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| 11 giu 2023 | 17:55

I costi ambientali del turismo in Trentino: ad agosto 6.000 tonnellate di rifiuti in più e peggiora la raccolta differenziata

Se nel mese di novembre (a scarsa vocazione turistica) in Trentino vengono prodotte 21.114 tonnellate di rifiuti nel mese di agosto le tonnellate di immondizia prodotte salgono a 27.619. In alcune valli però i dati sono ancora più preoccupanti perché assieme alla popolazione arrivano anche valanghe di rifiuti. L’Appa: “Il turismo rappresenta un importante fattore economico per il territorio, tuttavia gli impatti che esercita sull’ambiente sono diversi e non vanno sottovalutati”

A sinistra la partenza di una telecabina (foto Pejo funivie SPA); a destra l'infografica di Appa
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Da sempre il turismo rappresenta un volano importante per l’economia del Trentino. Basti pensare che solo nel comparto alberghiero, fra titolari e dipendenti, sono coinvolte circa 10mila persone, numero che sale a 23.100 occupati considerando nel complesso i servizi di alloggio e ristorazione. D’altra parte ogni turista che arriva in Trentino (l’ultimo dato disponibile è del 2018) spende in media 101 euro al giorno. Eppure tutta questa ricchezza ha un costo.

 

“Il turismo rappresenta senza dubbio un importante fattore economico per il territorio trentino, tuttavia gli impatti che esso esercita sull’ambiente sono diversi e non vanno sottovalutati” mette in guardia l’Appa, l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente. Il problema principale riguarda la produzione di immondizia (similmente a quanto avviene con l’e-commerce) in una provincia in cui le discariche sono già sature e da tempo si discute sulla possibile realizzazione di un impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Nel 2021 in Trentino sono state 280.473 le tonnellate di rifiuti urbani (+8,3% rispetto al 2015 quando venne toccato il minimo storico). 

Per calcolare l’impatto ambientale del turismo bisogna tenere in considerazione che in Trentino esistono molte seconde case (41%) e alloggi messi a disposizione dai privati (24%) che insieme rappresentano addirittura il 65% dei posti letto. Per farsi un’idea più precisa basti pensare che nel 2019 la provincia di Trento contava circa 550mila residenti ma nel trimestre invernale la “popolazione equivalente” (la somma fra residenti e turisti) era cresciuta del 17% rispetto a quella residente, mentre nel trimestre estivo era aumentata del 33% a luglio e del 51% ad agosto. Nel biennio 2020-21 gli “abitanti equivalenti” si sono invece attestati a quota 608.598, con una produzione di rifiuti pro-capite di 1,26 chili al giorno. In altre parole nell’arco di un anno ogni persona ha generato 460,9 chili di spazzatura.

 

L’indice di intensità turistica (il rapporto tra presenze annuali e abitanti) misura le opportunità e le pressioni reali che il fenomeno turistico comporta per un determinato territorio, anche in termini di fabbisogno di servizi e di infrastrutture come trasporti, approvvigionamento idrico e alimentare, smaltimento di acque reflue e di rifiuti, strutture per il tempo libero. La provincia di Trento registra il dato più alto d’Italia, seconda solo a quella di Bolzano ma nettamente superiore alla media nazionale.

“L’approfondimento del rapporto tra turismo e rifiuti – spiegano dall’Appa – è stato favorito dalla pandemia di Covid-19, che, con i suoi effetti in termini di riduzione della pressione turistica, ha permesso di evidenziare con maggiore chiarezza l’incidenza del turista sulla produzione di rifiuti”. Confrontando i dati relativi al 2019, l’anno precedente la pandemia, e quelli relativi al 2020, l’anno durante il quale le misure di contrasto alla pandemia sono state più forti, si può notare infatti come la diminuzione dei turisti (e quindi degli abitanti equivalenti) abbia coinciso, in Trentino con un calo proporzionale nella produzione di rifiuti.

 

I dati analizzati dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente mostrano come il quantitativo di rifiuto urbano prodotto per abitante equivalente sia pari a circa 40 chili mensili nei periodi a ridotta presenza turistica (aprile, maggio, ottobre e novembre), mentre si abbassi a circa 35 chili mensili nei mesi a forte presenza turistica. “Se a livello provinciale la presenza di un turista incide meno di un residente nella produzione di rifiuti – ricordano gli esperti dell’Appa – nel trimestre invernale e in quello estivo la forte presenza turistica in Val di Sole e in Val di Fassa comporta una maggiore produzione di rifiuti e una diminuzione della raccolta differenziata, a differenza di quanto accade in Trentino e soprattutto in un territorio a presenza turistica ridotta come la Val di Non”. 

Tuttavia dal confronto dei dati rilevati nel 2019 tra la raccolta differenziata e i rifiuti prodotti nel mese di agosto (il più turistico) e nel mese di novembre (il meno turistico) si scopre che a livello provinciale la produzione di immondizia passa da 21.114 a 27.619 tonnellate. In alcuni territori a forte vocazione turistica però la differenza è ancora più grande, in val di Sole si passa da 650 tonnellate di rifiuti prodotte a novembre alle 1.230 di agosto; in val di Fassa lo stesso dato sale da 544 a 1.247 tonnellate con un peggioramento anche per quanto riguarda la raccolta differenziata. D’altronde in questi due territori gli abitanti equivalenti fanno segnare un incremento rispettivamente del 165% e del 280%.

In Val di Fassa per l’appunto, durante la stagione turistica la popolazione passa da circa 10 mila abitanti a 34-38 mila (nei mesi di febbraio e di agosto) mentre nello stesso periodo in Val di Sole la popolazione cresce da poco più di 15 mila abitanti a 40 mila. Al contrario in val di Non, dove l’ incremento degli abitanti equivalenti è più contenuto (+25%), i rifiuti prodotti a novembre si fermano a 1.435 tonnellate mentre ad agosto raggiungono le 1.909 tonnellate. Riguardo alle tipologie di rifiuto, la forte presenza turistica determina un aumento soprattutto della frazione organica (che aumenta di quasi il doppio la sua incidenza sul rifiuto complessivamente raccolto) e dell’indifferenziato.

Alla luce di questi dati dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente evidenziano come gli effetti del turismo sulla produzione di rifiuti non siano da sottovalutare: “Per questo motivo – concludono gli esperti – è importante sensibilizzare il turista alla riduzione e alla corretta gestione del rifiuto”.

 

Fra le buone pratiche viene citato il progetto Pejo Plastic Free, portato avanti dalla ski area Pejo 3000, con il coinvolgimento dell’Apt della Val di Sole e dei principali operatori economici come società funiviare, rifugi e scuole di sci. Dalla stagione invernale 2019-2020 gli operatori si sono attivati per eliminare stoviglie, bicchieri, cannucce, bottiglie di plastica sostituendole con prodotti riutilizzabili e packaging compostabili. “Questo – sottolineano dall’Appa – ha permesso di far diventare Pejo 3000 la prima ski area plastic free al mondo”. Secondo i dati del rapporto dedicato a questo progetto, grazie all’iniziativa, in 4 mesi è stata risparmiata 1 tonnellata di plastica. Una buona pratica che però da sola non può contenere l’impatto ambientale che il turismo esercita sul Trentino. 

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