Tiri di dissuasione rinforzati contro gli orsi: dal 'botto' (meno forte di quelli usati contro i manifestanti) ai ricorsi, ecco come funziona in Francia e perché il Trentino ha molta strada da fare
I “tirs d’effarouchement renforcés”, questo il nome francese, sono eseguiti con un fucile calibro 12 caricato con cartucce a doppia detonazione. I colpi devono essere sparati in modo che agiscano tra la postazione o il gregge e la zona in cui si presume si trovi l'orso, con un angolo di tiro non inferiore a 45 gradi rispetto al suolo. In Trentino si chiede di estenderli ad allevatori, agricoltori e cacciatori ma ecco come funziona in Francia e di cosa si sta davvero parlando

TRENTO. Quando si parla di gestione di orsi e lupi in Francia si tende ad essere strumentalmente selettivi, nel senso che si prende un segmento di strategie gestionali complesse per trasportarlo in un altrove qualunque, come se fosse un passpartout. Non sempre è così, anzi quasi mai. Eppure, è così che la gestione cinegetica del lupo in Francia entra nel dibattito italiano, ed è cosi che ora la questione dei “tiri di dissuasione rinforzati” entra nel dibattito trentino sulla gestione dell’orso. Al di là di qualsiasi valutazione di merito, serve almeno chiarire al meglio di cosa stiamo parlando. Cosa sono i tiri di dissuasione rinforzata, chi in Francia può autorizzarli, chi può eseguirli, in quali circostanze, con quali premesse e con quali obiettivi.
I “tirs d’effarouchement renforcés”, questo il nome francese, sono eseguiti con un fucile calibro 12 caricato con cartucce a doppia detonazione. I colpi devono essere sparati in modo che agiscano tra la postazione o il gregge e la zona in cui si presume si trovi l'orso, con un angolo di tiro non inferiore a 45 gradi rispetto al suolo. Il principio operativo è dunque provocare uno stimolo sonoro dissuasivo, evitando di colpire direttamente l'animale. Non si spara dunque né contro l’orso né in direzione dell’orso. Primo elemento importante da tenere a mente. Dopo un lungo braccio di ferro, il 4 aprile scorso il CNPN francese, ovvero il Consiglio Nazionale di Protezione della Natura, è riuscito ad ottenere il livello di pressione sonora delle munizioni a doppia detonazione: 120 decibel. Sono tanti? Sono pochi? A titolo di confronto possiamo dire che la soglia di tollerabilità per l’orecchio umano è fissata a circa 140 decibel come livello di picco.
Restando alla Francia, può essere interessante sapere che le granate assordanti utilizzate dalla polizia contro i liceali francesi nelle recenti manifestazioni di piazza, parliamo soprattutto delle recenti EF-SON in dotazione alle forze dell’ordine dal 2025, producono un livello sonoro di 160 decibel a 10 metri di distanza, con il rischio di danni permanenti per chi si trova nelle vicinanze. Apparentemente, dunque, la legge francese tutela maggiormente le orecchie degli orsi rispetto a quello degli studenti. Sì e no. Sì nel senso che l’uso di cartucce a doppia detonazione anti-orso avviene all’interno di un sistema di deroghe, di autorizzazioni e di precauzioni che disciplina in modo estremamente preciso angolo di tiro, posizione, distanze operative e formazione degli addetti mentre nulla di tutto ciò accade quando si tratta di manifestazioni studentesche e di ordine pubblico (il che spiega anche le feroci polemiche contro i metodi repressivi della polizia in Francia), e no perché l’udito dell’orso è molto più sensibile di quello umano. Rumori che per l’uomo sono considerati “rumori di fondo” o comunque ampiamente tollerabili, per l’orso possono già risultare fastidiosi o minacciosi se improvvisi i imprevedibili.
Studi eseguiti in America su grizzly e orsi neri hanno dimostrato che l’udito degli orsi si spinge in profondità nella gamma degli ultrasuoni e che un orso è in grado di rilevare una conversazione umana a 300 metri di distanza e il clic di un otturatore o di una fotocamera a 50 metro di distanza. Ergo: 120 decibel sono veramente tanti. La questione dei possibili danni agli animali, attraverso successivi ricorsi delle associazioni ambientaliste, è stata oggetto anche di una battaglia giudiziaria. Il 10 luglio 2023, il Consiglio di Stato francese ha preso dunque in esame i rischi connessi all’uso delle cartucce a doppia detonazione relativamente alla presenza di femmine gravide o accompagnate da piccoli arrivando alla conclusione che, in base ai dati disponibili nel periodo di sperimentazione di questa tipologia di tiro, non erano stati evidenziati effetti negativi particolari anche se questo, ovviamente, non costituiva garanzia di innocuità in senso assoluto. Va ricordato che la fase cosiddetta “di sperimentazione” è durata dal 2019 al 2022. I primi decreti governativi che introducono i tiri di dissuasione rinforzati nel 2019 e nel 2020 vengono infatti bocciati nel 2021 e nel 2022.
