

Come ricorda la consigliera regionale i centri logistici che stanno spuntando come funghi in tutta Italia (QUI quello che aperto a Trento) vengono approvati anche dietro a una promessa di un certo tipo di assunzioni, interessante per un territorio, ma secondo uno studio le promesse di assunzione e le capacità e la qualità non sono poi rispettate del tutto. “Dobbiamo puntare a creare posti di lavoro che siano valorizzanti per la professione, anche sotto il punto di vista della qualità, invece questi colossi non lo fanno.

 

A preoccupare però c’è anche un aspetto ambientale. “Grazie alla deregulation della Giunta Veneta, sono stati occupati migliaia di ettari di suolo – osserva Guarda – Amazon ha contribuito con esattamente 531.000 metri quadrati di terreno tra il Veronese, il Polesine ed il Trevigiano. La legge sulla gestione suolo è l’ennesimo esempio della totale assenza di regole per il rilascio delle autorizzazioni per costruire alle grandi realtà come i magazzini Amazon”.

 

Per Europa Verde nella legge sono previste troppe deroghe che poi si traducono in nuovi supermercati, grandi opere e centri commerciali che in realtà sarebbero esclusi dalle pianificazioni. “Come denunciamo da anni in Consiglio regionale, la legge sul consumo di suolo è iniqua e il piano territoriale quando è stato approvato era già vecchio, inadeguato e incapace di agire nelle emergenze di oggi, logistica in primis”.

 

Proprio per questo Guarda invoca un vero piano per la logistica per un e-commerce: “Il Veneto – conclude la consigliera – deve essere chiaro e attuare una linea decisa per tutelare il nostro suolo da speculazioni e dalla costruzione di maxi-centri che incidono anche e soprattutto in maniera negativa sulla dignità dei lavoratori”.

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