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| 22 ottobre | 10:47

Dall'indignazione (fuor di misura) dei difensori del sindaco per l'immagine creata con l'IA alla comunicazione sfiancante sui social di Ianeselli e Giunta: com'era bello quando i politici si vedevano meno

Dall'indignazione (fuor di misura) dei difensori del sindaco per l'immagine creata con l'IA alla comunicazione sfiancante
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 22 ottobre 2026

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Iniziare con il classico “signor sindaco” oppure saltare il convenevole scegliendo di essere Franco con chi mi ha dimostrato di considerare il frizzo (la battuta, lo sfottò) un reato grave di “lesa maestà”? Non bacchettarmi se non mi affascina la tua quotidiana comunicazione sui social. Studierò di più e con meno pregiudizio i crismi dell’egocentrismo istituzionale. Studierò ma difficilmente mi convincerò che farsi riprendere da una telecamera h24 sia irrinunciabile. Stento (orgogliosamente) ad adattarmi all’idea che chi storce il naso di fronte ad una sbornia permanente di personalismo sia un troglodita. Ancora mi ostino a credere nella virtù della parsimonia richiesta a politici ed amministratori.

 

L’età della pietra di un mondo che corre troppo (verso il baratro) va fatta risalire a pochi anni fa. Non c’era l’angoscia di apparire ad ogni costo ed in ognidove. Non c’erano i cellulari e nei cellulari i “social” (per cellule sempre più avariate). Non c’erano nemmeno quei “social media manager” (gli esperti in sintesi comunicativa assunti anche in Comune) che avranno anche imparato l’arte dell’informazione in tempo reale ma che se collocati in un contesto di governo debbono troppo spesso ridursi ad esecutori di un unico e imperativo ordine: “Fa in modo che io sia sempre in primo piano”.

 

Nell’era archeologica di una comunicazione istituzionale povera di mezzi non si correva il rischio – oggi è una perversione – di confondere i fatti con sé stessi. Oddio, non è obbligatoriamente detto che anche oggi non si possa optare per l’oggettivo piuttosto che per un onnipresente e quasi ossessivo soggettivo. Quel che un’amministrazione fa è giusto che si sappia ed ovviamente anche i nuovi mezzi di comunicazione aiutano. Tuttavia non è una regola evangelica mettersi sempre e comunque davanti ai fatti. Non è detto che non si possa raccontare alla cittadinanza un lavoro, un progetto, una realizzazione limitandosi alle immagini di quel lavoro, di quel progetto, di quella realizzazione. Un sindaco, un assessore, potrebbero anche stare in disparte per lasciare spazio alla sostanza anziché essere inguaribili (e spesso inguardabili) prigionieri dell’ego.

 

Ma questo non succede (e mai succederà) in una progressivo deterioramento della comunicazione via social che sembra essere ormai un inesorabile esercizio quotidiano tanto per chi governa quanto per chi fa opposizione. Nell’uno e nell’altro caso scarseggia sempre più il senso del limite. Cosicché per l’inaugurazione della ristrutturata piscina Manazzon ti ritrovo, caro sindaco, in costume da bagno ed invidiabile bracciata fluida. Se almeno avessi nuotato con la fascia tricolore: allora sì che sarebbe stata una genialata. E che dire di un assessore della tua giunta che bazzica Facebook con una specie di aureola che lo avvolge da testa a piedi mentre narra le meraviglie di quei servizi digitali comunali che se ti capita di dover pagare una multa diventano un assurdo calvario? Deve essere per forza così?

