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Tra malinconia e umorismo, ecco "Foglie al vento". I film di Aki Kaurismaki si confermano imperdibili

DAL BLOG
Di Alda Baglioni - 01 gennaio 2024

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore

Come fermare un treno in corsa? Impossibile. L’ultimo film del regista finlandese Aki Kaurismaki non ha freni. Lo sceneggiatore che ha scritto e diretto “Foglie al vento” possiede un’irresistibile voglia di raccontare il mondo proletario.

 

Dopo sei anni dal suo ultimo lavoro "L’altro volto della speranza", Aki ritorna a parlarci con la semplicità raggiunta dai geni della regia.

 

E’ la storia di due persone sole, nella capitale Helsinki. Lei è commessa in un supermercato, licenziata perché si impossessa di un prodotto scaduto, lui metalmeccanico con il vizio dell’alcol, anch’egli licenziato dopo un infortunio sul lavoro. Due vite s’incontrano e si perdono per caso.

 

Uno stile unico e poetico specialmente nell’uso delle luci e del colore. Il regista vuole osannare i suoi “dei”: Charlie Chaplin, Bresson Ozu.

 

Tutto il film è un inno al cinema, il cinema da vedere in sala, non esiste la televisione, un omaggio all’amico Jim Jarmush con “I morti non muoiono”, molto apprezzato dalla protagonista Ansa (Alma Poysti) invitata alla proiezione al Ritz da Holappa (è il cognome, non sapremo mai il suo nome). Non ha importanza, l’essenziale è l’incontro, il vero amore che cresce e che supera gli ostacoli.

 

Les feuilles mortes” titolo originale, riferimento ai versi del poeta Jacques Prevert, e all’importanza delle parole. Parole cantate e scandite dal duo finlandese disco d’oro Maustetytot con un’esibizione live, o dal re del tango finlandese Olavi Virta.

 

Parole che parlano d’amore, di abbandono, del ritrovarsi. Parole che denunciano alla radio, mai in tv, una guerra assurda, in Ucraina. Il dramma della popolazione, gli attacchi aerei, le bombe, i morti. Aki sembra dirci di non dimenticare cosa sta accadendo, nonostante i problemi di tutti i giorni.

 

Un inno alla pace e alla fratellanza che si esprime nelle piccole cose come il comportamento delle colleghe di Anne che si fanno licenziare per solidarietà, oppure dell’ infermiera che regala i vestiti a Holappa (Jussi Vatanen) quando esce dall’ospedale.

 

Inquadrature fisse alla Kaurismaki, pochi dialoghi, poche azioni, esigui movimenti di camera. Il karaoke come momento d’incontro di sguardi; da sfondo la notte e la semplicità di una vita incompleta. L’importante è amare. Lo esprimeva nei suoi film Charlie Chaplin. L’amore per un cane abbandonato, l’amore per un uomo che cambierà per amore.

 

Il film ha vinto Il Gran Premio della Giuria a Cannes 2023 ed è candidato all’Oscar come miglior film straniero. Il regista – premiato a Cannes nel 2002 - era stato anche candidato all’Oscar per “L’uomo senza passato”, ma si era rifiutato di partecipare alla cerimonia americana di premiazione poiché non voleva festeggiare in un paese in stato di guerra.

 

Nulla di superfluo in “Foglie al vento”, 81 minuti, per gustare sorridendo una storia universale che mira all’essenza; rigorosamente in sala.

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