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| 16 set 2025 | 15:36

Anni in politica e alla vista della giornalista di Rete4 risponde spacciandosi per un ''funzionario'': il colpo di genio di Claudio Cia che ribalta il concetto del ''lei non sa chi sono io''

DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 16 settembre 2025

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Un po' Cia/è. Un po' Cia/fa. E fin qui, nulla di cui meravigliarsi. Claudio Cia non è l’unico consigliere provinciale che per 'svicolare' le domande di una giornalista ha tentato la ''mossa''. Ma come il troppo generalmente storpia, anche la furbizia (vera o presunta che sia) può portare all’inciampo di una figuraccia da guinness dei primati. Nello spazio di un attimo – il tempo di una risposta a gambe levate ad una giornalista al salto (il giornalismo d’assalto è altra cosa) – il consigliere Cia ha cancellato una “carriera” politica nella quale ha predicato per anni a mani giunte e sguardo che voleva trasudare coerenza, onestà, attenzione ad ultimi e penultimi, eccetera.

 

Davanti a quel consiglio provinciale che Cia bazzica da decenni (con decenni di stipendi oltre misura, in società trasversale con tutti i suoi colleghi) s’è inventato il modo più genialmente assurdo per fuggire la domanda – semplice – sull’ingordigia economica dei miracolati (seppur votati) della politica. “Che ci dice degli ulteriori aumenti, degli arretrati in migliaia di euro?” Soldi che – repetita non iuvant - s’aggiungono ad una remunerazione già piuttosto immorale?

Volendo, Cia avrebbe potuto dire di tutto: assurde giustificazioni incollate ai discorsi con lo sputo, il classico “non è colpa mia” e quant’altro (purtroppo troppo) ci tocca sempre sentire quando la politica mette sul piatto il disco rotto e gracchiante di un’ipocrisia che non conosce limiti.

 

Volendo, Cia avrebbe potuto scegliere la via della fuga silenziosa, così come altri che alle domande reagiscono con un bofonchiante “no comment”. Lo fanno – serenamente per di più - in armonia con il loro essere “incommentabili” per l’assenza di rispetto non tanto per l’interlocutore/trice quanto verso la collettività. Una collettività che – pur legittimamente arrabbiata – sarebbe meno schifata se chi incassa dieci volte più di quel che incassano nella media i cittadini avesse il coraggio di difendere le proprie “prerogative” con qualche genere di argomento.

 

Che fa invece Cia? Fa un numero di alto equilibrismo: senza rete, ma su Rete 4. E cioè “si scambia per un altro”. Prova a convincere la giornalista “venuta da fuori” (dal Coro) che lui – in questo caso quello che Cia/fa – non è un consigliere provinciale ma un funzionario, un burocrate qualsiasi che passava di lì per caso. Con la premura di dover correre (nella fattispecie scappare) a lavorare. Il tutto condito, il giorno dopo, dalla più classica delle spiegazioni: ''Stavo scherzando'' (pubblichiamo qui sotto il suo post integrale dove spiega quanto accaduto).

 

 

Ma stiamo a quel che si è visto. Un’eternità in politica è un’eternità di “documentazione” consultabile con un clic. Ed infatti è bastato un nanosecondo perché il “lei non sa chi sono io perché mi passa per un altro” generasse una figuraccia in tempo reale capace di mutare l’assuefazione per le filippiche contro l’esosità della politica in curiosità prima, interesse poi e risata poi. Sì perché come era scontato la “bugia” – meglio sarebbe usare il conio buCia – ha le gambe cortissime. Il Cia consigliere che si spaccia per “funzionario” diventa l’eroe in negativo di un servizio che fin lì sarebbe passato in cavalleria come migliaia di altri su tutte le Tv: gridate o sussurrate, poco cambia.

 

Cia – l’altro da sé – giganteggia. Con una mossa che mette in ballo il suo senso di realtà, riduce a nani quelli che prima di lui, davanti al microfono in rincorsa della giornalista, hanno fatto spallucce sì, ma in maniera rituale, senza fantasia ma non senza un’ormai risaputa arroganza. E così – di fronte all’inCIAmpo – ci si è subito dimenticati di chi richiesto ad un commento sui soldi si rintanava in un gesticolante silenzio zen e pure di chi dall’alto di uno scranno (a compenso ancor più alto degli altri) si barricava dietro le “leggi che vanno applicate” con la gentilezza subdola di chi pensa (e lo pensa davvero): “Ancora con la storia dei soldi?”.

 

Per chiuderla è dunque meglio virare. Scandalizzarsi per la buCia ci sta, ma non si va oltre lo scontato. Eppure c’è – o Cia/è – qualcosa che intriga. Il consigliere non consigliere potrebbe aver fatto scuola. Tanto che un giornalista geniale potrebbe smettere di intervistare i politici per rivolgersi direttamente ad operai, precari, impiegati o pedalatori della consegna pizze. Avrebbe – di sicuro – risposte come la seguente: “Non chiedete a me, io sono solo un consigliere provinciale”.

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