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Trento
21 aprile | 17:19

"Si preferisce uccidere che informare". L'ex guardiacaccia Ferron dopo l'aggressione di Jj4: "Gestione peggiore rispetto al passato. La politica continua a essere ostile alla natura"

L'intervista al naturalista vicentino, autore del libro "Hanno ucciso l’orsa" pubblicato nel 2018 a seguito del caso 'Kj2': "Non stiamo andando nella direzione giusta. Dal punto di vista scientifico le conoscenze ci sono ma bisogna applicarle destinando adeguati finanziamenti. Il sospetto è che alla politica dell’ambiente non gliene freghi nulla. La tutela della natura richiede regole e comportamenti imposti anche impopolari"

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. "Si preferisce uccidere che informare. Ho l’impressione che l’efficacia della gestione sia molto peggiorata rispetto al passato". A esprimersi è Giancarlo Ferron, ex guardiacaccia di Vicenza, scrittore e naturalista, a seguito del tragica morte del 26enne Andrea Papi, aggredito da un'orsa nei boschi di Caldes in Trentino, il 5 aprile scorso. "La politica continua a essere ostile alla natura", aggiunge.

 

Lui, esperto e autore di diversi libri sul tema grandi carnivori, ha lavorato per anni sulle montagne vicentine. Dal 2000 inizia la sua carriera da scrittore, con una serie di successi editoriali che partono da "Ho visto piangere gli animali" fino ad arrivare a "Hanno ucciso l’orsa", opera pubblicata nel 2018 dopo il "caso Kj2", l'esemplare abbattuto in Trentino nel 2017 in attuazione dell’ordinanza emessa dall'ex presidente della Provincia Ugo Rossi.

 

Una situazione passata che, secondo l'esperto vicentino, richiama quella presente. Alla luce attuale dei fatti Ferron non ha dubbi infatti sulla gestione di lupi e orsi, terreno su cui ormai si discute da anni: "Stiamo andando nella direzione sbagliata", dichiara.

 

Di seguito riportiamo l'intervista all'ex guardiacaccia.

 

Riguardo la vicenda della cattura dell'orsa Jj4 che ha ucciso il giovane Papi in Trentino, Lei ha commentato, facendo riferimento al suo libro "Hanno ucciso l’orsa" pubblicato nel 2018:"Quello che avevo da dire sulla vicenda l'ho già detto qui". Cosa intende esattamente con questa affermazione?

 

Il tutto si può riassumere con il fatto che frequento la montagna e i boschi da tantissimi anni. Da guardiacaccia ho applicato la legge dell’uomo per proteggere l’ambiente, mentre l’esperienza, lo studio e la passione mi hanno insegnato le leggi della natura. L’idea del libro era nata dal fatto che un’orsa era stata uccisa perché aveva attaccato e ferito delle persone. Quindi mi sono immaginato una tavola rotonda nella quale tutti potessero esprimere la propria opinione: naturalisti, istituzioni, allevatori e, ovviamente, l’orsa che era stata uccisa.

 

L'intenzione era quella di stare sopra le parti per dare voce a tutti in modo che ciascuno potesse farsi una propria idea. Pertanto quello che avevo da dire l’ho scritto allora e oggi non avrei nulla da aggiungere.

 

Se dovesse commentare la tragedia nei boschi di Caldes?

È appunto una tragedia. Un mese fa ho perso un collega della stessa età per un incidente in montagna. In meno di un anno sono morti in montagna altri due giovani del mio paese, uno dei quali nella sciagura della Marmolada. Non stavano facendo nulla di straordinario, praticavano solo la loro passione. Le disgrazie accadono, il rischio zero non esiste. Non faccio che pensarci e sto male, per tutti.

 

Quelle degli orsi sono più “reazioni” che aggressioni che comunque sono rare, anche se ci sono state in passato e continueranno a esserci. Le femmine reagiscono di fronte a ciò che ritengono un pericolo per il loro figli, vero o presunto che sia. In situazioni estreme anche un orso maschio può reagire se si sente aggredito per l’eccessiva vicinanza di un essere umano. Quello che è successo questa volta è una terribile disgrazia e non me la sento di aggiungere altro.

 

Sotto l'aspetto della prevenzione pensa che sia stato fatto abbastanza? Sono stati commessi degli errori da parte della politica?

Bisognerebbe conoscere i dati concreti per fare commenti. Il personale che all’inizio del progetto Life Ursus era stato formato e incaricato a gestire la specie, esiste ancora? Con gli stessi effettivi? Con gli stessi mezzi e lo stesso incarico? Con la stessa formazione continua sulla materia? Oppure questo personale è stato destinato ad altro? La formazione dei cittadini che convivono con gli orsi è sufficiente perché sappiano che cosa fare in caso di incontro fortuito? Sanno come gestire i rifiuti urbani?

 

Sono domande che mi vengono perché ho l’impressione che l’efficacia della gestione sia molto peggiorata rispetto al passato. Quello che sto notando è che la politica, non solo quella trentina, continua a essere ostile alla natura in generale: all’orso, al lupo ma anche all’avanzamento spontaneo del bosco. Si preferisce uccidere piuttosto che informare. Sento parlare solo di abbattimenti, controllo e contenimento tramite fucile. Sembra quasi che l’allarme della scienza, circa il cambiamento climatico in atto e la perdita emorragica di biodiversità, riguardi un altro pianeta. Chi vive in montagna si lamentano perché sono loro che devono convivere con orsi e lupi, mentre i “pianerottoli”, beati loro, convivono solo con il traffico insopportabile 24 ore su 24, con l’inquinamento, il rumore, il caos, e la vita trascorsa in un condominio.

 

Forse qualcuno dimentica che i contributi all’agricoltura montana, gli investimenti pubblici e i soldini del turismo praticato in montagna dagli “ambientalisti da salotto”, arrivano in gran percentuale dalla ricchezza produttiva industriale nazionale. Quindi diamoci tutti una calmata e cerchiamo di essere consapevoli che a una certa qualità della vita corrisponde un certo prezzo da pagare. Se i 'cittadini' pagano il prezzo della ricchezza industriale, chi sta in montagna paga il prezzo della ricchezza ambientale.

 

Quindi non stiamo andando nella direzione giusta. Cosa si dovrebbe migliorare nella convivenza con gli orsi?

No, non stiamo andando nella direzione giusta. Dal punto di vista scientifico le conoscenze ci sono ma bisogna applicarle destinando adeguati finanziamenti che solo la politica può decidere. Prima fra tutte la cultura. Sogno da sempre un'informazione seria e obbligatoria fatta nelle scuole e al grande pubblico. Penso a un adeguato numero di persone impegnate professionalmente per monitorare non solo l’orso ma il rispetto dell’ambiente. Non so se qualcuno se n’è accorto ma la Forestale nazionale è confluita nei Carabinieri e le Polizie provinciali stanno scomparendo per esaurimento.

 

Il sospetto è che alla politica dell’ambiente non gliene freghi nulla, a parte una spruzzatina di verde durante le campagne elettorali. La tutela della natura richiede fondi, regole, comportamenti anche da imporre, che possono essere anche impopolari.

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