Un inno silenzioso al sentimento disinteressato e vero che solo gli animali provano e, soprattutto, donano: "Heart of the beast" toglie letteralmente il fiato

Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.
Toglie il fiato. Letteralmente. Nel senso reale del termine.
Rimani li, seduto al buio, con i pensieri che fluttuano nella mente, e nel mio caso, più di qualche lacrima furtiva, mentre sui titoli di coda echeggiano le note di Stand by me di Ben E. King, reinterpretate da uno Stephen Wilson, che la rende ancora più malinconica di quanto già non sia.
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio, diretto da David Ayer.
Protagonisti: Brad Pitt, alias James Belmont e Odino, un simil pastore tedesco.
Un ufficiale delle forze speciali in congedo ed il suo cane. È davvero difficile raccontare senza descrivere le loro avventure. Ci posso provare.
Lo sfondo apocalittico è quello di un Alaska selvaggia e incontaminata, una natura che circonda, avviluppa, assale, immensa ed inesorabile. Freddo intenso, montagne imponenti e inesplorate, fareste innevate, tempeste improvvise quanto violente, pioggia battente. Non manca proprio nulla.
Incontri ravvicinati e pericolosi, insidie nascoste ed inaspettate, tensione alle stelle.
L'intera adrenalinica storia, che non ti lascia un solo attimo di tregua, ha una grande caratteristica che la contraddistingue.
È, a parer mio, in sostanza, una grande, potentissima, struggente storia d'amore.
Un sentimento fortissimo lega l'uomo al suo amico. Sì non lo vedo come un cane.
Stante il fatto che io adoro gli animali, e credo fermamente che siano dei compagni di vita senza paragone, recenti studi scientifici dimostrano che il lutto per la perdita, soprattutto di un cane, è profondo e scientificamente paragonabile a quello per la scomparsa di un familiare o di un amico.
James e Odino, che nella realtà si chiama Uber ed è un cane da salvataggio in pensione nato nel 2018 e trovato in Nuova Zelanda, mantengono pura ed limpida una simbiosi emotiva senza precedenti.
Un inno silenzioso al sentimento disinteressato e vero che solo gli animali sanno provare e, soprattutto, donare.
Gli occhi trasparenti di Brad, e quelli nocciola di Odino hanno la stessa penetrante dolcezza che accumuna le loro anime tormentate. E lo sono davvero, per tanti terribili motivi.
L'affetto, la tenerezza, la solidarietà sono tra loro talmente evidenti e tangibili che in certi momenti vorresti essere lì, con loro, e assaporare anche tu queste sensazioni così ardenti e così profonde.
Bisogna assolutamente ammettere che non sarebbe la stessa cosa se l'interpretazione così appassionata e sofferta non fosse quella di Brad Pitt, che supera davvero se stesso per intensità e carisma.
Ti soggiogano entrambi. Lui possente e virile nella sua pazzesca forza e istinto di sopravvivenza e Uber, ripreso in certi primi piani talmente intensi in un modo che davvero, come si suol dire, gli manca solo e soltanto la parola.
Qualsivoglia sia la trama e il fluire della storia che ha il suo significato profondo nelle frasi che scorrono dopo l'ultima scena, l'insegnamento vero, il significato, il messaggio intrinseco, è, parer mio, che l'amore è prezioso. Sempre.
E rimane intatto nel tempo quando è vero. Ogni forma di amore. Ogni tipo di attaccamento, coesione di anime, ogni cuore che batte all'unisono.
Qualsiasi sentimento che scuota sia dolcemente che in maniera potente la nostra vita. Anche e, soprattutto, se è quello di un cane e del suo umano.
Odino e James. "Gli ho fatto conoscere la guerra e l'orrore e lui ha imparato solo l'amore".












