Votare per revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini è un fatto anche politico. Tra scuse da barzelletta e ipocrisia, il fascismo diventa schermaglia regolamentare e al peggio non si comanda

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
Il Consiglio comunale, in seduta e con votazione segreta, può revocare l’attribuzione della cittadinanza onoraria, quando sono accertate situazioni di comprovata gravità o di sopravvenuta indegnità”. Pagina 45 (o giù di lì) del Regolamento del Consiglio Comunale di Trento.
Sull’indegnità del soggetto – Benito Mussolini – hanno sentenziato la storia ed una Costituzione che ha messo il fascismo fuori legge (anche se troppi fingono di non saperlo).
Non è che ci si possa girare intorno aggrappandosi a scuse che hanno la consistenza del burro fuso. Eppure è successo. La proposta di revocare la cittadinanza onoraria a Benito, un atto di regime e nulla più, è stata affossata da dodici apostoli dell’ipocrisia che al banchetto del buon senso (e del buon gusto) scelgono di digiunare.
Un digiuno al contrario poiché pur rifiutando un alimento oggi più che mai salutare perché a base di valori repubblicani quali la democrazia e la libertà, i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, Lega e Generazione Trento sembrano comunque sazi. La loro motivazione è frutto di distinguo tanto ridicoli quanto pericolosi. Non potendo difendere Mussolini ed il fascismo (sarebbe ancora reato) hanno ridicolmente provato ad attaccarsi a tutto quanto non ha nulla a che fare con la sostanza di una scelta che in un contesto di minima competenza cerebrale sarebbe stata scontata.
E dunque eccoli impelagati – gli apostoli di un’ipocrisia sorprendentemente trasversale – dentro una ridda di argomentazioni fin troppo vicine alla barzelletta: quella amara, mal improvvisata, che non fa ridere. L’Oscar della presunzione (ma non di innocenza, si badi) va certamente assegnato a Fratelli d’Italia. Per loro occuparsi nel 2026 di un dittatore è una perdita di tempo, una “distrazione” evitabile rispetto ai problemi di un’amministrazione che non deve cincischiare con la storia ma occuparsi del presente.
Bisogna capirli i Fratelli e le Sorelle. A forza di ricevere lezioni incontrovertibili dalla storia (e dalla Costituzione) altro non possono fare se non provare a minimizzarla (la storia). Cosicché provano malamente a relegare al “remoto” un passato che invece è drammaticamente attuale nei troppi rigurgiti di fascismo che non sono le baracconate delle braccia tese ma la negazione continua e ad alto livello di valori democratici.
Ma ai Fratelli e alle Sorelle va dato atto di dire in modo paradossalmente onesto anche le scemenze. Quelle del tipo “La cittadinanza a Mussolini è decaduta con la sua morte, quindi perché occuparsene?”. Rispondere che la revoca della cittadinanza non solo a Mussolini ma al fascismo non è un fatto tecnico ma un atto politico, utile ad una destra imprigionata nell’ambiguità? Sarebbe una considerazione semplice, ma forse troppo semplice per chi proprio sembra non farcela a capire: è vittima di orticaria e voli pindarici nell’assurdo dell’indifendibile.
Se riguardo il fascismo Fratelli d’Italia tentenna, la Lega incespica sui “vorrei ma anche no”. Un capolavoro di equilibrismo che cade al primo passo su un filo tirato a 10 centimetri da terra si deve al capogruppo in Comune. Che si dichiara antifascista (e anticomunista e chissà quanti altri “anti”) ma al momento di dimostrarlo vira verso l’ignoto delle recriminazioni e delle scuse non scusabili.
Viene in mente Iannacci di “Se me lo dicevi prima”. La Lega lamenta che i proponenti della decadenza della cittadinanza (la maggioranza) dovevano avere l’eleganza (per la verità anche l’intelligenza) di “coinvolgere” le opposizioni preventivamente. È pur vero che la tattica nelle dinamiche politiche ha un suo perché, ma è altrettanto vero che qui non si trattava di decidere dove sistemare un tombino o concedere “contentini”. Delle due l’una: se la Lega è antifascista come predica il suo capogruppo sul “bon ton” istituzionale di cui la maggioranza latita poteva soprassedere (e non sottrarsi al voto sulla revoca della cittadinanza). Se la logica è diversa – ed è diversa – non c’è trippa per la serietà. L’occasione di un voto che richiedeva 32 sì su 40 era troppo ghiotta per fare lo sgambetto alla maggioranza.
Gli strateghi di un “se me lo dicevi prima” non riescono ad afferrare il ramo della maturità. Mussolini, il fascismo, la libertà e la democrazia di cui una città deve fregiarsi anche attraverso scelte fortemente simboliche? Quisquilie. La politica non diverrà mai adulta se ad una scelta tanto semplice quanto importante e caratterizzante per chi la compie preferisce la fisima, la povertà culturale del parlare di “metodi” quando c’è da concentrarsi sulla sostanza.
Tra i non votanti – tra chi ha di fatto lasciato Mussolini “cittadino onorario” di Trento – c’è quella Generazione (Trento) che in teoria non sarebbe accomunabile alla destra. Anche lì – nella parte di opposizione che vorrebbe distinguersi ma in questo caso non c’è riuscita – il “regolamentarismo” (la materia di chi privilegia la forma al merito) ha attecchito. Nessuno capirà mai come un consigliere in rotta con il Pd ma non con la sua storia di sinistra si impicchi ai commi al punto da non capire più (e se l’ha capito è peggio) che in ballo c’era il fascismo di oggi quasi più di quello di ieri. Ma è andata così ed ogni spiegazione postuma sarà come incollare i cocci con lo sputo.
Ad onore di cronaca va rammentato che tra le opposizioni c’è stato non ha perso la bussola e non s’è fatto irretire nella vischiosità di motivazioni che nulla avevano a che vedere con il tema. Onda e Patt hanno detto sì alla revoca. Un’Onda di “normalità” (in altro modo non si può dire) senza titubanze, al motto “no all’ignavia perché di fronte ad una questione chiara come l’antifascismo (quello di ieri e quello di oggi) astenersi non è possibile”.
Il quadro – quello qui tratteggiato – avrebbe potuto avere tinte molto più nitide e giudizi ancora più decisi se un regolamento consigliare che in questo caso è incomprensibile non avesse imposto alla proposta di revoca della cittadinanza a Mussolini la “seduta e il voto segreto”. Passi che le sedute secretate “fuffa” tra resoconti sotto e sopra banco e comunicati. Passi che sul segreto del voto Pulcinella docet. Ma il consiglio comunale viene generalmente ripreso e mandato in diretta per sedute che sono un inno alla noia e all’apatia.
Perché secretare discussione e voto su Mussolini e sul fascismo? C’era forse privacy da tutelare? Boh, fossero stati anche in pochi a far da spettatori davanti ad un pc, quei pochi avrebbero potuto farsi un’idea di quanto si può scendere in basso quando anche una questione come il fascismo diventa strumento di miserrima schermaglia regolamentare. Eh sì, al peggio – purtroppo – non si comanda.












