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L'errore della maggioranza che dà l'ok ai leghisti per far saltare il consiglio perché c'è Salvini. Ora se gioca la Champions che si fa?

Davvero il buon Maschio s’illude che un consigliere comunale debba privilegiare il compito per il quale è stato eletto, (che è anche un compito di pagata presenza) a tutto il resto? Illuso. Ci sono mille e mille priorità che vengono prima della coerenza. Per i leghisti in Provincia e in Comune – ad esempio - Salvini è il Vangelo secondo Matteo
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Di Carmine Ragozzino - 21 febbraio 2020

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Il consiglio comunale? Chiuso per cause di forza maggiore. E poco conta che la forza (politica) in questione nel civico consesso del capoluogo sia numericamente minore. L’accondiscendenza della maggioranza consigliare nei confronti degli impegni extra- istituzionali dei leghisti ha aperto una breccia. E la breccia potrebbe essere destinata a rapido allargamento. Il sindaco Andreatta e i partiti al suo malmostoso sostegno non lo dicono, ma le nostre informazioni lasciano presagire un incontrollabile stravolgimento del calendario dei lavori da qui a quel poco che manca prima del “tutti a casa”. A maggio, si sa, c’è da votare.

 

A dirla tutta stravolgimento non è nemmeno il termine giusto. “Siamo tutti sconvocati”: eccolo lo slogan che si potrebbe appendere su un cartello, sul portone di Palazzo Thun. Quel che è successo è noto ai più, ma certo non tutti. Non è un “caso eclatante”. Ma è una “cassata”, (con la “s” sostituibile con la “z”). Dunque, riassunto. I soldatini verdi del Capitano, hanno chiesto di spostare una programmata seduta del consiglio comunale. Perché? Perché in quel giorno e a quell’ora, (il 26 venturo), Salvini farà la prima di chissà quante tappe cittadine. Il felpato dal passo elefantiaco deve spronare le sue truppe alla pugna dell’urna.

 

La maggioranza comunale ha risposto “va bene” ai leghisti. Per eleganza? Per bontà? Forse solo per leggerezza e per un po’ di timore: meglio evitare le “rogne” di una “reazione” all’eventuale diniego. Sembra una questione da poco: non lo è. Ma attenzione, il problema non è solo quello sollevato da isolate voci contrarie allo slittamento del consiglio: quella del pentastellato ondivago, (Maschio). Davvero il buon Maschio s’illude che un consigliere comunale debba privilegiare il compito per il quale è stato eletto, (che è anche un compito di pagata presenza) a tutto il resto? Illuso. Ci sono mille e mille priorità che vengono prima della coerenza. Per i leghisti in Provincia e in Comune – ad esempio - Salvini è il Vangelo secondo Matteo.

 

Impedire loro di genuflettersi in ogni ora del giorno e della notte è un atto sacrilego, un attentato alla libertà di infischiarsene del mandato di fronte alla “chiamata” del Capo. Che sia a Trento, a Roma o a Cassano d’Adda. Calcolando che la maggioranza di centrosinistra autonomista del Comune ha a cuore la libertà di culto, (di tutti i culti, compresi quelli dei Papua), è normale che non si sia messa di traverso. Magari qualche geniaccio delle mediazioni si è pure speso nella riunione dei capigruppo che ha sacrificato il consiglio comunale all’appuntamento dei leghisti. Magari ha tentato di suggerire ai leghisti di suggerire al loro Capo di cambiare l’ora per far svolgere il consiglio come da calendario pur senza rinunciare alla messa verde. Le reazioni leghiste sono facilmente immaginabili e ipotizzabili: “No vorè miga che Salvini l’organiza i so giri considerando en picol consiglio comunale come el nos. Vardè che lù el gà en sac de robe da far. Nsoma, se volè el consiglio fevelo da soli perché noi gavem da tor nota de cosa far per scalzarve dal Comun el 3 de maggio”.

 

Di fronte a così alti e profondi ragionamenti l’istituzione, (il Comune), può attendere. Che sarà mai? Invece sarà. La maggioranza che ha fatto contenti i leghisti d’ora in poi non potrà che replicare la sua pavida eleganza. E il sindaco continuerà a nascondersi dietro una tiritera già sentita: “Mi rimetto a quel che decide il consiglio”. Se ne vedranno altri di rinvii? Può essere. Già si vocifera che le prossime partite della Champions condizioneranno il calendario: trasversalmente. Un piano regolatore non vale le geometrie di Pjanic. Un confronto sulla viabilità o sui trasporti conta meno di nulla quando si può discutere davanti alla Tv di come “El Papu Gomez” dirigerà il traffico dell’Atalanta nel ritorno a Valencia.

 

Ma potrebbe non essere solo il calcio a dettare tempi e modi dell’amministrazione. In consiglio comunale la promiscuità produce amicizie, a volte anche tra sponde opposte, (non è mica uno scandalo). E allora basterà un compleanno per scombinare il calendario. Vorrete mica che maggioranza e minoranza si incaponiscano nel negarsi i brindisi e gli auguri. La città può aspettare, la festa no. Capiterà di tutto. Capiterà che il consiglio salterà perché un gruppo decide che si può posticipare una seduta se nel ristorante di fiducia cucinano il lesso il giorno in cui il consiglio deve cucinare le “solite” delibere? D’altra parte su una questione occorre intendersi. In Italia, nella politica, c’è la libertà di mandato. I leghisti – dal presidente della Provincia in giù – la intendono, travisando, come libertà di fregarsene del ruolo e degli obblighi per i quali si sono candidati e per i quali sono stati eletti.

 

La bulimia salvinista è scontata: aspettarsi la correttezza istituzionale dei pasdaran del Capitano è perdere tempo. Ma non è meno scorretto e incomprensibile – oltre che un po’ stupido – l’atteggiamento di una maggioranza che la seduta del consiglio comunale poteva decidere – numeri alla mano - di non spostarla. La maggioranza poteva, doveva, confermarla quella seduta, come da calendario. No, non perché ci fossero questioni amministrative vitali da affrontare. Semplicemente perché è vitale ribadire e difendere i principi ed i valori. Un principio ed un valore è il fatto che un consigliere viene eletto e “gettonato” (con soldi) per fare il consigliere. Se non sta bene si giustifica. Se ha un impegno improrogabile si giustifica.

Ma non è che a scuola quando ci sono un po’ di assenti giustificati chiudono la classe o rinviano la lezione.

 

Già conosciamo le controdeduzioni con stizza a questo ragionamento. Controdeduzioni che verranno dalla maggioranza consigliare: “Esagerato”, “in fondo non è successo nulla”, “rompiballe”, eccetera. I minimizzatori in politica sono un partito trasversale. Eppure a forza di minimizzare il disorientamento rischia di essere l’unico orientamento per chi ancora si sforza di cercare qualche logica identitaria nella politica. E da disorientato chiudo con un messaggio non richiesto al centrosinistra in Comune: marcate le differenze. Se no, che ci state a fare?

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