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Prati e pascoli? Tengono viva la montagna

L'Università di Trento ha quantificato in termini economici le esternalità positive dei prati e dei pascoli trentini, attribuendo loro un valore di oltre 800 euro per ettaro di superficie coltivata. Le esigenze di tutela ambientale e del paesaggio non sono, tuttavia, sempre compatibili con quelle produttive
Dal blog di Francesco Gubert - 19 maggio 2018 - 12:25

Quante volte ci è capitato, durante una bella passeggiata in Dolomiti o sul Lagorai, di camminare attraverso prati e pascoli fioriti, di sostare sulla panchina di una baita, di respirare il profumo del fieno o semplicemente di fare un pisolino al sole sdraiati sull'erba? La montagna offre esperienze estetiche e ricreative non solo attraverso gli elementi naturali come l'aria, l'acqua e la roccia, ma anche e soprattutto attraverso il paesaggio coltivato. Prati e pascoli, con annesse baite, fienili e malghe, sono il frutto del continuo lavoro dell'uomo, che con costanza utilizza le terre alte tramite lo sfalcio ed il pascolamento. 

 

L'allevatore è colui che coltiva la montagna e lo fa, prima di tutto, con l'obiettivo di creare un reddito per sè e per la propria famiglia. Ma al contempo, la coltivazione del territorio produce degli "effetti collaterali" positivi, chiamati anche esternalità positive, di cui possono usufruire tutti i cittadini, locali e non. Queste esternalità spaziano dalla salvaguardia della biodiversità alla tutela del suolo, dalla depurazione delle acque agli habitat per gli impollinatori, dalla funzione ricreativa a quella socio-culturale e di identità territoriale. Un recente studio dell'Università di Trento ha quantificato in termini economici le esternalità positive dei prati e dei pascoli trentini, attribuendo loro un valore di oltre 800 euro per ettaro di superficie coltivata. Se consideriamo che prato e pascolo coprono circa 100.000 ha in Provincia di Trento, il valore prodotto dalla zootecnia trentina per la collettività appare assolutamente non indifferente.

 

Le esigenze di tutela ambientale e del paesaggio non sono, tuttavia, sempre compatibili con quelle produttive. In alcuni contesti, soprattutto dove le aziende possono intensificare la produzione, si assiste a fenomeni di degrado ambientale ed agronomico del territorio, che sollevano conflitti con le popolazioni locali ed il turismo. Questo interessa in particolar modo le zone di fondovalle, dove sono concentrati gli allevamenti e la maggior parte delle attività umane, dall'abitare al fare turismo.

 

La zootecnia di montagna ha dunque una grande responsabilità nei confronti della società e il suo modo di produrre può generare anche "esternalità negative". Al di là delle criticità esistenti, la coltivazione del prato e del pascolo garantiscono comunque la qualità e l'attrattività del territorio in cui viviamo. Alla prossima passeggiata in montagna, godiamoci il paesaggio coltivato!  

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