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"Ho incontrato F36 due volte, l'orsa più nervosa che ho incrociato", De Guelmi: "Scarsa informazione e trasparenza della Pat creano diffidenza e alimentano i sospetti"

L’ex veterinario che è stato responsabile del benessere e dell'anestesia degli orsi durante le fasi di cattura in Trentino, Alessandro de Guelmi: "L'orsetto salvato in val d'Algone? Avrebbe meritato una chance di libertà. Dopo un caso simile, un esemplare non è diventato problematico o confidente"

Di Luca Andreazza - 13 settembre 2023 - 08:01

TRENTO. "Nella mia carriera ho avuto modo di incontrare F36 due volte e posso dire che è l'orsa più nervosa che ho incrociato nelle operazioni di cattura e narcosi". Queste le parole di Alessandro De Guelmi, l’ex veterinario che è stato responsabile del benessere e dell'anestesia degli orsi durante le fasi di cattura in Trentino. "Una reazione particolare quando sotto stress ma bisogna considerare che sono sempre casi a sé stante perché i plantigradi sono animali individualisti: sono solitari, ogni orso fa le proprie esperienze personali che li portano a comportamenti diversi da individuo a individuo. Il grosso problema è, però, la scarsa informazione e la poca cultura trasmessa negli ultimi anni".

 

L'orsa, accompagnata da un cucciolo, è ritenuta responsabile del caso avvenuto il 30 luglio scorso nei confronti di due escursionisti in località Mandrel nei boschi della val Giudicarie. Una settimana dopo, il 6 agosto, invece il falso attacco nei confronti di una coppia impegnata in un'escursione in località Dos del Gal, sempre sul territorio di Sella Giudicarie.

 

"Il falso attacco - spiega De Guelmi - è un atteggiamento tipico, in particolare se l'orso viene colto di sorpresa. Una situazione che spaventa un plantigrado e che provoca forti problemi, soprattutto se è accompagnato dai cuccioli. E' qui che entra in gioco un grosso vuoto degli ultimi anni, l'indebolimento sul fronte delle informazioni. Non voglio criminalizzare le persone, perché non è sicuramente banale o semplice gestire un incontro con i grandi carnivori ma, leggendo il decreto della Provincia e quello del Tar di Trento, emerge che sono stati assunti esattamente i comportamenti opposti rispetto a quelli da tenere in questi casi".

 

I dubbi dei giudici sull'abbattimento (e non sulla cattura) partono in particolare dal primo caso, quello di luglio. Il tribunale non è convinto del corretto comportamento mantenuto dai due escursionisti che si sono trovati faccia a faccia con l'orsa, accompagnata da un cucciolo, e da cui poi è seguito un falso attacco. "Sono cacciatori e dovrebbero conoscere i comportamenti e le abitudini degli animali", prosegue De Guelmi. "Se ci si muove in zone dove può esserci la presenza di orsi, specialmente nelle ore crepuscolari e con scarsa visibilità, è doveroso annunciare con brevi ma decisi rumori la propria presenza, per esempio. E se si cerca di salire su un albero, ci si trasforma in prede e diventa pericoloso. Sono comportamenti sbagliati e se non si ha idea di quale atteggiamento assumere in caso di incontro con un orso allora c'è un problema di informazione e di formazione davvero preoccupante. Se invece non sono stati in grado di mettere in pratica un corretto approccio è comprensibile ma anche qui c'è qualche perplessità in termini generali".

 

Il veterinario evidenzia l'importanza dell'informazione e della formazione, la necessità di sviluppare una cultura sui grandi carnivori ("Da lì passa la prevenzione") ma non esclude a priori l'abbattimento di un orso, se particolarmente problematico o pericoloso. "La responsabilità della Provincia è nella scarsa informazione di questi anni, l'aver eliminato il Comitato faunistico, l'aver ridotto il monitoraggio, e il non riuscire a confrontarsi con le associazioni animaliste e ambientaliste. Così la discussione si è polarizzata e le distanze ogni volta si allargano di più mentre la politica dovrebbe saper mediare per trovare poi le soluzioni. Il decreto di Fugatti invece è forse contraddittorio in alcune parti ma è legittimo. La cattura non ha tecnicamente senso, non ci sono recinti, grandi o piccoli, idonei per un animale selvatico: la vita in cattività è più crudele, ma è un modo per pulirsi la coscienza". 

 

Questo perché il Casteller "è stato creato - ricorda De Guelmi - come ricovero temporaneo per ospitare momentaneamente orsi feriti o bisognosi di cure per poi essere rimessi in libertà e non per essere reclusi a vita. Quello di portare gli orsi problematici è un uso distorto e si dovrebbe tornare alle origini del progetto. E anche il trasferimento non è una soluzione ideale perché i cosiddetti santuari ospitano esemplari con caratteristiche diverse, larghissima parte di plantigradi che si trovavano in gabbie più piccole o nei circhi, per esempio".

 

Insomma, servono regole precise e la base di partenza è il piano Pacobace. "Si deve essere seri, scientifici e utilizzare il buon senso. Ma dopo la tragedia di Caldes è cambiato poco o nulla. L'unico orso oggi dotato di radiocollare è F36 ma solo dopo i falsi attacchi. Il monitoraggio è importante e consente di aver dati utili sull'utilizzo del territorio. La trasparenza poi è fondamentale, se si firma un decreto va comunicato, altrimenti si perde di credibilità e le istituzioni non possono permettersi questo rischio perché poi si alimentano diffidenza e sospetti. Un altro caso a mio avviso grave è stato quando il capo del servizio ha spiegato che è difficile catturare con la trappola tubo Mj5 perché pesa 350 chili. Un orso però durante il letargo perde fisiologicamente tra il 30% e il 40% di massa e quindi non può essere ai massimi in primavera: se a marzo fosse realmente pesato 350 chili, come affermato in conferenza stampa, a ottobre avrebbe pesato almeno 450 chili, un peso non raggiungibile da un orso bruno europeo. Ho inoltre partecipato alle operazioni per posizionare un dispositivo su un esemplare di oltre 280 chili: non ci sono stati problemi per la stazza nell'entrare nella trappola tubo". 

 

Un passaggio anche sul cucciolo di circa 2 mesi trovato in Val d'Algone, gravemente ferito, salvato da forestali e veterinari di cuore che, nonostante le uscite pubbliche del presidente della Provincia, hanno deciso di non abbandonare l'animale e tenerlo in vita con grande passione e professionalità. Il suo futuro è in cattività, nonostante avesse le carte in regola per ritornare libero. "E' un errore e avrebbe meritato una chance di libertà. Anni fa ho seguito personalmente un caso simile e quell'orso non è problematico o confidente, si sarebbe dovuto considerare quell'esperienza", conclude De Guelmi.

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