Dalla ''Mano de Dios'' (che oggi sarebbe annullata dal Var) al 'gol del secolo': Argentina - Inghilterra è ancora Malvinas e 'pibe de oro'

Ci siamo: si vede il traguardo! Cento partite già giocate: ecco, dei famosi (e famigerati?) 104 Superbowl ne mancano solo quattro! Gli annunci a sensazione di Gianni Infantino, il presidente della federcalcio mondiale (la Fifa) avevan sempre e quasi solo parlato dei Superbowl di cui sopra. Insomma, siamo alle semifinali (due) e poi ci saranno le finali, anche qui due! Che sopravvive persino, pareva invece dovesse saltare, quella per il terzo posto che invece agli europei, manifestazione tanto tanto minore rispetto a questa, l'ultima volta della finale per il terzo posto fu in Italia nel 1980, quarantasei anni fa. Permane sì, ma è quantomeno un Superbowl decisamente più piccolo, tanto per continuare ad usare la versione-Infantino.
La fase finale dei campionati europei del 1980 fu a otto squadre, in Italia. Non erano previste le semifinali: le vincitrici dei due gironi andarono direttamente alla finale per il titolo, le seconde alla "finalina"; eliminate le altre quattro, due più due. Due gironi da quattro squadre con gli azzurri che nel loro finirono a pari punti col Belgio, ma secondi. Quattro punti per entrambe le nazionali, per la vittoria si assegnavano allora due punti e adesso tre: pari anche la differenza reti (zero a zero il confronto diretto), ma i belgi segnarono in tutto un gol in più, decisivo. Finale per il titolo europeo a Roma, Stadio olimpico, fra Belgio e Germania Ovest; finale per il terzo posto a Napoli, al San Paolo, che alla sua morte si sarebbe chiamato Diego Armando Maradona. Dell'un tempo soprannominato "pibe-de-oro" tornerò ad occuparmi più sotto...
Italia-Cecoslovacchia, la sfida per il terzo posto. Già nei nomi di due delle quattro finaliste si capisce che ... era un altro mondo, anzi un'altra Europa! A Roma vinsero il titolo i tedeschi (ovest), doppietta di Horst Hrubesch, prima di destro da fuori, poi il per lui immancabile colpo di testa: due a uno, ad un paio di minuti dalla fine e allora le partite duravano novanta minuti, adesso cento e più. Il Belgio aveva segnato la rete che non bastò, quella del pareggio temporaneo, su rigore con René van der Eicken che l'anno dopo sarebbe arrivato al Genoa e vi rimase per un paio di campionati di serie A.
Movimentata allora la finale per il terzo posto, oggi ritenuta inutile, agli europei quantomeno: dopo novanta minuti uno a uno fra Italia e Cecoslovacchia (Cechia + Slovacchia, unica nazione, anzi unico Stato fino a San Silvestro 1992). A segnare per l'Italia Francesco Graziani. Sì, "Ciccio", ovviamente: anche adesso che bazzica in televisione pochissimi lo ricordano col nome sulla carta d'identità. Era la rete dell'uno a uno, a pareggiare quella dello slovacco Ladislav Jurkemik. Niente tempi supplementari, si andò direttamente ai rigori e avanti dritto finché Fulvio Collovati non sbagliò il suo, il diciottesimo. Qualcuno dice, ancor oggi, che il pallone, rallentato dal portiere che poi lo riprese, aveva superato completamente la linea; cosa non vera per un paio centimetri, direbbe oggi la cosiddetta "goal-line-technology", facile da tradurre con tecnologia della linea di porta... Italia allora al quarto posto, insomma.
Ma eccoci, come in un flash-forward cinematografico (il contrario di flash-back), alle semifinali di questi mondiali 2026. Che mai nel 1980 qualcuno si sarebbe aspettato che l'Italia sarebbe rimasta fuori per tre edizioni consecutive dalla fase finale, quest'ultima - sì questa coi famosi 104 Superbowl - addirittura con quarantotto squadre e, sempre addirittura, con Capo Verde e Curaçao invece presenti.
Le semifinali.
- Francia-Spagna, ad Arlington nell'area metropolitana di Dallas, in Texas; scontro classico fra due grandi europee del calcio mondiale. Un po' meno classica di altre sfide, con la Francia, un tempo lì si prediligeva decisamente il rugby, arrivata al massimo livello un po' più tardi rispetto ad altre nazioni europee.
- Inghilterra-Argentina ad Atlanta, in Georgia, nell'area dove trent'anni fa sorgeva lo Stadio del Centenario (il Centennial Olympic Stadium) poi dismesso il giorno dopo la fine di quell'edizione dei Giochi paralimpici che i più dissero, assieme a quella olimpica "un'edizione sottratta con scasso" alla Grecia allo scadere del secolo dei Giochi dell'Era moderna.
Ma a voler ricordare, fra le due semifinali Inghilterra-Argentina è decisamente più ... emozionale. Quella di quarant'anni fa vedeva i due Paesi nemici, fra loro ancora un po' sì. Per gli inglesi per la rivalità in toto occorrerebbe sommare anche Galles, Scozia ed Irlanda del nord, per comporre tutto lo Stato, Regno Unito di Gran Bretagna e - appunto - Irlanda del nord. A fine maggio 1986, arrivarono i mondiali del Messico, i secondi nel Paese dopo quelli del 1970 (prima volta di una seconda volta della stessa nazione) ad anticipare questi coi 104 Superbowl organizzati assieme a Stati Uniti e Canada. Tuttavia son solo gli americani ad ospitare l'ultima parte della fase finale.
