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Battiato: appunti sparsi per ricordare il Maestro mentre tristi fascistelli cercano di appropriarsene e i più cretini arrivano ad etichettarlo ''anarchico di destra''

DAL BLOG
Di Carlo Martinelli - 19 maggio 2021
Giornalista, scrittore, ex libraio, campione di telequiz. E’ autore di “Storie di pallone e bicicletta“, “Un orso sbrana Baricco” e "Campo per destinazione - 70 storie dell'altro calcio"...

Appunti sparsi per l'articolo che certamente avrei scritto per il quotidiano Trentino, a sua volta venuto a mancare qualche mese fa, in circostanze del tutto diverse.

 

1. Quel concerto della primavera del 1975, in piazza Cesare Battisti, a Trento. Lui era stato chiamato dai radicali (area politica alla quale sarà spesso e volentieri vicino). 50 persone, forse, ad ascoltarlo. Lui seduto per terra, di tutto e tutti incurante, musica elettronica a palla.

 

2. Fetus e Pollution religiosamente acquistati e devotamente ascoltati. Il silenzio del rumore. Areknames. Sono una cellula.

 

3. Le foto al fianco di Stockhausen sui giornali musicali italiani che cercavano di imitare i fogli d'Oltremanica.

 

4. 1981, Festival della musica di Venezia. Una apparizione che sconquassa. Col megafono, in diretta televisiva, a declamare Bandiera bianca. Uno dei testi più radicali. Mi si dice che dei fascistelli cerchino tuttora di appropriarsene, così come con Povera Patria. Magari qualcuno oserà l'etichetta più oscena e stupida che esista: anarchico di destra. In questo caso - il Maestro perdonerà il momentaneo abbandono della sua acclarata gentilezza e della sua certa buona disposizione verso tutti, cretini compresi - ti vengono in mente le peggio cose. Ma solo per un attimo.

 

5. Anche un plantigrado appesantito come il sottoscritto, grazie ai ritmi e alle parole di egli medesimo, riesce a prodursi in movimenti per quanto sgraziati. Le figlie sorridono. E al Maestro riesce quel che è riuscito a Battisti e De André: unire padri e figli, madri e figlie, e viceversa.

 

6. Bello che tutti abbiano trovato parole ed emozioni per ricordare uno che ha rivoltato la musica italiana come un calzino. Approdando ad un pianeta che è stato - e sempre sarà - solo suo. Però a Tajani che versa una lacrimuccia vorresti sbattere in faccia Inneres Auge. I maiali con gli stivali. Soprattutto: le feste con ragazze compiacenti per vecchi rincoglioniti. Sfugge a Tajani quel che è ovvio? Cantava del loro padrone.

 

7. La sua critica alla società dello spettacolo e della merce - certo, da un crinale spirituale che ad incalliti materialisti poteva suscitare sussulti - fatta con le armi della musica (lui, che veniva da quel periodo avantgarde anni Settanta nel quale pure si discettava di musica delle armi...).

 

8. Ci ha fatto cantare cose che neanche a cercarle con il lanternino.

 

9. Sul finire degli anni Ottanta, a Trento per un concerto, trova il tempo di una specie di lezione dialogo alla facoltà di Sociologia. Chi scrive era nei banchi e gli chiese di come viveva quell'essere stato avanguardia per 50 radicali e ultrasinistri e poi cantore che faceva ballare migliaia di giovani e meno giovani al richiamo dei gesuiti euclidei. Non ricordo la risposta. Ricordo gentilezza e sorrisi.

 

10. Che il Grande Nulla gli conceda ancora una danza dei dervisci

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