''Sarò Franco'' / Marco Pantani, l'inchiesta sulla camorra, gli anni del doping nel ciclismo e quell'accusa forte: ''L'avete lasciato solo''

Appassionano, avvincono! Ecco: ci son storie così, pur non essendo sempre avvincenti, appassionanti. La storia della vita di Marco Pantani è stata (ed è) proprio così, avvincente, appassionante. E' andata avanti, oltre la sua vita, molto oltre.
Avvincente lo è stata, appassionante anche. Non sempre. Adesso arriva un capitolo che fa capire che il libro, sulla vicenda ce n'è stato più d'uno, sta avvicinandosi alla post-fazione. Forse, perché c'è la richiesta dell'accusa di archiviare (QUI LA NOTIZIA), ma chi giudica potrebbe fare diversamente..
I fatti di questa parte della storia, per più d'uno misfatti, sono del 1999 - un paio di numeri prima rispetto al film-capolavoro di Stanley Kubrick, "2001 - il titolo di quel film - Odissea nello spazio". C'era anche "Spazio 1999", fantascienza anni Settanta quando le serie-tv si chiamavano telefilm. E allora 'spazio al '99', inteso come anno. A Madonna di Campiglio, il 5 giugno alla vigilia della penultima tappa del Giro d'Italia, il numero 82 partito il 15 maggio dall'altro capo del Paese, Agrigento (QUI IL RACCONTO).
Quasi tremilatrecento chilometri dopo Marco Pantani perfeziona il suo dominio di quell'edizione e vince, il pomeriggio precedente, la terzultima tappa, tutta in Trentino, da Predazzo in val di Fiemme, a Campiglio. Non vince, stravince: chiave di lettura questa che offre e offrirà strumenti, "mah, troppo forte: volevano fermarlo!", a chi voglia cavalcare la tesi del complotto. Oppure anche "quella vittoria avrebbe danneggiato chi allestiva scommesse sportive non lecite". Indaga da subito un magistrato trentino con la passione per il ciclismo, passione che porta anche alla conoscenza dei retropensieri di allora di quel mondo. Passione e pratica di quel pubblico ministero, che non si limita a contemplar da fuori il mondo della bicicletta. Uno che quando può in sella ci sale, per suo diporto.
La fredda notizia di quei giorni quasi estivi riporta di un 'simil-controllo' antidoping, spiegherò perché "simil" quel controllo. Inchiodò il ciclista di Cesenatico ad un livello eccessivo di ematocrito rispetto ai canoni 'regolamentari' che ci si era prefissati. Quel superamento del limite fa ritenere Pantani sospetto di essere colpevole di uso di "epo", l'eritropoietina sintetica che, soprattutto all'epoca (adesso è facile da scovare), era introvabile. Per immaginare di scovarla si ricorre ad artifizi, nel ciclismo ed in altri sport di resistenza il livello di ematocrito, nello sci di fondo ed in altri sport il livello dell'emoglobina. Che poi i sistemi son quasi "sinonimi": gli esperti dicono che se moltiplichi per tre (circa) il livello dell'una ti porterebbe quasi al livello dell'altro, l'ematocrito appunto. Ecco perché "simil" controllo antidoping: all'epoca si era impotenti nel pescare l'epo, ma si sapeva che quella era il carburante più sostanzioso per andare forte (in modo truffaldino) negli sport di resistenza: se il tuo ematocrito (od emoglobina) superava e supera una certa cifra è (quasi) scontato che tu ti sia 'bombato'! E farisaicamente non ti punisco, ma ti fermo per qualche giorno, bada ben, "a tutela della tua salute".
Fermare Marco Pantani allora, anche se solo per qualche giorno e a tutela della sua salute, significava sostanzialmente fargli perdere un Giro da lui dominato. A latere, la cronaca sportiva segnala che quel Giro lo vinse il bergamasco Ivan Gotti, come due anni prima, ma questo non gli diede lo stesso grande lustro e per l'esercito dei tifosi di Marco Pantani gli resterà appiccicata la "nomèa", non proprio gloriosa, di colui che vinse profittando della altrui vicenda-doping. Per completezza, come capitò a tantissimi altri grandi dell'epoca, Gotti rimarrà a sua volta invischiato in vicende-doping.
A noi, Marco Pantani: chi era a quell'epoca? E chi e cosa sarebbe poi diventato o potuto diventare? E la richiesta di archiviazione dell'inchiesta ne fa espressa menzione. "L'elefantino", veniva bonariamente chiamato anche così allora. Chissà se oggi lo si rifarebbe? Il nomignolo per via di quei padiglioni auricolari definiti "a sventola", allora, che il ciclista romagnolo avrebbe fatto correggere con intervento tre anni dopo. L'anno precedente fu il salvatore assoluto del ciclismo: vinse il Giro d'Italia. Lo completò ovviamente in maglia rosa; la sua, della squadra, sarebbe stata gialla: in un'unica persona i due colori-simbolo dei giri a tappe del ciclismo. Al Tour ci andò con maglia di colore diverso dal giallo della Mercatone Uno: il regolamento del "Giro ciclistico di Francia" imponeva ed impone una soluzione cromatica che non si confonda col simbolo del primato.
