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''Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo'', la Chiesa celebra ''il corpo ed il sangue di Cristo''

Gesù ribatte che il vero pane che può avvicinare alla vita eterna è la sua Parola, la sua rivelazione, mentre la manna non garantì la vita eterna, anzi, nel deserto morì tutta la generazione che uscì dalla schiavitù in Egitto
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Di Alessandro Anderle - 13 giugno 2020

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Gv 6,51-58 [In quel tempo, Gesù disse alla folla]: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Gesù disse loro: "In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".

 

In questa domenica la chiesa cattolica celebra “il corpo ed il sangue di Cristo”, il pane ed il vino dell'eucaristia. Il brano viene preso dal vangelo secondo Giovanni, l'evangelo dello spirito, dove si troverà Gesù stesso parlare del suo corpo e del suo sangue. Nei versetti che precedono il nostro brano, Gesù inizia una discussione con i propri correligionari, i quali sostengono che Mosè diede loro il pane della vita, la manna. Gesù ribatte che il vero pane che può avvicinare alla vita eterna è la sua Parola, la sua rivelazione, mentre la manna non garantì la vita eterna, anzi, nel deserto morì tutta la generazione che uscì dalla schiavitù in Egitto. Nessuno di loro vide la terra promessa, ma perirono nei quarant'anni di peregrinazione nel deserto. Solamente la generazione che non fu fisicamente schiava poté accedere alla terra di Canaan.

 

Ora, però, il dialogo cambia il suo tenore, e Gesù comincia a riferirsi al suo corpo ed al suo sangue in termini eucaristici. La carne, sarx nell'originale greco, nella cultura biblica indica la fragilità della condizione umana, la caducità. Il proprio Sé è esposto nella carne. E sarà esattamente questa carne, la fragilità in cui decise di incarnarsi la Parola del Padre, il Cristo, ad essere esposta sul Golgota. Solamente chi si ciberà della carne sacrificale di Gesù, otterrà la vita eterna, così come chi ne berrà il sangue. Inutile sottolineare lo sdegno che causarono queste parole di Gesù nei suoi correligionari, poiché il sangue era ritenuto sacro, toccato da Dio, quindi capace di contaminare l'essere umano.

 

A questo punto sembra interessante approfondire la questione dell'incarnazione del Verbo, della Parola, nella carne umana. Verbo, Logos in greco, nella storia della filosofia e della teologia ha assunto una ricchezza tale di significati, da portare un pochino allo smarrimento. Che cos'è questo Logos che si è incarnato, che venne sacrificato e che grazie ad esso il credente può accedere alla vita eterna? Nella cultura biblica il Logos non è esattamente la stessa cosa di cui parlano i filosofi. Questo termine viene utilizzato per tradurre l'ebraico dabar, che significa sì letteralmente “parola”, ma con un valore performativo.

 

La parola nella cultura di Gesù era una dimensione performativa, porta alla realizzazione di qualcosa, avvia dei processi. Come il Padre che, nella creazione, utilizzò solamente la parola. E la Parola del Padre si fece carne, diventò perfettamente sarx, carne esposta al mondo. Ma Logos, in greco, deriva da un verbo che significa letteralmente “legare, tenere assieme”: il Logos è una relazione. Qui acquisiamo un significato ulteriore: ciò che si fece carne – se così si può dire e se così ci è lecito parlare – fu la Parola creatrice di Dio, e questa Parola è relazione, forse potremmo dire che è capace di creare proprio perché relazione.

 

Il corpo ed il sangue di Cristo, forse, sono stati offerti davvero per la salvezza di coloro che sanno riporre la propria fiducia nella Parola e nelle relazioni, nella Parola che sa creare Amore perché sgorga dalla relazione, con gli altri, con Dio e con il mondo-ambiente.

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