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Campiglio, 5 giugno 1999: Pantani, in maglia rosa, estromesso dal Giro per l'ematocrito al 52%. La vicenda è ancora avvolta nel mistero, ecco quello che si sa fino a oggi

La sera precedente al controllo ufficiale, il "Pirata" si sottopose ad un test e il valore era ampiamente nei limiti previsti (48%) e, anche nel pomeriggio successivo all'estromissione dalla corsa rosa, si recò presso un centro autorizzato Uci e l'analisi del sangue diede identico responso. Cosa accadde realmente quella mattina a Madonna di Campiglio? Di sicuro da quel momento non fu più lui e cinque anni dopo scomparve a Rimini. E anche attorno alla sua morte non è mai stata fatta chiarezza

Marco Pantani davanti all'Hotel Touring attorniato da forze dell'ordine e giornalisti dopo l'estromissione dal Giro d'Italia
Di Da.Lo. - 05 giugno 2021 - 20:21

TRENTO. Il 5 giugno 1999 è una data che tutti gli appassionati delle due ruote ricordano, ricorderanno e tramanderanno ai posteri. Quel giorno, all'Hotel Touring di Madonna di Campiglio, si chiude la carriera sportiva di uno dei ciclisti più amati di sempre. A poche ore dal via della 21esima tappa, la penultima di quell'edizione della corsa rosa, Marco Pantani venne estromesso dalla manifestazione: i controlli effettuati dai medici dell'Uci riscontrarono un tasso d'ematocrito del 52%, superiore al limite massimo consentito (50% con una tolleranza anche dell'1%): il "Pirata" fu fermato, la sua squadra - la Mercatone Uno - Bianchi, si ritirò in blocco dalla corsa per protesta e Paolo Savoldelli, secondo in classifica generale, si rifiutò d'indossare la maglia rosa.

 

Sì, perché Pantani, che il Giro d'Italia l'aveva già vinto nel 1998, realizzando una straordinaria "doppietta" con il Tour de France, era il leader incontrastato della corsa. Il giorno precedente aveva stravinto la tappa che da Predazzo aveva condotto i "girini" a Madonna di Campiglio, staccando nettamente tutti i diretti rivali. "Pantadattilo", come era stato ribattezzato lo scalatore di Cesenatico dall'immenso Gianni Mura, era primo con 5"38 su Savoldelli e 6"12 su Gotti: il distacco era pressoché incolmabile e, tra l'altro, la tappa prevedeva la partenza da Campiglio con arrivo in salita all'Aprica. Insomma, quasi sicuramente il "Panta" avrebbe attaccato ancora e quando la strada saliva non ce n'era per nessuno.

 

Non ci fu, però, alcun attacco, il Giro non si concluse come tutti si aspettavano e, da quel momento, la vita e la carriera di Marco Pantani non furono più le stesse. E lo condussero ad una tragica fine: il 14 febbraio di cinque anni dopo, il fuoriclasse di Cesenatico fu trovato senza vita in una stanza del Residence "Le Rose" di Rimini e sulla sua morte, ancora oggi, a diciassette anni di distanza, i misteri sono decisamente superiori alle certezze, come evidenziato dal lunghissimo speciale realizzato da "Le Iene" e dedicato alla morte del "Pirata".

 

Tutti coloro i quali ventidue anni fa si trovavano a Madonna di Campiglio come inviati delle testate nazionali e locali al seguito del del Giro d'Italia raccontano di un clima strano, particolare sin dalla sera prima. Grande presenza di forze dell'ordine e una certezza: all'indomani i medici dell'Uci avrebbero controllato gli atleti, effettuando il terzo e ultimo dei test antidoping obbligatori. I compagni di squadra, i massaggiatori e tutto lo staff della Mercatone Uno-Bianchi raccontano che la sera del 4 giugno 1999 Pantani si misurò l'ematocrito con una centrifuga, uno strumento che veniva utilizzato da tutti ciclisti per controllare che il livello dell'ematocrito (la percentuale di globuli rossi nel sangue) fosse conforme ai regolamenti. E tutti, tutt'ora, confermano che quello di Pantani era sotto la soglia massima del 52%. 48% per la precisione e identico valore venne registrato successivamente all'estromissione dal Giro d'Italia, perché nel pomeriggio del 5 giugno, lo scalatore si sottopose ad un altro prelievo ad Imola (presso un Centro autorizzato Uci), che certificò ancora 48%.

 

Chi non ricorda le brevi dichiarazioni di un affranto Pantani all'uscita dall'Hotel Touring, attorniato da tantissimi carabinieri (chiamati dai proprietari: al momento della diffusione dei valori dell'ematocrito si scatenò una gran confusione, con il titolare del Touring che si affannò a chiudere tutte le porte) e da un numero imprecisato di cronisti, ammassati praticamente uno sull'altro.

