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Trento
27 febbraio | 15:29

“Trasformare la falesia del Segrom in 'Climbing Arena'? Sfregio ambientale. Quella un'area di tutela: dopo l'incendio priorità sia il recupero naturalistico”

La consigliera di Alleanza Verdi e Sinistra Lucia Coppola interviene sulla progettualità nel territorio di Nago dove si prevede “la trasformazione dell'area” della falesia del Segrom “nella 'prima vera Climbing Arena' con centinaia di itinerari in uno spazio limitato”

NAGO-TORBOLE. “Trasformare la falesia del Segrom in 'Climing Arena'? Uno sfregio ambientale e un uso improprio di risorse pubbliche in area di tutela”. A parlare è Lucia Coppola, consigliera provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra, intervenendo sulla progettualità che dovrebbe riguardare la parete – molto nota nell'ambiente dell'arrampica sportiva –, coinvolta nel luglio del 2022 dal vasto incendio che per giorni aveva interessato l'area (Qui Articolo).

 

A ripercorrere le tappe dell'iniziativa è la stessa Coppola, presentando un'interrogazione sul tema in Consiglio: “La delibera 128 del 29 novembre 2023 della Giunta comunale di Nago Torbole – scrive – ha previsto un intervento generale di 'Sistemazione, attrezzatura e valorizzazione ai fini della pratica dell'arrampicata sportiva della falesia Segron nel Comune di Nago-Torbole' con una presa d'atto del progetto generale di fattibilità tecnico-economica e approvazione in linea tecnica del primo stralcio esecutivo, con uno stanziamento di 315mila euro”.

 

Due anni dopo, il 7 novembre 2025: “La delibera 86 – scrive ancora la consigliera – ha approvato la linea tecnica del progetto di fattibilità tecnica (progetto complessivo 315 mila euro di cui 114.999,22 relativi al primo stralcio già realizzato). Nella delibera si stabilisce che il progetto esecutivo verrà condiviso integralmente con la Soprintendenza. Il progetto prevede quindi nel secondo stralcio interventi per complessivi 200mila euro, comprendenti posa di barrierine metalliche per oltre 240 metri lineari, installazione di reti armate in aderenza su versanti per centinaia di metri quadrati, ancoraggi cementati, controventature in acciaio e completa ri-attrezzatura delle linee di arrampicata”.

 

L'area però, spiega Coppola, è classifica dal Prg e dal Pup come “Area di tutela ambientale e Zona a bosco, oltre a ricadere in sistemi di paesaggio forestale di particolare pregio e al limitare di aree di elevata integrità”. L'incendio del 2022 poi “ha compromesso la stabilità dei versanti e l'equilibrio ecologico dell'area”, sulla quale sono peraltro presenti “emergenze archeologiche e testimonianze rupestri, oggetto di recente studio e tutela”. In questo contesto, ribadisce la consigliera di Avs: “Il progetto non si limita alla messa in sicurezza, ma esplicitamente persegue la trasformazione dell'area nella 'prima vera Climbing Arena' con centinaia di itinerari concentrati in uno spazio limitato”.

 

In un'area classificata di tutela ambientale però: “La priorità dovrebbe essere il recupero naturalistico e la rinaturalizzazione post-incendio – continua Coppola – non la moltiplicazione di infrastrutture metalliche permanenti. L'installazione di centinaia di ancoraggi chimici, reti metalliche, barrierine e strutture di contenimento altera in modo significativo e permanente il paesaggio, introducendo elementi artificiali in un contesto naturale fragile. Il progetto stesso ammette poi l'impossibilità di azzerare il rischio geologico e riconosce la presenza di settori non mitigabili, con permanenza di pericoli di crollo e frana”.

 

In definitiva, si legge nell'interrogazione: “L'incremento programmato della pressione antropica in un ecosistema appena uscito da un incendio di vasta scala appare in evidente contraddizione con ogni principio di precauzione ambientale. L'investimento pubblico di 200mila euro viene destinato non alla tutela ambientale, ma al potenziamento di un'infrastruttura sportiva specialistica, con conseguente intensificazione dei flussi turistici in area vincolata. La qualificazione degli interventi come 'manutenzione' appare discutibile, considerata la natura estesa e strutturale delle opere previste”.

 

In conclusione, alla Pat la consigliera chiede quindi se la classificazione di Area di tutela ambientale si possa ritenere “coerente con la posa di centinaia di metri di strutture metalliche permanenti e la trasformazione del sito in un polo sportivo intensivo” e se la Provincia stessa “condivida la scelta politica di privilegiare l'infrastrutturazione turistica rispetto alla rinaturalizzazione e al recupero ecologico post-incendio”. Coppola chiede poi se sia stata effettuata “una valutazione indipendente e cumulativa” dell'impatto dell'intervento – considerando anche “l'aumento prevedibile dei flussi” –, se i vertici della Pat non ritengano che l'operazione “configuri una progressiva artificializazione del versante del Monte Baldo, in contrasto con le finalità di tutela dichiarate negli strumenti urbanistici provinciali” e se il Comune di Nago Torbole abbia “condiviso il progetto con la Soprintendenza” e quali valutazioni siano state fatte dalla stessa.

 

Alla luce del “principio di precauzione”, in chiusura Coppola chiede dunque alla Provincia se intenda intervenire per sospendere il progetto “promuovendo un confronto pubblico trasparente con la comunità locale e con i portatori di interesse ambientale”.

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