All'epoca, a tre anni dall'evento (nel 1983), il Messico sostituì in corsa la Colombia che, nei cambi di presidenza politica, non volle più organizzare la manifestazione, dall'edizione precedente nella sua fase finale aperta a ventiquattro squadre. E allora, Mexico Ochenta y Seis: el mondo unido por un balòn, diceva lo slogan. Non proprio veritiero: due delle 24 erano addirittura in relazioni difficili da ... post-guerra. Sì, la guerra del 1982, quella delle Falkland per il Regno Unito, prima ministra allora Margaret Thatcher; la guerra delle Malvinas, per l'Argentina che aveva avuto come presidente Leopoldo Galtieri. Generale, i nonni immigrati lì dalla Calabria, autoproclamatosi quattro anni prima della guerra col Regno Unito presidente a vita.
Erano territorio britannico di Oltremare le isole Falkland. O Malvinas, a seconda dei ... punti di vista e l'Argentina le rivendicava. E' Galtieri a ordinare l'occupazione dei due arcipelaghi; il Regno Unito si organizza e dopo due mesi e mezzo respinge e sconfigge gli argentini, soprattutto con battaglie via-mare. La guerra si concluderà a metà giugno '82, il giorno prima del Mundiàl de España dove l'Italia eliminerà l'Argentina e andrà poi a vincere il suo terzo dei quattro titoli mondiali.
Quattro anni dopo, nel 1986 conclusa la fase a gironi, le squadre in lite della guerra per le Falkland sono ancora in lizza. A scrivere il vero Scozia ed Irlanda del nord sono state eliminate nella fase a gironi. L'Italia di Enzo Bearzot, al suo ultimo valzer mondiale, viene invece eliminata negli ottavi di finale dalla Francia di Michel Platini (due a zero). Ai quarti di finale, allo Stadio Azteca di Città del Messico, quello dei Giochi olimpici del '68 e dei mondiali del '70, Inghilterra ed Argentina di fronte. Clima di nazionalismo alimentato più dagli argentini: quattro anni prima han sì perso il conflitto, ma anche - cosa per loro decisamente meno grave - la presidenza a vita del generale Galtieri.
L'Argentina ha in campo uno squadrone (vinceranno il mondiale, finale ai supplementari con la Germania, ancora ovest), ma soprattutto ha un grande fenomeno, Diego appunto: l'albiceleste, com'è chiamata la nazionale per via dei colori bianco e azzurro della maglia, controlla e mantiene un possesso di palla insistito, ma anche senza grande successo. Gli inglesi si difendono bene e, apparentemente, senza troppa fatica. All'Azteca ci sono più di 115mila spettatori, tenendo conto anche dei non paganti, stampa, dirigenti e addetti ai lavori. Cinque minuti dopo l'inizio del secondo tempo piccolo errore in difesa degli inglesi, ma - poco male - c'è Peter Shilton (è già il sesto minuto della ripresa) che sta per andare a fermare il pallone in presa alta su Diego Armando che s'era fiondato sulla palla. Fra i due c'è un'abbondante spanna di differenza di statura a favore del forte portiere inglese. Che però viene sorpreso: Maradona aggiunge alla sua statura la lunghezza del suo pugno sinistro sopra al suo capo, colpo di testa-pugno (più il secondo che la prima) e Shilton è battuto.
Ma tutti pensano al gol annullato, proteste nemmeno esagerate degli inglesi che già son convinti che la rete sarà invalidata. E fanno male, gli inglesi, a protestar tiepido: l'arbitro tunisino non s'è accorto del fallo di mano. Se ne sono accorti gli argentini, compagni di Diego che li striglia invitandoli a festeggiare molto di più, in modo tale che la cosa sia decisamente più credibile e che l'arbitro possa essere tratto in inganno. Furono ammissioni sue del dopo-mondiale. Inglesi furibondi, ma niente da fare: per Ali bin Nasser, l'arbitro tunisino, il gol è valido. Oggi il giudizio sarebbe stato cambiato in pochi secondi dalla possiibltà della "video-review" (il controllo-video, al "var"). A fine-partita Maradona avrebbe rincarato la dose con la "bestemmia del secolo": 'il gol è stato segnato - disse - dalla '"mano de dios"!'. Facendo capire che non si sentiva assolutamente in colpa, perché quel fallo di mano in realtà aveva punito gli inglesi rei di essere gli invasori del territorio argentino, delle 'Malvinas' appunto... E sì che dalla guerra, mai dimenticata, era passato un quadriennio!
Quattro minuti più tardi, l'Inghilterra sta organizzando il tentativo di reazione per provare a pareggiare e ... si scopre: ne profitta ancora Diego Armando per dribblare mezza squadra avversaria, saltare stavolta regolarmente il portiere Peter Shilton e segnare il gol del due a zero. Più avanti la rete del "pibe" sarà considerata il gol del secolo fra tutti quelli segnati nelle varie fasi finali dei mondiali di calcio. A nove-dieci minuti dalla fine, per l'Inghilterra, il gol di Gary Lineker che darà loro solo flèbile consolazione agli inglesi. A maggior ragione flèbile se sommata al gol-bestemmia di Maradona. A contrastare il giudizio sulla scelta del "gol del secolo", scelta caduta sul due a zero di Maradona, ancor oggi, uno sparuto numero di osservatori che ritiene che la seconda segnatura del fenomeno argentino sia stata una specie di gol-fantasma: mai ci sarebbe stata se l'uno a zero fosse stato correttamente annullato.
In quel caso la squadra inglese, allenata da Bobby Robson, mai si sarebbe scoperta in quella maniera imprudente per cercare un rapido pareggio: sono i famosi 'se' e 'ma' che di storia ne scrivon poca!












