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Bolzano
30 aprile | 13:07

"Stop ai pesticidi e alla monocoltura della mela", torna a Caldaro la tradizionale camminata per chiedere un agricoltura più sostenibile

Circa nove mele su dieci vengono coltivate con il metodo dell’agricoltura chimico-integrata. Il referente del Gruppo Volontari Stop Pesticidi Alto Adige/Südtirol Luigi Mariotti: "Molte sostanze chimiche si diffondono nell'ambiente e la richiesta è inoltre quella di monitorare le zone prossime ai frutteti, anche se non percepiamo da parte della politica locale una reale voglia di cambiare questa situazione"

"Stop ai pesticidi e alla monocoltura della mela", torna a Caldaro la tradizionale camminata per chiedere un agricoltura più

CALDARO. Una camminata per dire stop ai pesticidi e alla monocoltura della mela. Torna domani, mercoledì 1 maggio, al lago di Caldaro, l'ormai tradizionale camminata promossa dall'Gruppo Volontari Stop Pesticidi Alto Adige/Südtirol per chiedere un passaggio ad un agricoltura più sostenibile e meno impattante per l'ambiente e le persone.

 

Da alcuni decenni in Trentino, soprattutto in Val di Non, e in Alto Adige viene praticata la coltivazione intensiva delle mele – informano i volontari – e in regione vengono prodotte ogni anno 1.500.000 tonnellate di mele, pari al 70% della produzione italiana, e circa nove mele su dieci vengono però coltivate con il metodo dell’agricoltura chimico-integrata che utilizza grandi quantità di fungicidi, acaricidi, insetticidi, erbicidi chimici e ormoni vegetali.

 

"Questo tipo di approccio fa sì che molte sostanze chimiche si diffondano nell'ambiente – specifica il referente dell'associazione Luigi Mariotti – e queste hanno effetti negativi per la salute delle persone ma anche dell'ambiente, con la biodiversità che viene sacrificata sull'altare della produzione".

 

L'iniziativa prevede il ritrovo alle 10 al parcheggio del lago di Caldaro e, al termine della camminata, un momento informativo e di confronto con i partecipanti e le varie associazioni coinvolte.

 

"Questa è una giornata a carattere informativo ed è rivolta ai consumatori, per sensibilizzarli sugli effetti negativi di questo tipo di agricoltura – spiega Luigi Mariotti – e anche alle istituzioni per richiedere il passaggio ad un sistema più sostenibile e rispettoso, con colture più diversificate che possano avere inoltre un impatto positivo sui mercati locali".

 

I principali punti che verranno affrontati saranno quelli relativi ai problemi causati dalla coltivazione di tipo industriale: segnalati dai volontari sono in primis quelli per la salute umana e quelli relativi alla perdita della biodiversità, ma anche il degrado del paesaggio agricolo – con la progressiva scomparsa di boschi di fondovalle, prati, siepi, muri a secco, singoli alberi e altre colture – e l'inquinamento dei terreni dovuto al massiccio impiego di insetticidi, diserbanti, fungicidi e concimi chimici.

 

"La richiesta è poi quella di monitorare le zone abitate prossime ai frutteti e quelle maggiormente frequentate dalle persone per comprendere meglio l'impatto delle sostanze utilizzate – conclude il referente del Gruppo Volontari Stop Pesticidi Alto Adige/Südtirol Luigi Mariotti – anche se non percepiamo da parte della politica locale una reale voglia di cambiare questa situazione: abbiamo chiesto all'ufficio competente della provincia un incontro, ma non abbiamo ancora ricevuto una risposta. Restiamo convinti però che siano proprio i consumatori a poter fare la differenza, indirizzando l'acquisto dei prodotti".

 

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