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La prima volta al ''Cristo pensante'' tra escursionisti e cartelli istituzionali tutt'altro che ''laici''

Non era ciò che mi aspettavo, come non mi aspettavo di trovare su quella vetta parecchie decine di persone, oltre a quelle che avevo incontrato. Scendendo a metà pomeriggio lungo il sentiero a sud, ho incrociato ancora gente che saliva. Ma come sarà qui in estate, mi sono chiesto nuovamente, memore degli interventi di ambientalisti preoccupati che il pellegrinaggio, laico o religioso che sia, lungo quei sentieri, fosse eccessivo per quel territorio
DAL BLOG
Di Francesco Morandini - 02 dicembre 2020

Delle mie passioni (la politica, la scrittura e la biblioteca) mi è rimasta integra, o quasi, solo la seconda. La biblioteca era a scadenza e la politica è da tempo “scaduta” pur restandomi brandelli di interesse a livello locale

Non ero mai salito sul monte Castellazzo, una cima che supera i 2300 metri e che, con la dirimpettaia Cavallazza, appare a chi sale da Predazzo, come una coppia di sentinelle posta a guardia del Passo Rolle e delle Pale di S. Martino. Prima che vi collocassero un’umile statua in marmo chiamata “Cristo pensante” non andavo molto in montagna; dopo l’avevo evitato per non essere scambiato per le migliaia di pellegrini che, dicono, salgono ogni anno con obiettivi escursionistico-religiosi.

 

Il trekking del Cristo pensante è diventato infatti un punto di riferimento, soprattutto per quei cattolici che si nutrono di simbolismi e di apparizioni e che uniscono la salita al Castellazzo alla visita a Medjugorie o ai pellegrinaggi in Terrasanta. Tanto più che all’operazione “Cristo pensante” inventata da Pino Dellasega partendo da una statuetta che avrebbe trovato in Polonia quando ancora era un atleta di sci orientamento, lo stesso Pino aveva associato il nordic walking (la camminata con i bastoncini) di cui era stato fra i primi promotori in Italia.

 

Poiché il sottoscritto il nordic walking lo pratica fin dagli albori, grazie proprio alle istruzioni e al libro di Pino, mi sentivo spesso associato alla compagnia del Cristo pensante, cosa che non ho mai gradito, ritenendola un’operazione di turismo religioso del tutto “artificiale”, promosso e sostenuto da alcune gerarchie ecclesiastiche, politiche e militari, a fronte delle perplessità degli ambientalisti e del Parco di Paneveggio (per questioni ambientali) e della stessa Sat che di suo non gradisce molto il fiorire di statue e croci in cima ad ogni cocuzzolo, ma anche di quei credenti diffidenti circa l’uso strumentale dei simboli religiosi.

 


 

Fatto sta che ho deciso di salirci una domenica di fine novembre, fredda, ma soleggiata. Il parcheggio dove si imbocca la strada per la baita Segantini e dove un tempo si prendeva l’indimenticata seggiovia monoposto che saliva alla baita di Alfredo Paluselli, accompagnati dai canti di montagna, era pieno. Saranno mica tutti al Cristo pensante? Ho pensato! Più tardi mi diranno che era pieno anche il parcheggio ai Casoni per accedere alla val Venegia e ho verificato, pur nel tardo pomeriggio, che anche quello di passo Rolle era davvero affollato. Ma in quel momento il dubbio mi perseguitava. Così, salendo, ho iniziato il mio personale sondaggio chiedendo a chi incontravo (o a chi mi superava, ed erano tanti!), se e per quali motivi religiosi, escursionistici o storici (perché lì ci sono anche ampi i segni della Grande guerra) fossero saliti da quelle parti.

 

Fino alla baita Segantini ho trovato solo “passeggiatori” domenicali o poco più. Meno male, ho pensato, che da queste parti si viene ancora per ammirare lo stupendo panorama delle Pale di San Martino e la storica baita che è stata per decenni icona di quel paesaggio, oppure, i più audaci, per fare il giro dalla val Venegia. Poco dopo la baita, si stacca il bivio per il Castellazzo e con mio stupore la risposta alla mia domanda era prevalentemente la stessa: semplice escursione. Solo due gruppi di una mezza dozzina di persone erano venuti dal Veneto anche per il Cristo pensante (ma si può da giallo a giallo?Si). In cima poi, quasi un “assembramento”, prevalentemente gruppi di giovani, alcuni anche con motivazioni ludico/goderecce.

 


 

Non era ciò che mi aspettavo, come non mi aspettavo di trovare su quella vetta parecchie decine di persone, oltre a quelle che avevo incontrato. Scendendo a metà pomeriggio lungo il sentiero a sud, ho incrociato ancora gente che saliva. Ma come sarà qui in estate, mi sono chiesto nuovamente, memore degli interventi di ambientalisti preoccupati che il pellegrinaggio, laico o religioso che sia, lungo quei sentieri, fosse eccessivo per quel territorio. A dire il vero, pur sposando molte tesi ambientaliste, non riesco a stracciarmi le vesti per l’ambiente del Castellazzo. Non per la sofferenza dei sentieri. Di più per quella cima dove la presenza di un modesto marmo e una solida croce di ferro, uniti all’affollamento, non aiuta affatto l’escursionista a trovare il tempo per pensare e sorridere, come invita il cartello alla base della statua. Non so per pregare.

 

E a proposito di Parco mi ha colpito un cartello predisposto dal Parco di Paneveggio sul sentiero, con un invito impegnativo: “Se ami il creatore rispetta il creato”. Va detto che il Castellazzo si trova all’interno di una riserva integrale del Parco. L’invito al rispetto dei luoghi e a non lasciare tracce è quindi del tutto condivisibile, (lo sarebbe anche se non fosse riserva integrale!). Mi risulta però che il Parco di Paneveggio-Pale di S. Martino sia un ente “laico” che non dovrebbe né sposare tesi creazionistiche, né rivolgersi ai soli credenti. Pazienza per il “creato” (sarebbe più rispettoso di credenti e non chiamarlo ambiente, montagna, bellezza, natura, mondo o “nature” come nella traduzione inglese) ma invitare al rispetto condizionandolo all’amore per il creatore, mi pare un po’ troppo, e soprattutto parziale e sbagliato.

 

E chi il creatore non lo “ama” o non ci crede proprio? Qualcuno dirà che si voglia spaccare il capello a metà. Credo invece che anche nella comunicazione istituzionale debba esserci sempre grande attenzione a comprendere laicamente (in senso lato) tutte e tutti.

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