I giudici, infatti, ritengono che le garanzie per l’incolumità di femmine gravide e piccoli siano insufficienti. Il 4 maggio 2023 il governo insiste con un nuovo decreto restringendo però il campo operativo agli agenti dell’OFB, l’Ufficio francese Biodiversità, soprattutto quelli della Brigata Mobile, e secondo protocolli operativi molto rigidi. Così si è andati avanti fino a quest’anno, quando, il 13 luglio, il Ministero della Transizione Ecologica pubblica un decreto modificativo della legge del 2023 che estende la facoltà di effettuare tiri rinforzati direttamente agli allevatori, ai pastori, ai membri dei consorzi di allevatori e a personale venatorio specializzato scelto dai prefetti, i cosiddetti “lieutentants de louveterie”. Immediato il ricorso delle associazioni ambientaliste al Tribunale amministrativo di Tolosa che, dal canto suo, decreta lo stop d’urgenza alle ordinanze prefettizie che recepivano le nuove disposizioni. Quello che accade dopo, con una sentenza in qualche modo storica, è che il 20 agosto 2026 il Consiglio di Stato ribalta il verdetto annullando le sospensioni d’urgenza e ripristinando la legalità delle ordinanze, ritenendo le procedure adeguate e proporzionate sia nell’ottica di salvaguardia della specie e che di difesa delle attività economiche di montagna. Il che, tradotto, vuol dire: via libera ma con paletti molto rigidi.
Nel dettaglio: nessuna decisione arbitraria o autonoma da parte di pastori e allevatori. Solo le aree direttamente colpite possono richiedere la deroga prefettizia per i tiri rinforzati in base a criteri di vulnerabilità già preidentificati. E poi: misure di prevenzione obbligatorie. L’allevatore deve dimostrare di avere implementato senza successo le misure di prevenzione classiche, tipo cani da guardiania o recinzioni elettrificate. Molto strette anche le maglie dei protocolli operativi di tiro. Il gregge deve infatti essere raggruppato per la notte e l’orso deve essere attivamente avvistato nelle immediate vicinanze. L’esecuzione dei tiri di dissuasione rinforzati richiede poi obbligatoriamente la presenza di due persone, una che illumina l’animale con un faro e convalida la traiettoria per escludere rischi, l’altro che spara tra l’orso e il gregge da una postazione fissa, con il divieto per entrambi di detenere munizioni letali durante l’operazione. Non proprio facilissimo.
Anche con la nuova disciplina però, operazioni di questo tipo restano vietate nella core area del Parco Nazionale dei Pirenei e gli interventi restano limitati alle ore notturne con possibilità di estensione alle ore crepuscolari e dell’alba. Da ultimo, da segnalare che chi spara, oltre ad avere la licenza di caccia, deve obbligatoriamente aver frequentato un corso di formazione specifico dell’OFB e questo sia per gli aspetti tecnici che per quelli di applicazione della normativa. Che il tutto non sia proprio una passeggiata lo dimostra anche il fatto che delle 167 missioni effettuate tra il 2019 e il 2025 solo 59, cioè meno della metà, si sono concluse con azioni effettive di dissuasione. Per esempio, nel 2021 le notti di intervento sono state oltre 93, ma solo 18 sono finite con gli spari. E mai in questi 6 anni è stato sparato un solo proiettile di gomma, che pure, in casi estremi, la normativa prevede.
Aperta parentesi. Sarebbe anche estremamente interessante spiegare perché improvvisamente, nel 2026, il governo francese, il più debole della storia della Quinta Repubblica per ammissione del suo stesso primo ministro, Sébastien Lecornu, cambia più volte le regole del gioco nella gestione dei grandi carnivori, oppure raccontare delle fratture che attraversano la società civile francese di fronte all’aggressività crescente dei sindacati agricoli. Servirebbe per capire che dietro ogni scelta anche meramente gestionale che riguardi orso e lupo c’è una cornice più ampia che in qualche modo la influenza e la determina. E che, in questo senso, i grandi carnivori, sono un barometro sociale eccezionalmente interessante. Chiusa parentesi.
In definitiva, tornando ai tiri di dissuasione rinforzati, se il Trentino vuole prendere questa strada di lavoro ce n’è da fare parecchio. Per tutti.









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