"Cani da guardiania, i cartelli sono il primo passo per evitare situazioni spiacevoli: ma serve più consapevolezza anche dai fruitori della montagna"
Il presidente dell'associazione "Io non ho paura del lupo" Daniele Ecotti a il Dolomiti: "I cani da guardiania sono essenziali per gli allevatori, soprattutto come strumento di protezione dagli attacchi dei grandi carnivori nei territori dove sono presenti: occorre maggiore consapevolezza da parte di chi vive la montagna per una coesistenza più armoniosa"

TRENTO. Un episodio recente sul Monte Grappa raccontato da il Dolomiti ha riportato l'attenzione su un tema che specialmente nella stagione estiva crea malumori e incomprensioni in montagna: la convivenza tra i cani da guardiania, gli allevatori, i grandi carnivori e - non ultimo - chi frequenta la montagna per passione. I cosiddetti “fruitori dell’ambiente”.
Un equilibrio tanto affascinante sulla carta quanto complesso alla dura prova della realtà. "In quella situazione sul Monte Grappa dispiace constatare che l'allevatore non abbia posto un cartello che segnalasse la presenza di cani da guardiania, ma allo stesso tempo non si può continuamente colpevolizzare l'intera categoria: come spesso accade, è un problema di scarsa conoscenza delle situazioni che si possono verificare in quei contesti. Insomma, chi frequenta sentieri e passi a volte è impreparato sulle buone regole da seguire in caso di incontro con un cane da guardiania".
A dirlo a il Dolomiti è Daniele Ecotti, presidente dell’associazione Io non ho paura del lupo, che da ormai tre anni collabora a portare avanti l'ambizioso progetto "Cani da Protezione del Bestiame" (assieme a DifesAttiva e Coop Eliante) che ha l'obiettivo anche di diffondere proprio questa conoscenza reciproca per una convivenza più armoniosa.
“I cani da guardiania sono essenziali per gli allevatori, soprattutto come strumento di protezione dagli attacchi dei grandi carnivori nei territori dove sono presenti", racconta Ecotti. "E allora poi la loro presenza va in qualche modo messa in conto: ecco perché abbiamo pensato con il nostro progetto di creare un cartello unico che segnali la presenza dei cani e soprattutto che riporti cosa fare in caso di incontro. E' un aspetto molto importante e delicato, perché stiamo parlando di animali di grossa taglia e quando le persone sottovalutano i rischi o non hanno idea di come comportarsi possono verificarsi situazioni poco piacevoli. Non solo al limitare del gregge, come nel caso avvenuto sul Monte Grappa: allevatori e pastori da più parti ci raccontano di turisti ed escursionisti che entrano nelle recinzioni per farsi un selfie con gli agnellini e che si sorprendono se vengono poi attaccati dai cani che stanno a protezione degli ovini; o che magari davanti a un cane che abbaia hanno un atteggiamento aggressivo che scatena un'escalation di tensione. Insomma, visto che poi il problema è sempre dell'allevatore noi con il nostro progetto chiediamo anche alle istituzioni e agli enti territoriali di fare un passo in avanti: a partire appunto dall'adozione sul territorio dei nostri cartelli, completamente gratuiti e uniformati".

In tre anni sono quasi mille i cartelli che sono stati distribuiti, donandoli direttamente agli allevatori; gli enti come parchi e comuni hanno aderito al progetto e distribuito autonomamente i cartelli. “Gli allevatori possono richiederli gratuitamente al sito, e invitiamo enti, parchi e regioni ad aderire al progetto”.
“Un piccolo passo – riprende Ecotti - per minimizzare i conflitti: di cartelli del genere ne esistevano e ne esistono moltissimi tipi, occorre trovare un modello unico riconoscibile ed efficace; quindi l'idea è stata proprio quella di crearne uno unico per sopperire alle disomogeneità delle varie località, per fare in modo che possa diventare un cartello 'nazionale'. Isole a parte, siamo arrivati praticamente in tutte le regioni italiane, anche naturalmente in Trentino e in Veneto. L'Alto Adige? Diciamo che lì c'è da fare un grande lavoro di sensibilizzazione sul fronte degli strumenti di prevenzione degli allevatori, il tema è più complesso".
Poi c'è da "sensibilizzare" anche runner, escursionisti, ciclisti e chi più ne ha più ne metta: "Non possiamo aspettarci che gli escursionisti sappiano istintivamente come comportarsi, ma le persone devono anche sapersi mettere in quest'ottica, essere disposte magari a dei cambiamenti di itinerario o a dei piccoli sacrifici. Tornare indietro o fare un giro più largo. Può succedere che in un momento della giornata non sia presente l'allevatore o il pastore, ma non è certo perché sono al bar a divertirsi, è un mestiere duro che va rispettato e per quanto possibile protetto e agevolato. Serve un quadro normativo che supporti gli allevatori senza penalizzare chi ama la montagna".
"La montagna è di tutti - conclude Ecotti -: il nostro è un modello di consapevolezza e collaborazione e ci auguriamo possa continuare a diffondersi e crescere".












