Crisi climatica, la Fondazione Mach monitora le foreste più remote del pianeta dal Canada all'Australia: "I dati utili anche per Esa e Nasa"
L'attività della Fondazione Mach sarà in grado di fornire informazioni in tempo reale sugli effetti della crisi climatica. Il progetto interessa i boschi del Canada, delle Cina, dell'Ecuador, della Tanzania, dell'Argentina, dell'Australia ma anche del Trentino

TRENTO. Al via il progetto internazionale coordinato dalla Fondazione Mach per monitorare lo stato di salute e la crescita dei boschi "inaccessibili", l'ente trentino testerà in campo in 15 siti mondiali un nuovo strumento basato sulla tecnologia “Internet of things” in grado di funzionare autonomamente e di fornire informazioni in tempo reale sugli effetti della crisi climatica tra accrescimento, densità della chioma, ingiallimento delle foglie e stress idrico delle piante forestali.
L’attività che interesserà i boschi dal Canada alla Cina, dall’Ecuador alla Tanzania, dall’Argentina all’Australia, senza dimenticare il Trentino, rientra all’interno del progetto Remotrees, di cui Fem è coordinatore, finanziato dal programma Horizon Europe.
Al progetto concorrono altri sei partner quali Nature 4.0 (Italia), Deutsche GeoForschungsZentrum (Germania), Eolab (Spagna), Philipps-Universität Marburg (Germania), National Institute for Laser, Plasma and Radiation Physics (Romania) e il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr, Italia).
La fusione dei dati ottenuti con questo dispositivo, denominato Remotrees, con quelli ottenuti dalle immagini satellitari permetterà di migliorare i modelli computazionali per mappare lo status delle foreste, favorendone una gestione più sostenibile e massimizzandone il sequestro di carbonio.
"Grazie alle nuove tecnologie - spiega Loris Vescovo, ricercatore dell’Unità di ecologia forestale della Fem e coordinatore del progetto Remotrees - realizzeremo uno strumento che servirà a raccogliere dati di grande interesse sia per il mondo della ricerca forestale che per la European Space Agency e la Nasa, le quali sono alla ricerca di reti permanenti per validare ed interpretare le proprie immagini satellitari".
A causa dei cambiamenti climatici molte foreste, anche in Trentino, stanno conoscendo fenomeni di stress e di degrado che vanno monitorati. “Le foreste - prosegue Vescovo - sono un ecosistema che pensiamo di conoscere molto bene essendo che in alcune regioni, come il Trentino e la Liguria, coprono ben due terzi del territorio. In realtà, l’origine del nome indica invece il contrario: il latino 'foris stare' sta per 'stare al di fuori', inteso come 'lontano dai centri abitati' e 'sconosciuto'. L’etimologia suggerisce che, di fatto, molte aree forestali sono poco accessibili e raggiungibili in molte ore (in alcuni casi estremi, giorni) di viaggio dalle città, come nelle zone subartiche e ai tropici. Di conseguenza risulta necessario monitorarne lo stato di salute e come reagiscono ai cambiamenti del clima".













