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| 02 gen 2024 | 10:46

"Spaventa il lupo che preda le pecore (mal custodite) ma affascina il cervo in centro al paese: è giunta l'ora di porsi delle domande", il Parco d'Abruzzo: "Urge fare chiarezza"

Il Parco d'Abruzzo tira le fila d'un 2023 "davvero difficile": "Spaventa il lupo che preda le pecore (mal custodite) ma affascina il cervo in centro a Cortina. Come se ciò non bastasse, sempre più spesso, sui social ci si polarizza su posizioni estreme riguardo la fauna che nulla hanno a che vedere con conoscenza e coesistenza. Urge porsi delle domande ma soprattutto fare chiarezza"

A sinistra foto Bruno D'Amicis - Umberto Esposito

L'AQUILA. La fine dell'anno trascina con sé la necessità di tirare le fila di quanto è stato, di riflettere, anche guardando ai 'buoni propositi' per l'Anno Nuovo. Così hanno voluto fare i referenti del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, che ricordano quello appena trascorso come "un anno veramente complesso, con momenti molto difficili. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, tecnici, Guardiaparco e carabinieri forestali hanno lavorato con serietà e dedizione, sempre e soltanto per la conservazione della natura - anticipano -. Lo hanno fatto anche quando, in alcuni frangenti, il dolore e le emozioni hanno pervaso le loro menti e i loro cuori". 

 

Il 2023 ha infatti racchiuso, fra i vari accadimenti, anche quello della morte dell'orsa Amarena, simbolo del Parco, avvenuta per mano di un uomo che le aveva sparato con un fucile. Fatto che, inevitabilmente, ha riportato ancora una volta l'attenzione sull'"urgenza di far chiarezza su quale sia il rapporto voluto dalla nostra società con il mondo selvaggio".

 

"Viviamo in un momento storico altalenante e distonico - fanno notare dal Parco d'Abruzzo - in cui molti ritengono "normale" accarezzare un cervo in pieno centro a Cortina o a Villetta Barrea, mentre altri si scandalizzano o si spaventano se invece un lupo prenda un cervo, d'inverno, in un luogo non distante dal centro di un paese o preda un gregge di pecore, magari non protette adeguatamente, senza parlare delle povere volpi che secondo alcuni morirebbero di fame a bordo strade senza l'aiuto dell'uomo".

 

"Come se ciò non bastasse, sempre più spesso, sui social ci si polarizza su posizioni estreme riguardo la fauna che nulla hanno a che vedere con la conoscenza e con la coesistenza - proseguono -. Sembra quasi che il 'gioco' sia affermare, a ogni costo, solo la propria opinione, come se quella fosse la verità assoluta, soprattutto quando di mezzo c’è la fauna. È chiaro che in questo modo diventa veramente difficile affrontare situazioni complesse e lavorare per la conservazione della natura". 

 

Secondo i referenti del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, sarebbe importante che "ognuno di noi si ponesse delle domande, ponendosi dei dubbi su opinioni magari ritenute 'valide' per lungo tempo". La realtà è infatti complessa e non sempre basta una semplice 'opionone' per spiegare un fenomeno: "Dobbiamo fare lo sforzo di cercare fonti scientificamente autorevoli e informarci continuamente, partendo dal presupposto di base che la scienza, per definizione, è inesatta, nel senso che si aggiorna continuamente grazie a nuove scoperte, ricerche e studi". 

 

E concludono: "Cose che erano vere ieri, oggi non lo sono più e ognuno di noi deve essere pronto a mettere in discussione le proprie certezze. In che modo vogliamo porci rispetto agli animali selvatici? Cosa sappiamo delle connessioni che formano un ecosistema complesso? Noi come ci rapportiamo alla natura, la nostra vera casa? La nostra civiltà come saprà rapportarsi, nei prossimi decenni, con il cambiamento climatico? Queste sono solo alcune delle domande che ci devono far riflettere perché ci accompagneranno nei prossimi decenni e da queste domande dipenderà anche il nostro futuro".

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