“Salvano i pappagalli nuca gialla dal traffico illegale”: Sara, Alice e Odi sono in Nicaragua, dove i giovani di Biometepe tutelano la biodiversità pattugliando le foreste
Le tre attiviste del progetto “Diritto a Resistere” sono state accolte sull’isola di Ometepe, nel lago del Nicaragua. Qui operano i ragazzi di un’associazione che si occupa di difendere dall’estinzione questa specie di pappagallo. “Le uova vengono saccheggiate e cedute per un centinaio di dollari ai trafficanti, che poi le rivendono sul mercato occidentale fino a cento volte il loro valore”

NICARAGUA. Ometepe è la più grande isola al mondo all’interno di un lago di acqua dolce. Si trova nel lago Cocibolca, nel cuore del Nicaragua. Qui, in un luogo che vanta ecosistemi unici al mondo, in un paradiso di biodiversità minacciato tuttavia dal commercio illegale, sono approdate Sara Segantin, Alice Franchi e Magdalene Pellegrin, le tre attiviste protagoniste del progetto Diritto a Resistere.
Nei mesi scorsi sono partite dal Messico, con l’obiettivo di attraversare i Paesi del Centro America per documentare i cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni in termini di biodiversità, deforestazione, accaparramento, diritti dei popoli indigeni e raccontare progetti di difesa dei diritti umani e della terra. Noi de Il Dolomiti le abbiamo seguite virtualmente passo dopo passo, per farci raccontare quanto hanno visto e chi hanno incontrato, raccogliendo così le loro emozioni e impressioni di un viaggio nato con l’obiettivo “di provare a cambiare un po’ il mondo, passo dopo passo e parola dopo parola” come ci avevano detto Sara, Alice e Odi.
Ebbene, con loro siamo stati in Messico, dove c’è chi si batte contro i colossi del turismo e del fossile, in Belize nella Porta del cielo, a conoscere chi tutela l’ecosistema marino. E poi in Guatemala, in una comunità che, attraverso progetti di riforestazione, educazione ed ecoturismo, cerca di contrastare accaparramento della terra, narcotraffico e corruzione, e infine a El Salvador, dove c’è chi si impegna ogni giorno per far rinascere le mangrovie e le tartarughe.
Da lì, Sara Alice e Odi hanno attraversato il golfo di Fonseca a bordo di una piccola imbarcazione e sono approdate in Nicaragua e, dopo aver attraversato la frontiera, sono arrivate a Ometepe. Ad accoglierle Biometepe, un’associazione di ragazzi nata una decina di anni fa per tutelare gli uccelli della zona, in particolare il pappagallo amazzone nuca gialla. “Si tratta di una specie a rischio estinzione a causa del commercio illegale – ci raccontano le tre attiviste. – Di questa specie esistono poche migliaia di esemplari al mondo e circa 1600 sono presenti sull’isola di Ometepe”.
Qual è la particolarità di questo pappagallo? “Impara velocemente la lingua umana, pertanto è molto richiesto a scopo di intrattenimento o turistico. La gente del posto, che guadagna poche centinaia di dollari al mese, a volte si trova costretta per sopravvivere a saccheggiare i nidi dei pappagalli per poi cedere le uova, per un centinaio di dollari, ai trafficanti, i quali le rivendono sul mercato occidentale fino a cento volte il loro valore. Il traffico illegale di fauna silvestre in Centro America è il terzo per incassi dopo quello di armi e droga”.
I giovani dell’associazione Biometepe pattugliano, dunque, le foreste, giorno e notte, per impedire che i nidi di pappagallo nuca gialla vengano saccheggiati. “Se dieci anni fa – ci raccontano ancora Sara, Alice e Odi – le uova depositate venivano quasi tutte rubate, oggi, grazie ai pattugliamenti costanti ed estesi, questi ragazzi sono riusciti a garantire la sopravvivenza di alcune centinaia di pulcini”.
A progetti di conservazione e tutela dell’ambiente nell’isola di Ometepe si affiancano anche iniziative di agricoltura sostenibile ed ecoturismo. E’ il caso dell’Associazione Puesta del Sol. E’ composta da un gruppo di donne organizzate in comunità, che tra le attività che portano avanti c’è la produzione di vino di fiori di Jamaica. “Si tratta di particolari fiori rosati, che vengono poi essiccati e dai quali si estrae un vino pregiato e unico al mondo” spiegano Sara, Alice e Odi che hanno trascorso nella comunità alcuni giorni, condividendo la vita rurale di queste donne. “Si occupano, infatti, anche di ecoturismo, un turismo alternativo, fatto di dialogo, confronto e scambio”.












