All'ospedale di Tione arriva la Reliquia di San Camillo de Lellis: la sanità trentina è talmente in difficoltà che ha bisogno di votarsi ai santi?

Giacomini Alessandro, ha sostenuto, sotto ogni forma, l'indipendenza del pensiero e delle azioni sia dell'uomo sia dello stato nei confronti di qualsiasi chiesa o fede religiosa. Attualmente collabora con MicroMega.
Oggi l’ospedale pubblico di Tione avrà l’onore di accogliere la Reliquia di San Camillo de Lellis, Patrono dei malati, degli ospedali, degli infermieri e della sanità militare. Sr. Margherita che da qualche tempo cura il Servizio di Assistenza nell’ospedale di Tione ha coordinato questo evento che avrà il seguente programma: alle ore 15:30 la reliquia di San Camillo sarà accolta in ospedale dall’entrata principale, alle 16:00 si terrà un momento di preghiera con una riflessione di Frate Carlo Mangione.
Infine alle ore 18:00 ci sarà la visita nelle corsie dell’ospedale con la Reliquia riservata ai malati.
Con questo comunicato stampa la sanità pubblica trentina si specializza in una innovativa terapia: votarsi alle reliquie del santo, in questo caso San Camillo nella speranza, forse, che sia lui a guarire i malati e alleggerire il sistema sanitario sempre più in affanno.
Il problema non è la fede in sé, ma il modo e il luogo in cui la si manifesta. In una società pluralista e secolarizzata, è importante garantire il rispetto per tutte le sensibilità, comprese quelle religiose e non, ma è anche difendere con chiarezza i confini tra fede e istituzioni pubbliche. Le reliquie possono rappresentare un conforto per chi crede, ma non dovrebbero occupare uno spazio ufficiale nelle strutture pubbliche, specialmente quando rischiano di oscurare il valore della medicina basata sull’evidenza scientifica.
Apprendiamo con una certa perplessità che la reliquia di San Camillo sarà portata all’interno di un ospedale pubblico del Trentino, attraversando le corsie e sostando presso i pazienti. Pur comprendendo il valore spirituale che una simile iniziativa può avere per alcuni credenti, non possiamo non esprimere il nostro disagio di fronte a quella che consideriamo una scelta anacronistica e poco rispettosa della laicità delle istituzioni pubbliche. Un ospedale è, e dovrebbe rimanere, uno spazio neutrale, dove ogni persona, a prescindere dalle sue convinzioni religiose, si affida alla competenza dei medici e alla scienza per essere curata.
L’introduzione di una reliquia in un contesto di cura rischia di trasmettere un messaggio ambiguo: che sia più efficace invocare un santo che affidarsi alla medicina moderna. Se si vuole venerare una reliquia, lo si faccia in chiesa, non in ospedale. La fede è una dimensione privata, non uno spettacolo da esibire nei luoghi pubblici. Un ospedale non è una navata sacra: è un presidio sanitario, e deve restare tale. Portare un oggetto sacro tra i letti di degenti spesso fragili e vulnerabili non è una semplice manifestazione di fede: è un atto invasivo, che impone un simbolo religioso a chi magari non lo condivide, o a chi, in quel momento, ha bisogno solo di cure, silenzio e rispetto.
Ciò appare tanto più problematico in una fase storica in cui è fondamentale rafforzare la fiducia nelle cure scientifiche e contrastare ogni forma di superstizione o delegittimazione della conoscenza medica. Le convinzioni religiose, se personali e vissute in modo privato o nei luoghi di culto, sono legittime e rispettabili. Ma portare il culto religioso dentro le corsie di un ospedale pubblico è una forzatura che mette in secondo piano la centralità del trattamento sanitario e degli stessi operatori. Continuare a mescolare la sfera religiosa con quella pubblica andando a infilarla anche in un contesto di scienza e medicina è un pericoloso passo indietro, che riporta la sanità all’epoca dei miracoli, a scapito della fiducia nella medicina e nella ricerca scientifica e questo, francamente, non possiamo più permettercelo.