"Io sono stato controllato già due volte - queste furono le parole del "Pirata" - avevo già la maglia rosa, avevo 46 d'ematocrito. Oggi mi sveglio con una sorpresa. Credo che c'è qualcosa di strano e devo dire che ripartire questa volta... Sono ripartito dopo dei grossi incidenti, ma moralmente questa volta credo che abbiamo toccato il fondo e in questo momento vorrei solamente un po' di rispetto e un saluto ai tifosi e mi dispiace solo per il ciclismo che ancora una volta esce in un modo..."

Le sue dichiarazioni si chiusero così, con Pantani che venne scortato dalle forze dell'ordine sino all'auto e i giornalisti, una vera e propria fiumana, che urlavano le loro domande.

 

Cosa era successo in quella mattina che sconvolse il ciclismo mondiale e la vita di uno dei più forti protagonisti delle due ruote della storia moderna di questo sport? Va detto che l'atmosfera era strada sin dalla sera prima, con Pantani per nulla sereno, nonostante avesse appena conquistato la quarta vittoria di tappa in quell'edizione e fosse ad un passo dal vincere il suo secondo Giro consecutivo. Mangiò "staccato" dal resto della squadra assieme a Candido Cannavò, consumando solamente riso con il volto "lungo" e, prima del pasto, aveva anche risposto in maniera "fredda" ai complimenti di Felice Gimondi, assolutamente entusiasta di fronte all'ennesima impresa del grimpeur di Cesenatico.

 

Il mattino del 5 giugno i medici dell'Uci raggiunsero il Touring alle 6.30, chiedendo ai proprietari il numero di stanza sia di Pantani (la 27 al secondo piano, una doppia ad uso singola e senza balcone, per evitare qualsiasi complicazione con i tifosi) che di Savoldelli, visto che le due squadre - la Mercatone Uno-Bianchi e la Saeco - alloggiavano entrambe in quella struttura, dove si mangiava benissimo. Ma non effettuarono i controlli, che avvennero un'ora e mezza più tardi: i medici tornarono al Touring, infatti, alle 8, in ritardo sulla tabella di marcia e, dunque, Pantani avrebbe potuto fare colazione e il controllo non ci sarebbe stato per una sorta di "negligenza" da parte degli incaricati senza alcuna responsabilità per l'atleta e il team. Il "Pirata", però, attese il controllo e si sottopose al prelievo. Alle 10.10 la notizia che nessuno si aspettava, in primis lo stesso Pantani che, una volta venuto a conoscenza del risultato, urlò "Cosa mi avete fatto? Cosa mi avete fatto?" e, preda dalla rabbia, spaccò anche il vetro di una finestra con un pugno, procurandosi un taglio.

 

Secondo Andrea Agostini, all'epoca addetto stampa della Mercatone Uno, Pantani effettuò due controlli prima e dopo quello ufficiale di Madonna di Campiglo: il venerdì sera (in autonomia, come era ormai prassi consolidata al tempo tra i corridori) e il sabato pomeriggio ad Imola e, a posteriori, alcuni membri dell'entourage del fuoriclasse romagnolo raccontarono che, già la sera prima in albergo, circolava voce che il futuro vincitore del Giro non sarebbe partito l'indomani alla volta dell'Aprica.

E, allora, cosa successe quel giorno a Campiglio? Si sono fatte mille ipotesi, una delle quali porta addirittura al mondo delle scommesse clandestine, senza però riscontri oggettivi e definitivi. Di sicuro vi è che tutto quello che è accaduto quel giorno è ancora avvolto nel mistero, visti anche i tantissimi "no comment" da parte di tanti diretti interessati.

 

Di altrettanto certo vi è che, da quel giorno, Marco Pantani non fu più quello di prima. Solamente nel Tour del 2000 regalò ancora emozioni ai propri tantissimi tifosi, riuscendo anche a staccare Lance Armstrong nella tappa di Courchevel, ma poi dovette ritirarsi dalla Gran Boucle durante il "tappone" alpino con traguardo situato a Morzine. E, all'epoca, c'è chi disse che l'addio del "Pirata" fu una scelta strategica per evitare il controllo antidoping del giorno successivo, ma in realtà furono tantissimi gli uomini di classifica a pagare dazio, a causa dell'enormi energie spese per andare a ricucire lo strappo tra il romagnolo e il gruppo. Armstrong stesso arrivò al traguardo stanchissimo e con oltre due minuti (un'enormità per lui) dal vincitore Richard Virenque.

 

Pantani, che aveva provato a curarsi dalla depressione e la dipendenza da alcool e sostanze stupefacenti ricorrendo anche a dei periodi di ricovero in cliniche specializzate, morì nel giorno di San Valentino del 2004 a Rimini. L'autopsia rivelò che la morte era avvenuta fra le 11:30 e le 12:30, causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente ad un'overdose di cocaina e, secondo una perizia effettuata in seguito, anche da psicofarmaci. Lo speciale de "Le Iene", però, ha messo in luce tanti, tantissimi punti oscuri in sede d'indagine. Anzi, troppi per dichiarare chiuso un caso che ha sconvolto il mondo dello sport in generale e, tutt'oggi, senza risposta.

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