Mancata Shira le mie tre gatte non mi lasciano un minuto: l'amore ha tante forme e loro hanno deciso di aiutarmi così a superare il dolore

Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.
L'amore ha tante forme. Infinite e strane. E a seconda delle circostanze si manifesta in maniere diverse.
Quello al quale alludo in questo contesto è...a quattro zampe. È passato più di un anno da quando è mancata la mia Tina, e molto meno da quando ho dovuto dire addio alla mia Shira, la siamese pestifera e sorniona che era della mia mamma. È stata durissima. È spirata nelle mie braccia. La loro piccola società nel durante ha avuto dei cambiamenti...a suo tempo al posto di Tina è arrivata Nina, un micina rimasta piccina nonostante abbia più di un anno, forse per le privazioni sofferte dalla sua mamma in un maso, che è di una dolcezza infinita, assoluta.
È stato difficile all'inizio, ma poi gli animali sono molto più semplici degli esseri umani. Amano. E basta. Shira era indiscutibilmente il capo...e, mancata lei, hanno dovuto ricostruire gli equilibri. Ora Liuba, una calico bellissima rossa grigia e bianca, dagli occhi smeraldo, anzidetta gatta Ninja, e lascio alle deduzioni del caso al perché del soprannome, Calypso, una siberiana molto robusta con il musino scuro e gli occhi cerulei, vittima predestinata di entrambe le altre due, e Nina bambina, una soriana dagli occhi gialli, convivono serenamente con Cico, il pappagallino Lori, chiacchierone quanto basta. Volevo cercare una siamesina randagia...ma mi sono resa conto che è ancora presto. Il dolore per Shira è troppo vivo.
Quello che davvero mi ha piacevolmente stupito è proprio la forma buffa e tenera che loro hanno dato al loro particolare modo di amare. Si. È una cosa davvero incredibile. Shira era speciale per me. Con la sua bocca storta e le fusa lievi che faceva solo e unicamente alle mie coccole, ha lasciato davvero un grande vuoto. Io le amo tutte, ed il mio comportamento non è cambiato. Il loro incredibilmente, in un certo qual modo, si. Il gatto è un animale singolare, magico, unico. In Egitto era considerato sacro, ed associato alla dea Bastet, protettrice delle forze benigne , della casa e della famiglia era legato alla divinità ed emanava forse positive e rassicuranti.
E le mie tre ra-gatte...secondo me ...si sono consultate, se così si può dire. Da quando è mancata la mia Shira sono le mie tre ombre assolute. Io non posso fare passo, salire le scale interne di casa (io non le faccio uscire, i gatti per me sono come i bambini, e adesso leoni da tastiera, scatenatevi), cambiare stanza, che tutte e tre, immediatamente in sincrono, mi seguono. Mi vengono in braccio sul divano, dormono sul letto...e anche se spesso bisticciano, una cosa le trova unite. Starmi vicino. Sentono il mio dolore e cercano in tutti i modi di alleviarlo, con infinita dolcezza. Io percepisco questo in maniera tangibile, reale.
Ne sono certa.
E questo loro atteggiamento avviluppa le mie malinconie come un mantello fatto di tenerezza. Giorno dopo giorno. E rende le mie piccolette uniche e preziose. E sicuramente chi legge e ama gli animali, nel profondo, mi capirà.
L'affetto del gatto è qualcosa che ogni volta deve essere interpretato, decifrato, capito attraverso mille curiose sfumature. (G. Saviane)











