Una ''P'' scarlatta sui tronchi degli alberi del Trentino. Marco Albino Ferrari: ''Ho chiesto spiegazioni ma in realtà bastava un po' di immaginazione''
La riflessione dello scrittore, sceneggiatore, giornalista e membro del comitato scientifico dell'Altramontagna porta alla luce una curiosità che non tutti conoscono

TRENTO. ''Se in questi giorni vi capita di fare qualche giretto nei boschi del Trentino, non allarmatevi alla vista di una “P” scarlatta segnata sui tronchi più grossi. No, non sta per “principiante neopatentato” né, tantomeno, per lavaggio a secco con Percloroetilene, come avvertono le etichette di certi vestiti delicati. Ho passato qualche minuto di fronte a una di quelle “P” grattandomi il mento, pensando. Chi l’aveva segnata? E perché? Poi, escluse tutte le ipotesti e non trovando risposte, mi sono detto, «chiederò»''. E così ha chiesto Marco Albino Ferrari scrittore, sceneggiatore, giornalista, fondatore nel 2002 della rivista “Meridiani Montagne”, che ha diretto per un quindicennio, e fondatore, promotore e membro del comitato scientifico de L'Altramontagna.
Ha chiesto a chi ne sapeva e la risposta è stata semplice quanto utile da conoscere. ''La “P” e in realtà bastava un po’ di immaginazione – spiega - indica la presenza di una cavità di picchio. La “P” sta per picchio. In Trentino ci sono oltre duemilacinquecento piante marcate. Si tratta di un segno convenzionale che aiuta i forestali al momento di scegliere quali piante abbattere e quali conservare, preservando così gli alberi con cavità. Poco importa se la cavità non ospita più il simpatico uccello che l’ha scavata - prosegue -: quelle del picchio nero sono infatti fondamentali nei boschi di conifere (piante prive di cavità naturali) perché offrono siti in cui nidificare anche a moltissime altre specie. Una volta che la tana c’è, qualcuno se ne approfitta. Occhio dunque alla “P”, l’albero su cui è segnata potrebbe ospitare qualcuno, specie nella primavera appena iniziata''.
Un consiglio prezioso specie in anni post Vaia. Dopo la tempesta che aveva devastato i boschi di buona parte del Nord Est la priorità era diventata portare via il legname abbattuto e come spiegava in un approfondimento il Parco Naturale di Paneveggio ''il 50% degli alberi marcati con la 'P' pre Vaia era andato distrutto''. ''Il 60% della popolazione di picchio nero nidificante nel Parco Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino - proseguiva l'analisi - ha “approfittato” dell’epidemia di bostrico per costruire nuovi nidi sulle piante parassitate. È quanto emerge da un articolo pubblicato sulla rivista internazionale Animal Conservation, che mette in luce i primi risultati di un progetto pluriennale nato dalla collaborazione tra Muse, Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino e Università degli Studi di Milano''.
E allora ecco un'ulteriore complessità. Gli alberi bostricati andavano rimossi per evitare all'epidemia di diffondersi, ma alcuni di questi venivano usati dai picchi come casa. Come fare per preservare da un lato questi simpatici uccelli e dall'altro gestire il bosco nella maniera più funzionale possibile evitando al bostrico di proliferare? Lo spiega il Parco Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino. ''A seguito di Vaia e dell’epidemia di bostrico, nel 2022 è iniziato, grazie alla collaborazione tra il Muse, il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino e l’Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali), un progetto pluriennale di monitoraggio dell’avifauna nidificante nelle aree del Parco interessate dalla tempesta, che prevede di marcare nuovi siti di nidificazione. Si tratta dell’evoluzione del progetto di conservazione avviato nel 2007 dal Muse e dal Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento per identificare alberi con nidi di picchio – in particolare picchio nero – e marcarli con una “P” rossa in modo da preservarli dal taglio: una “lettera scarlatta” che aveva portato alla marcatura e salvaguardia complessiva di 2.500 alberi in tutto il territorio provinciale. Grazie alla collaborazione con l’Agenzia provinciale delle foreste demaniali è stata quindi avviata una fase di sperimentazione nella foresta di Paneveggio (TN), che prevede l’individuazione e marcatura di alberi bostricati con cavità di picchio nero, nonché la marcatura di gruppi di 20-30 piante attorno a tali alberi. Questi gruppi di piante saranno preservati dal taglio e si spera potranno garantire la disponibilità di siti di nidificazione per il picchio nero, le altre specie di Picidi presenti e le specie nidificanti secondarie per gli anni a venire''.












