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Trento
04 settembre | 06:00

Dai cervi ai mufloni, caccia aperta a 14 mila ungulati: "In 50 anni sono triplicati". I cacciatori sui cinghiali: "Sono in calo, funziona il piano di contenimento"

Nel week end parte la stagione venatoria, il piano prevede l'abbattimento di 14 mila ungulati tra cervi, caprioli, camosci e mufloni. "Siamo passati dai 22 mila capi degli anni '70 ai dati attuali. Una crescita in 50 anni molto soddisfacente, segno che la gestione è responsabile e attenta". Nonostante i recenti danni in val del Chiese, i cinghiali sono in calo: "In tre anni scesi da mille a 470 capi rimossi"

TRENTO. Sono circa 14 mila gli ungulati nel mirino dei cacciatori trentini. Questa la quota indicata nel piano di gestione per la stagione venatoria in partenza sul territorio provinciale. Un numero alto ma che viene ricondotto nel più ampio quadro di una specie molto presente nei boschi. In calo invece i numeri che si riferiscono ai cinghiali, anche se non mancano le segnalazioni di danneggiamenti riconducibili a questi animali.

 

Il semaforo verde, domenica 7 settembre, al capriolo maschio e al cervo è un momento molto atteso dalle 5.977 doppiette trentine - di questi 5.770 sono soci dell'associazione e cresce anche la componente femminile che si attesa al 3% del totale (circa 200) -. Già iniziata invece - verso fine agosto - l'attività sul camoscio e sul muflone nelle Riserve con piano di contenimento, mentre dal 1 ottobre quest'ultimo animale si può cacciare anche nelle aree senza piano di abbattimento.

 

"Sono 75mila gli ungulati (cervi, caprioli, camosci e mufloni) censiti a livello provinciale", dice Matteo Rensi, presidente dell'associazione cacciatori del Trentino. "Siamo passati dai 22 mila capi degli anni '70 ai dati attuali. Una crescita in 50 anni molto soddisfacente, segno che la gestione è responsabile e attenta, un'attività oculata e di stampo conservativo. Questi numeri evidenziano anche che l'habitat e l'ambiente del territorio sono in salute".

 

I numeri riguardano le 209 Riserve comunali, quindi esclusi gli ungulati presenti nel parco nazionale dello Stelvio, nei demani provinciali e nelle 6 aziende faunistico venatorie. Nel dettaglio si prevede il prelievo di 4.328 cervi, 5.856 caprioli, 3.622 camosci e 159 mufloni. "Un numero massimo e che si può considerare lordo perché poi l'operatività è sempre diversa".

 

C'è un margine del 2% "per evitare che vengano abbattuti troppi ungulati", prosegue Rensi. "Le discipline sono chiare e vengono rispettate con impegno e serierà dai cacciatori". 

 

Capitolo cinghiali. Negli ultimi giorni sono stati registrati molti danni in val del Chiese, devastato un campo di mais, ma anche i pascoli delle malghe sono stati rovinati. Questa specie rappresenta un problema tanto che la Provincia nel recente passato ha delineato un piano specifico di gestione e l'estensione dell'orario di intervento. Un'attività non semplice ma che sembra aver dato risultati in generale.

 

"La caratteristica principale del cinghiale è che è un animale notturno, ci vogliono circa 10 uscite per una rimozione", evidenzia il presidente dell'associazione cacciatori del Trentino. "L'anno scorso sono state superate le 4 mila uscite, per esempio, e sono stati abbattuti 470 esemplari".

 

Nel 2021 sono stati rimossi circa mille cinghiali e nel 2024 si è scesi a 470 capi. "In questi 8 mesi del 2025 siamo a 242 esemplari. Si chiude probabilmente in calo mentre il numero delle uscite è in linea rispetto all'anno scorso. Nel 2023 gli indennizzi provinciali ammontano a 7.500 euro mentre nel 2024 si è un po' saliti a 11.500 euro, si tratta però di un dato che poi deve essere valutato rispetto a quanto viene denunciato".

 

Le zone più colpite dai cinghiali? "L'animale è presente a macchia di leopardo un po' su tutto il territorio provinciale, poi le zone più colpite sono la val del Chiese tra Storo, Condino e Cimego, la Bassa Valsugana nell'area tra Levico Terme, Borgo e Grigno e la val di Ledro", conclude Rensi.

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