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| 19 ago 2025 | 11:07

"Qualcuno si è divertito a impallinarlo ma non è stata quella la causa della morte": ecco l'esito delle analisi sulla carcassa rinvenuta da alcuni escursionisti nel Parco d'Abruzzo

I referenti del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: "La situazione è senza dubbio complessa, poiché le condizioni della carcassa non erano ottimali, e la morte è avvenuta come conseguenza di un insieme di fattori. Ciò che è certo è che  l'animale era oggetto di fucilate, con pallini piccoli (quelli per l’avifauna), ma quelle ferite non sono state la causa della morte"

L'AQUILA. "Sono arrivati i risultati definitivi della necroscopia relativa all’orso trovato morto a metà aprile nei pressi di Forca Caruso, nel Comune di Ortona dei Marsi (in Abruzzo)". A parlare sono i referenti del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, che nelle scorse ore hanno pubblicato un post di aggiornamento sull'esemplare.

 

La carcassa dell'orso bruno marsicano era stata ritrovata nella giornata di domenica 13 aprile da alcuni escursionisti nella zona montana compresa tra i comuni di Ortona dei Marsi e Goriano Sicoli. Le prime analisi, comunicate il 17 aprile, avevano escluso la morte dovuta a un colpo di arma da fuoco e stabilito che si trattava di un maschio adulto di 203 chili di peso.

 

Mancavano però gli esami tossicologici e quelli di laboratorio per la ricerca di patologie infettive che necessitavano di molto più tempo. Adesso, con i referti degli esami svolti, sia presso la Clinica veterinaria dell’Università di Teramo, dove è stata effettuata la radiografia total body, sia presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo, dove sono stati eseguiti l’esame necroscopico e condotte tutte le indagini ritenute necessarie per individuare le cause che hanno determinato la morte dell’orso, sono stati resi noti i risultati.

 

"La situazione è senza dubbio complessa - sottolineano dal Parco d'Abruzzo - poiché le condizioni della carcassa non erano ottimali, e la morte è avvenuta come conseguenza di un insieme di fattori". Negli spazi dell'Istituto Zooprofilattico è stato possibile stabilite che l’orso non è morto per avvelenamento e che non aveva lesioni compatibili con un eventuale investimento da veicolo, "mentre è stata documentata la presenza di lesioni esterne compatibili con graffi, morsi e unghiate di un altro orso, come peraltro confermato dal successivo esame dei tessuti".

 

L'esame ha peraltro evidenziato che l’animale non era defedato e presentava uno stato nutrizionale buono, come testimoniato dal peso di 203 chili, peraltro nel periodo post letargico: "La necroscopia ha permesso di confermare che la morte risaliva ad almeno 48 ore prima del ritrovamento, fatto questo che ha determinato una situazione complessa in termini di alterazione degli organi e dei tessuti interni, quasi tutti colliquati, limitando notevolmente le possibilità analitiche".

 

E proseguono: "Altro dato significativo, già venuto fuori dalla radiografia total body eseguita nella Clinica Universitaria di Teramo è relativo al fatto che l'animale era oggetto di fucilate, con pallini piccoli (quelli per l’avifauna), ma queste ferite non sono state la causa della morte. L’Istituto Zooprofilattico ha quindi refertato la presenza di un’infezione sistemica di tipo setticemico che è una condizione in cui batteri, o altri agenti infettivi, entrano nel circolo sanguigno e si diffondono nell’organismo, provocando una risposta infiammatoria generale. Nel caso in esame, l’Istituto Zooprofilattico, nonostante le molteplici ricerche di laboratorio, non ha potuto però individuare l’agente patogeno a causa dell’avanzato stato di decomposizione della carcassa".

 

In ultima analisi, quindi, dell'orso si sa "sicuramente di cosa non è morto, ovvero veleno, investimento e arma da fuoco. Anche se, ancora una volta, c’è la conferma che qualcuno si “diverte” a sparare agli orsi e questo resta un elemento ricorrente ed estremamente grave", concludono amareggiati dal Parco.

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