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Un milione di euro per l'associazione Via Pacis. Per le altre associazioni una Via Crucis

Il massiccio finanziamento all'associazione cattolica è stato giustificato da una non ben precisata pubblica utilità. Questo significa che il tessuto associativo e volontaristico del Trentino non risponde a questo requisito?
DAL BLOG
Di Claudia Merighi - 11 maggio 2017
In passato è stata segretaria provinciale della Sinistra giovanile del Trentino. Da sempre appassionata di politica oggi è alla guida dei Laici trentini

Domenica scorsa è stata inaugurata la sede di un’associazione cattolica di Arco: Via Pacis. Una superficie di 12.000 metri quadrati, tre piani e giardino che è costata alla collettività più di un milione di euro.

 

L’associazione ha ringraziato per l’offerta e ha chiamato a sé i fautori di tanta generosità che sono accorsi e hanno cercato di smorzare le polemiche (poche in verità) per un’elargizione così massiccia da parte della Provincia.

 

È dunque così semplice avere un milione di euro tutti insieme? Della serie “chiedi e ti sarà dato”? Se lo è chiesto anche la Corte dei Conti che ha fatto capire che non dovrebbe essere proprio così immediato. E infatti non lo è!

 

E lo sanno benissimo le innumerevoli associazioni, sparse per il nostro territorio provinciale quanto sia complicato chiedere fondi, sovvenzioni, sponsorizzazioni e patrocini per portare avanti i propri eventi. Carte su carte, marche da bollo, Agenzia delle entrate, permessi, assicurazioni, commercialisti e una preparazione accademica per partecipare ai bandi per poter ottenere non più (a volte meno) di quanto realmente chiesto e speso, ovviamente perfettamente rendicontato, neanche fosse un’azienda.

 

E va bene così! Sono sempre stata contraria a contributi a pioggia, ma ritengo che questa modalità debba valere per qualunque organizzazione, soprattutto in tempi come questi dove va dato il giusto valore al denaro pubblico.

 

Pare inoltre che il massiccio finanziamento a Via Pacis sia stato giustificato da una non ben precisata utilità pubblica dell’associazione. Questo significa che il tessuto associativo e volontaristico del Trentino non risponde a questo requisito?

 

Si dica la verità! La presidenza della Provincia ha una somma “discrezionale” che può elargire con una scelta politica propria, fatta cioè anche contro il parere del dirigente che ha riconosciuto un versamento “improprio” verso una singola realtà, privata e non laica.

 

Mi aspettavo a questo punto una levata di scudi da parte delle forze politiche così attente all'uso di denaro pubblico o alle realtà che fanno fatica a racimolare pochi euro per le loro realtà che, con fatica dei soci volontari, fanno attività e lo fanno in rete tra loro per dare maggiore senso di collaborazione. Così non è successo.

 

Questo articolo lo firmo in qualità di presidente del Comitato laici trentini per i diritti civili.

 

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