In un'edizione della corsa dalle tante 'importanti' squalifiche-doping, Marco Pantani ed il suo modo spettacolare e spregiudicato di correre e vincere diede al Tour quel "certo non so che" che in realtà 'so certamente che': si chiama 'charme', fascino. Insomma, permise di 'offuscare' le brutte vicende-doping altrui con le meravigliose vicende sportive proprie. Già fare l'accoppiata Giro-Tour era e rimane un'impresa, vincerlo con quello stile in bicicletta quando arrivava la salita, qualunque salita, assieme a quella carica e tutto il resto, copriva magagne. I detrattori allora bisbigliavano, poi avrebbero asserito, che a Pantani sarebbe stato concesso, forse, qualche trattamento di favore in materia di controlli. "Vuoi che squalifichino anche lui - dicevano sempre loro, i detrattori - sarebbe la fine del ciclismo!"... Che la rischiò anche qualche anno dopo quando si scoprirono le malefatte sportive dell'americano Lance Armstrong, ampiamente 'assistito' da un medico emiliano e poi 'coperto' anche dal 'sistema': sette Tour-de-France consecutivi vinti cancellati come si faceva un tempo con lo straccio alla lavagna.
Oggi nell'Albo d'Oro delle centododici edizioni del Tour ci sono tre "buchi": quattro anni per la prima guerra mondiale, sette per la seconda, altrettanti per la guerra al doping, mancata però... Con una differenza sostanziale: fra il '99 ed il 2005 la-corsa-si-corse: tant'è che la storia e la statistica riportano sul podio i nomi del secondo e del terzo, ma non del vincitore. La cosiddetta fine-del-ciclismo non ci fu nemmeno allora e non ci sarebbe stata nemmeno l'anno prima delle sette vittorie consecutive di Armstrong, appunto nel '98 con la vittoria di Pantani. Quando venne alla luce lo scandalo-Armstrong e anche a seguito di altre positività-doping le televisioni pubbliche tedesche smisero di occuparsi di Tour.
Addirittura in un'edizione, dopo un altro caso-doping, lo fecero - smettere di raccontare la corsa - alla decima tappa: avendo contratti firmati e spazi in palinsesto già previsti si limitarono a raccontare il Tour ma solo per l'aspetto punitivo e deteriore della corsa ... I più severi nel giudicare il doping nel ciclismo invitavano anche altre televisioni a farlo: nessuno seguì l'esempio tedesco. Oggi, toccando ferro ovviamente, ed i milioni di appassionati di ciclismo lo stanno facendo, capita di pensare - anche ai più accesi detrattori - che il peggio sia decisamente passato e che l'antidoping sia riuscito (quasi) a raggiungere i fuggitivi, quelli dei sistemi truffaldini. Tutto questo al netto di un gruppetto di dominatori assoluti di questo sport, uno in particolare che sempre più spesso parte da solo a chilometri dal traguardo e al traguardo lo rivedi, che già lo stanno premiando.
Ma la Pantani-Story cominciò più di un quarto di secolo fa e non so se affascini ancora così tanto, come quel libro di cui sembra si sia arrivati a ridosso della post-fazione... Certo è che il declino personale di Marco Pantani, in parte anche quello sportivo, cominciò proprio da Madonna di Campiglio. Fino a quel giorno triste e tragico. San Valentino del 2004: nel giorno dedicato agli affetti più profondi, magari da rendere ancor più espliciti con un mazzo di fiori, Pantani moriva; ne scoprirono il corpo la sera, in un residence di Rimini chiamato "Le Rose", triste riferimento floreale in una giornata-serata per lui senza amore... Sullo sfondo vicende di droga e poi ovviamente istruttorie, inchieste, tribunali. E tristezza ovunque, tanta! Anche voglia di saperne di più, anche per la magistratura ovviamente, con inchieste varie ed eventuali: per taluno - a distanza di anni - anche qualcuna di troppo.
Eeee, "sarò franco": difficile immaginare che questa sarà l'ultima! Ma intanto, per questa della Procura di Trento aperta nel 2024 per valutare ipotesi di scommesse clandestine sotto il controllo della camorra, c'è "richiesta di archiviazione". Ma anche giudizio ed accuse taglienti, non necessariamente reati: in sostanza ... Quando si parla di Marco per la cui breve vita e soprattutto per la morte le sostanze hanno inciso troppo, 'in sostanza' sarebbe locuzione da evitare... Non lo faccio: 'in sostanza' dalla Procura c'è un'accusa forte alle istituzioni e alla società, la sua società ma si potrebbe anche dire la società in genere: "L'avete lasciato solo, anziché assisterlo! Così un uomo sensibile come lui divenne ancor più fragile e, alfine, indifeso".












