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| 17 aprile | 17:31

''Festa della Rivoluzione'', D'annunzio a Fiume una spy story in stile James Bond nell'universo anarchico nazionalista del dopoguerra

DAL BLOG
Di Barbara Mastronardi - 17 aprile 2026

 Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.

Ero scettica. I film storici non sono solitamente, come si suol dire, nelle mie corde . Ha prevalso, come sempre, la mia innata curiosità di base, in particolare verso una figura così controversa e affascinante come Gabriele D'annunzio e, lo ammetto, gli occhi smeraldini di Riccardo Scamarcio, dettati dalle sue origini pugliesi, a discendenze normanne, non erano sicuramente d'intralcio. Oltre alla la voce delle cuore, probabilmente, visto che mio padre era di Monopoli e aveva gli occhi verde giada. Man mano che la vicenda fluiva, scena dopo scena, con una sapiente regia fotografica che di per sé, dosando solo l'alternanza delle luci creava un'atmosfera unica, mi sono appassionata sempre di più.

 

"Festa della Rivoluzione", un film di Arnaldo Catinari con Valentina Romani, Nicolas Maupas, Maurizio Lombardi, Darko Peric e Riccardo Scamarcio. Maurizio Lombardi, è lui. Senza dubbio alcuno incarna in modo trascendentale quello che l'immaginario collettivo e la storia ci ha tramandato di D'annunzio. Se avessi dovuto immaginarlo, partendo da quanto ho appreso sarebbe stato così. È nota la vita tumultuosa di questo esteta per eccellenza, densa di amori potenti, scandali a profusione, debiti, e ricerca del piacere come arte e guida, da non perdere mai di vista.

 

Fiume. 1919. Incipit. Una voce fuori campo racconta. E mi fermo qui. L' occupazione di una città. Sentimenti nazionalisti forti. Una vicenda intricata e noir, un giallo complesso e ben costruito. E, soprattutto, negli atti dei personaggi, nelle scene piccanti e libertine, disinibite totalmente, che rendono benissimo l'idea di un noncurante e assoluto libero arbitrio che traspare da ogni singola sfaccettatura, regnano sovrane due caratteristiche. La celebrazione dell'indipendenza assoluta dalle convenzioni in tutte le sue forme, a tratti quasi caricaturale, e la passione. Che sia torbida, amorosa, patriottica o guerresca non ha molta importanza.

 

Esiste e permea tutto, profondamente, soprattutto negli sguardi degli attori, che riescono veramente in maniera egregia a rendere reali e palpitanti le loro azioni e reazioni. È come se, in un certo qual modo, la cinematografia moderna venga trasportata come d'incanto dentro il passato post prima guerra mondiale, con echi chiarissimi a film famosi e controversi. Eyes Wide Shut, per dirne uno. Sono scene potenti e controverse che fanno parte dell'atmosfera che si respira profondamente. La ribellione. Per quanto, ovviamente, la vicenda sia infarcita di fantasia, una storia alla James Bond, comprensiva di storie d'amore impossibili , scazzottate furiose e vecchi rancori e vendette, riesce comunque a comunicare il suo insegnamento intrinseco.

 

Manda un messaggio. Potente. Un inno alla rivoluzione in quanto tale, in difesa della libertà, un'ideologia che non muore , ma che si tramanda forte e chiara. Questo dipinto anarchico e sfaccettato è una rivolta popolare, che attira reduci di guerra, giovani idealisti, e donne e uomini sono alla pari e questo è un messaggio fortissimo. Essere sé stessi sempre, e lottare per questo. A costo della vita stessa. Chapeau.

 

 

"Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per uccidere e un tempo per curare”

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