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Addio Paolo Vallorz artista unico e generoso: dedichiamogli una permanente al Mart o in Val di Sole

L'artista (morto lunedì mattina a Parigi) ha conquistato un posto d'eccellenza negli ateliers parigini. Dalle esperienze con Luciano Zanoni e Albino Rossi alla mostra al Mart, dagli apprezzamenti di Sgarbi alla mancata (giustamente) "permanente" alle Albere. Il ricordo di un uomo che con la sua arte rimarrà per sempre
Paolo Vallorz ritratto da Adriano Dalpez
DAL BLOG
Di Franco Panizza - 28 novembre 2017

Segretario politico del Patt e Senatore nella XVII legislatura 

Con la morte di Paolo Vallorz scompare un grande artista, che si è guadagnato un posto importante nel panorama della cultura internazionale. Un figlio della Val di Sole, alla quale fu legato per la vita intera e che fu per lui fonte inesauribile di ispirazione. Ma anche un figlio del Trentino, che deve essergli grato per aver veicolato sulla platea europea e mondiale un'immagine vera, genuina, plastica e profondamente legata alla Natura di cui siamo i depositari.

 

Era un grande artista in tutti i sensi, Vallorz. Aveva è vero, un carattere schivo – e io lo posso ben dire, avendo avuto il piacere di frequentarlo in più di un'occasione – che per taluni poteva anche sembrare scontroso e che invece raccontava di un'ispirazione artistica totalizzante, introversa, trattenuta nel silenzio delle proprie riflessioni. Parlava più volentieri attraverso i suoi quadri, Paolo Vallorz, e lo faceva con quel rigore e quel riserbo che è tipico della gente nata tra le montagne.

Carattere schivo e solitario, è vero, ma quanto mai generoso! Una generosità, la sua, che non poteva esprimersi che nel mondo dell'arte e degli artisti della sua terra.

 

Avendo conquistato un posto di eccellenza negli ateliers parigini, Vallorz chiamò a sé le migliori figure dell'arte della sua valle e della sua terra: come ad esempio l'amico solandro Luciano Zanoni, che invitò a Parigi in più d'una occasione a presentare i suoi ferri battuti e lavorati con la dolcezza e leggerezza che solo l'arte vera sa regalare; oppure come il pittore Albino Rossi, intrinsecamente legato alla natura dei suoi monti in mezzo ai quali è nato ed è cresciuto. Una generosità, quella di Vallorz, che si tramutò ben presto in un riconoscimento dato alla sua terra di origine, il Trentino, alla quale – tramite il Mart di Rovereto – fece dono in due tempi di un centinaio di sue tele. E lo sa bene il sottoscritto che, al tempo, da assessore provinciale alla cultura, prese i contatti con Paolo Vallorz, e concordò, assieme a Gabriella Belli, sia la cessione delle ultime tele che l’organizzazione di una sua grande personale al Mart, che ci portò anche a coinvolgere, oltre a Jean Clair, anche Vittorio Sgarbi, che lo apprezzò da subito.

 

Grande estimatore degli artisti contemporanei che privilegiano l'interpretazione diretta delle loro opere, senza mediazioni operate da storici e critici, senza spesso l'alibi di installazioni fumose o poco comprensibili, Sgarbi rimase colpito dalle forme decise e dai colori vigorosi e al tempo stesso trasparenti di cui erano permeate le tele del grande solandro e contribuì a far conoscere Vallorz anche al grande pubblico televisivo. E, secondo me, giusta fu la scelta del Mart di quegli anni a non assecondare il desiderio di Vallorz che voleva i suoi quadri contenuti ed esposti in una sezione stabile del Palazzo delle Albere. Si preferì invece – con l'artista ancora in vita e operante – farli circolare per il Trentino, e anche oltre, per diffondere con fortunate e seguitissime mostre temporanee, ad esempio a Sanzeno assieme a Luciano e Ivan Zanoni o a Maso Spilzi sugli Altipiani Cimbri o a Caldes, la poetica e l'etica di un vero artista, moltiplicandone le emozioni e accrescendone l'importanza.

 

Paolo Vallorz era amante delle sue montagne e spesso si soffermava a parlare della forza, della tenacia, quasi della testardaggine degli alberi, che malgrado tutto con le loro radici rimangono aggrappati a quella terra fonte di vita. Oggi la vita di Vallorz si è dissolta nell'aria della sua Val di Sole e anche gli alberi piangono la sua memoria. Per noi, invece, è giunto il tempo di dare stabilità e visibilità alla collezione di opere significative che ha regalato al Trentino e che raccontano, documentano e segnano la storia della sua arte.

 

È arrivato insomma il tempo di pensare seriamente a una esposizione permanente – magari all'interno dello stesso Mart, oppure addirittura direttamente e significativamente nella sua Val di Sole – che sia essa stessa da sola fermento e lievito per nuovi giovani artisti. Sarà un modo per dare continuità, anche dopo la morte, a quel suo desiderio così generoso di coinvolgere, aiutare e valorizzare altri uomini di cultura e di arte provenienti da quelle stesse montagne che furono la sua "culla", per farli conoscere all'immenso palcoscenico europeo che già ha goduto per decenni della sua poetica.

 

Quando muore un vero artista, le ricchezze, le testimonianze e le memorie che lui ci lascia sono così numerose ed importanti, che il vuoto diventa meno evidente e il dolore si tramuta spesso in voglia positiva di fare e desiderio di continuare quel che lui ha cominciato. È questo il modo per essere veramente "eterni" e per fare in modo che la sua comunità, e soprattutto coloro che si stanno avvicinando o stanno crescendo nel mondo dell’arte, non facciano mai veramente morire la sua eredità.

 

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