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| 05 ago 2025 | 06:00

Il lupo aggressivo "salvato" dai ricorsi degli animalisti attacca e ferisce un bambino di 6 anni a Utrecht: "Scelta incomprensibile, gli esemplari pericolosi vanno rimossi"

L'analisi di Francesco Romito, vice-presidente di Io Non Ho Paura del Lupo: “Non è possibile lasciare libero un animale che ha mostrato in più occasioni un atteggiamento aggressivo nei confronti dell’uomo, con vari casi di attacchi a persone nel 2024 e un altro grave episodio lo scorso maggio. Come associazione, noi ci battiamo per la salvaguardia della specie e non del singolo esemplare: c’è il rischio che questo raro lupo aggressivo diventi un ‘cattivo ambasciatore’ dell'intera specie”.

(foto Provincie Utrecht)
(foto Provincie Utrecht)

UTRECHT (Paesi Bassi). Un lupo sta creando scompiglio nei Paesi Bassi: anzi, qualcosa di più di scompiglio, visto che non più tardi di mercoledì mattina (il 30 luglio) quel lupo ha aggredito un bambino di 6 anni, ultimo caso di una lunga serie di morsi che hanno messo “Bram” (questo il nome del lupo, GW3237m il codice ufficiale) nel mirino delle autorità olandesi.

 

Allarmante in effetti l’ultimo episodio: il bambino si trovava con un gruppo di famiglie nel bosco vicino alla Piramide di Austerlitz, tra le colline di Utrecht, quando è stato inaspettatamente attaccato dal lupo e trascinato via. Grazie alla tempestività degli adulti presenti, che hanno colpito il lupo con un bastone, “Bram” ha mollato la presa è scappato: il bambino è stato portato in ospedale con diversi tagli su tutto il corpo ma fortunatamente ora sta bene e le autorità hanno invitato turisti e residenti ad evitare di avventurarsi in quei boschi finché non sarà risolta la situazione.

 

Su “Bram” in effetti pendeva già da giorni un ordine di abbattimento (dopo un incidente che aveva visto rimanere ferito dai morsi un escursionista a maggio) rimasto per settimane bloccato dai ricorsi delle associazioni animaliste: “E questo è il risultato di un tentativo, onestamente incomprensibile, di difesa a tutti i costi dell’esemplare – commenta a il Dolomiti Francesco Romito, vice-presidente e responsabile della comunicazione di Io Non Ho Paura del Lupo -; dal nostro punto di vista, queste situazioni andrebbero gestite in maniera più seria e risolutiva”.

 

“Non è possibile – puntualizza Romito - lasciare libero un animale che ha mostrato in più occasioni un atteggiamento aggressivo nei confronti dell’uomo, con vari casi di attacchi a persone nel 2024 e un altro grave episodio lo scorso maggio. Come associazione, noi ci battiamo per la salvaguardia della specie e non del singolo esemplare: anche perché in questo caso poi c’è il rischio che questo lupo aggressivo diventi un ‘cattivo ambasciatore’ dell'intera specie”.

 

“Chi vuol denigrare il lupo non aspetta altro che occasioni come questa: e così un episodio raro, anzi rarissimo, come quello di Utrecht diventa il perfetto pretesto per generalizzare la pericolosità della specie nei confronti dell’uomo. I numeri ci dicono che non è così, ma ripeto, la rimozione dell’esemplare problematico dall’ambiente naturale andava fatta, ed andava fatta evidentemente con maggior efficacia”.

 

Il vecchio adagio “a mali estremi, estremi rimedi”: “Per noi gli abbattimenti sono una misura estrema, certo, e tanto per essere chiari non la consideriamo una modalità d’azione efficace e corretta per risolvere i ‘problemi’ di coesistenza tra grandi carnivori e mondo della zootecnia; ma ci sono rari episodi in cui bisogna intervenire subito e senza esitazioni, proprio per prevenire un’escalation o ulteriori episodi pericolosi. Lo ripeto, si tratta di situazioni rarissime, di percentuali veramente minime”.

 

Di attacchi al bestiame e danni all’allevamento da parte dei lupi invece si parla con insistenza nelle ultime ore in Alto Adige, dove è stato dato il via libera da parte della Provincia (dopo il “semaforo verde” di Ispra) all’abbattimento di due esemplari “colpevoli” di alcune scorribande e conseguenti danni in Alta Val Venosta.

 

“Su questo caso – prosegue Romito – come associazione non ci siamo ancora espressi ufficialmente, aspettiamo di vedere le carte e di avere tutti gli elementi per poter commentare avendo a disposizione un quadro completo della situazione. Certo il fatto che a quanto risulta non ci fossero cani da guardiania, ma da conduzione, ci fa sottolineare una volta di più come i metodi di prevenzione in Alto Adige rimangano generalmente carenti. Basta fare un semplice confronto numerico tra le richieste ricevute da Trento e Bolzano per avere accesso ai contributi pubblici per i mezzi di prevenzione efficaci per capire come in Alto Adige continui ad esserci una reticenza totale verso la prevenzione”.

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