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| 02 aprile | 10:26

Da Gravina a Santanchè: il Paese dove le dimissioni sono una concessione e mai un atto dovuto

Da Gravina a Santanchè: il Paese dove le dimissioni sono una concessione e mai un atto dovuto
DAL BLOG
Di Angelo Carrillo - 02 aprile 2026

Comunista, cinefilo lukacsiano, dal 1999 collabora al quotidiano Alto Adige per il quale ha curato la rubrica settimanale di enogastronomia. Ha scritto per mensili e riviste tra cui l’Espresso e la guida ai Ristoranti d’Italia, la guida “Osterie d’Italia”, portavoce Slow Food Alto Adige, è tra i maggiori esperti di cultura agroalimentare altoatesina.

Leggo, senza troppo stupore, che Gabriele Gravina, presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, è, per statuto, praticamente inamovibile, e senza un suo gesto volontario, non può essere rimosso dalla sua funzione. E’ quindi partita la “moral suasion” per invitarlo a dimettersi dopo il nuovo disastro della mancata qualificazione dell’Italia ai mondiali 2026. Incredibile eppure normale, in un paese in cui dimettersi è considerato poco onorevole e resistere ad oltranza un segno di forza e di ragione.

 

Gravina, Buffon, e persino Rino Gattuso hanno quindi dichiarato che rimarranno al loro posto ancora per un po’. D’altronde c’è voluta la sconfitta al Referendum e una lettera aperta da parte di Giorgia Meloni per convincere alcuni inquisiti a togliere il disturbo in seno alla compagine governativa, tra questi la plurinquisita Daniela Santanché che se ne andata senza rinunciare a un gesto di sdegno altezzoso.

 

Quello che è normale in tutti i paesi civili, in Italia è una concessione. Siamo il paese, dove l’Ordine dei Biologi,  è stato per anni presieduto da un orgoglioso NoVax anche in periodo di Covid, il paese delle corporazioni autonome e indipendenti e insindacabili come hanno da poco ribadito 14 milioni di italiani al referendum sulla magistratura cui è stata concessa una sorta di indulgenza plenaria e l’intoccabilità di una casta indiana. La facoltà di autogiudicarsi, autoassolversi, autoriformarsi senza più limite alcuno. Intoccabilità Plenaria. Sia mai che limitare la loro autoreferenzialità avesse provocato una presa di coscienza a valanga anche in altre corporazioni.

 

Anche nella politica magari dove la perpetuazione dei ruoli e la decrepitezza delle figure apicali è da decenni la regola. Tra le poche eccezioni la segreteria del Pd che, dalla sua fondazione, 20 anni fa, ha visto succedersi una decina di segretari regolarmente dimessisi. Fino a poco tempo fa. Con Elly Schlein infatti la musica sembra cambiata, e l’ultima segretaria del Partito Democratico sembra destinata a durare, anche se, ribadiamo, a pensarci bene non è necessariamente una buona notizia.

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