 

L’assenza di misura rischia – non sempre ma spesso – di diventare un virus che provoca ilarità quando vorrebbe suscitare protesta ed indignazione. Moranduzzo (Lega) e Demattè (Fratelli e coltelli d’Italia) non fanno passare un minuto di ogni loro giornata senza riempire i social di anatemi contro il Comune. Quelli di Moranduzzo paiono ululati. Fanno il loro mestiere di oppositori ma anche loro inciampano nella foga di personalismo che annacqua i temi e attira l’attenzione sui modi. Demattè è meno caciarone ma privilegia comunque sé stesso (il primo piano del suo faccione) all’argomento. A me, quasi anziano, Moranduzzo ricorda (ma senza simpatia) il Max Vinella degli scoop improbabili di Alto Gradimento. Urla dritto in camera i suoi “non se ne può più” anche quando pesta una cacca di cane che nel suo vaniloquio deve per forza appartenere ad un cane extracomunitario.

 

Insomma, si abusa maccheronicamente di un’informazione spicciola, scandalizzata e piuttosto confusionaria. Si fa di ogni problema vero o presunto un fascio con risultato di attivare un certo numero di sostenitori (spesso sempre quelli) che a loro volta danno la stura all’improperio liberatorio ma improduttivo. Ci fosse vero dibattito, vero confronto, i social media potrebbero anche servire. Ma così non è. Di fronte agli oppositori, sindaco (e giunta, e maggioranza) parlano d’altro: solitamente, celebrano e si celebrano. Le risposte di merito, puntuali però, che sarebbero invece utili se non doverose? Rivolgersi a “chi le ha viste”.

 

Di fronte al parlar d’altro di sindaco, giunta e maggioranza (anzi, no: la maggioranza è un’entità numerosa ma anonimamente muta) gli oppositori altro non riescono a fare se non alzare i toni (della frustrazione). Il risultato è uno strampalato, fastidioso e improduttivo, “non dialogo” tra sordi, presuntuosi, arroganti e supporter per partito preso.  Questo meccanismo di social/ità apparente e fuorviante non lascia scampo nemmeno a chi prova (Onda e Generazione “postano” con diverso stile) a farne un uso un poco più serio, più ragionato, teoricamente più aperto a risposte che comunque non arrivano. In questo contesto deprimente la recente vicenda della foto postata dal fratello/coltello d’Italia, taroccata con dall’intelligenza artificiale, è la conseguenza logica di una politica sempre più illogica ed avvitata su sé stessa.

 

Demattè ti ha seduto – caro sindaco – in mezzo ai rifiuti di un luogo degradato a Trento Nord per il quale chiedeva da anni e vanamente un intervento all’amministrazione. In tua difesa – comprensibile – hanno ritrovato voce gli afoni della tua maggioranza. Lo hanno fatto, però, replicando ad un’ironia malsana con una solennità senza misura. Sarebbe bastato uno sberleffo. L’improvvisamente loquace vicesindaca ha dichiarato che con la foto taroccata del sindaco solitario (per via delle carte sul tavolino) l’oppositore si è “posto fuori dal perimetro democratico”. La democrazia e la politica, anche quella più scema quando si affida ad un’intelligenza senza neuroni, non hanno nulla a che vedere con la geometria. I metodi si possono e si devono contestare ma le regole (i confini, i perimetri) non le detta chi governa: le detta, semmai, la legge.

 

Pretendere la forza dell’umorismo e della fantasia per rendere meno alieno e più comprensibile un confronto politico prigioniero di livori e reciproche esagerazioni è – lo sappiamo – pura ingenuità. Ma io, comunque, ci provo. Anche con un appello che sarà certamente scambiato per supponenza. Caro sindaco, prova per un giorno ad immaginarti senza “immagine”. Fai e lascia che la comunità se ne accorga senza ricordarglielo da mattina e notte fonda. C’è urgenza di umiltà informativa in questi tempi grami di abuso (confuso) comunicativo. L’appello, naturalmente, è double face: vale anche per le opposizioni.

 

Altrimenti avanti così. Ognuno continuerà a rivolgersi solo a chi non deve convincere a cambiare idea ed una finta democrazia non avrà perimetri ma parametri. Anzi, un solo, illusorio parametro: il like.

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