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Trento
19 agosto | 17:25

Materie prime critiche in Trentino, al via uno studio conoscitivo. Spinelli: “Importante procedere con cautela, attenzione per il territorio prioritaria”

La Provincia di Trento, attraverso il Servizio Industria, ricerca e minerario e con il supporto del Servizio geologico, collaborerà per due anni con il Dipartimento di geoscienze dell'Università di Padova per la realizzazione di uno studio conoscitivo della distribuzione e consistenza delle materie prime critiche sul territorio provinciale

TRENTO. “Gli esiti dello studio saranno messi a disposizione di Ispra. Si tratta di un'attività diretta a verificare la presenza e consistenza effettiva di eventuali materie prime critiche sul territorio trentino, necessaria per andare al di là delle attuali conoscenze basate su dati storici che sono datati; è ancora tutto da approfondire in termini di reale consistenza e sostenibilità ambientale”. Sono queste le parole con le quali l'assessore provinciale Achille Spinelli annuncia lo studio conoscitivo che, per due anni, occuperà gli esperti della Pat (attraverso il Servizio Industria, ricerca e minerario ed il Servizio geologico) e dell'Università di Padova (del Dipartimento di Geoscienze) per stimare la distribuzione e la consistenza dei Critical Raw Materials in Provincia.

 

Come anticipato da il Dolomiti (Qui e Qui Articolo), il governo sta infatti accelerando sulla possibile riapertura delle miniere metallifere nel nostro Paese, per far fronte ad una richiesta di materie prime critiche (centrali in industrie chiave come quella dei microchip, della componentistica elettronica, della transizione energetica, della difesa e via dicendo) in costante crescita e soddisfatta quasi completamente dai mercati esteri. E diversi dei potenziali siti nazionali d'interesse si trovano proprio in Trentino (e, più in generale, in tutto l'arco alpino). “E' importante procedere con cautela – frena in ogni caso Spinelli – in quella che, ripeto, è attualmente solo un'attività conoscitiva. Per noi l'attenzione per il territorio resta prioritaria”.

 

Come riportato dal geologo e mineralista del Muse Paolo Ferretti però, prendendo a riferimento le 34 materie prime definite critiche dall'Unione europea, le potenzialità in Trentino non mancano di certo e l'aggiornamento fornito dallo studio conoscitivo in programma permetterà di avere una mappa precisa sulla quale potranno poi ragionare gli esperti dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ai quali il governo (recependo una normativa Ue) ha affidato il Programma nazionale di esplorazione delle materie prime critiche. Il programma, sottolinea la Pat: “Prevede innanzitutto la raccolta e l'armonizzazione dei dati minerari pregressi relativi a tutti i giacimenti coltivati in passato ed i risultati delle varie campagne di ricerca, nazionali e locali, con un focus sulle materie prime critiche”.

 

Il primo passo per un'adeguata pianificazione nell'ambito delle materie prime critiche, insomma, passa per il consolidamento delle conoscenze esistenti sulla distribuzione ed entità delle risorse geominerarie: “Molte realtà minerarie attive fino al secolo scorso – precisa la Pat – erano indirizzate all’estrazione di materie prime tradizionali e poco si sa, generalmente, sul potenziale dei giacimenti per l’eventuale recupero di elementi minori. L’indagine preliminare che la Provincia realizzerà con l'Università di Padova aiuterà a capire cosa è effettivamente presente in termini di materie prime critiche sul territorio trentino, con la creazione di un database aggiornato e georeferenziato, che potrà costituire la base per possibili future puntuali ricerche minerarie dirette a indagare e valutare la reale sostenibilità economica e ambientale di una eventuale attività estrattiva”.

 

“Il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova conosce approfonditamente il territorio provinciale per aver partecipato a numerose attività di studio in area trentina e possiede competenze tecnico scientifiche e personale qualificato per lo studio, nonché laboratori altamente specializzati.

L’onere finanziario complessivo derivante dalla collaborazione ammonta a 161.030 euro, di cui massimo 120.030 euro a carico del bilancio provinciale e massimo 41.000 euro a carico del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova”.

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